Auto
03 agosto 2005 | di Redazione Ruoteclassiche

SPORTIVA DI GIORNO BELLA DI NOTTE

Prima degli anni 50 i costruttori di auto da corsa si preoccupavano solo che esse fossero veloci. Agli altri il compito di farle graziose ed eleganti. Fu Pinin Farina a conciliare il veloce col bello, dimostrando che una sportiva di razza poteva anche essere una vettura raffinata, da utilizzare pure nelle serate di gala.

A Pinin Farina non dispiaceva dare a una vettura da competizione un "vestito da passeggio". Così almeno aveva fatto con la "Aurelia B20". Quando si era incontrato con Ferrari ne avevano parlato e si erano trovati d'accordo. La sintesi di quel concetto fu subito evidente, già a partire dal 1952, sulle "212 Inter" e "342 America". Ma si definì con la "250 Europa", che fece il suo esordio a Parigi nel 1953.

Pinin Farina ne allestì 14 esemplari (più uno in versione spider) a dimostrazione di quanto credesse nella via dell'eleganza. Pinin Farina, innovando, aveva di fatto creato la granturismo: auto da corsa e "da passeggio", con cui si poteva andare alla Scala di Milano e alla Mille Miglia, sempre ben figurando. La linea di questo modello sposava alla perfezione la qualità del motore 12 cilindri a V che dai 3 litri del tipo "Europa" saliva ai 4,5 litri della coetanea "375 America".

Dell'esemplare del nostro servizio (telaio 0309EU) si sa solo che Franco Cornacchia, concessionario milanese della Casa, ritirò la vettura alla fine del 1953, pagando in contanti quasi cinque milioni di lire, allora un sacco di soldi. Quella costosa Ferrari rimase pochissimo in vetrina a Milano. Il primo proprietario se la tenne un anno, poi le fece montare un motore sempre di 3 litri, cioè "tipo 103 EU", indicato come "tipo 104" con sigla finale "AL", solitamente riservata alle "375".

Questo comunque è il motore che la vettura aveva nel 1990, al momento del suo recupero in America, dove era giunta nel 1979. Si intervenne sulla meccanica sostituendo i pezzi più malconci, come l'albero motore, i pistoni e i cilindri, e ricondizionando quelli recuperabili. Analogamente furono sostituite anche le parti della carrozzeria più compromesse e la vernice fu ripristinata con quel bel Celeste Betulla opaco della Max Meyer.

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