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28 April 2020 | di Redazione Ruoteclassiche

“Storie Alfa Romeo”, la seconda puntata è dedicata alla mitica 6C 1750

Prosegue l’iniziativa di Alfa Romeo in cui il brand si racconta grazie all’immenso materiale fornito dall’ archivio del Museo di Arese e dal Centro di Documentazione. Un viaggio lungo 110 anni in cui ripercorrere le storie che uniscono auto, aneddoti e imprese straordinarie, celebrando gli uomini che hanno espresso al meglio la genialità italiana.

La seconda puntata di “Storie Alfa Romeo” vede protagonista l’Alfa Romeo 6C 1750, un modello che nei primi anni ’30 conciliava al meglio le due anime dell’Alfa Romeo: un’auto vittoriosa tanto nelle corse quanto nei concorsi d’eleganza. Nel 1930 la 6C 1750 si configura come l’apripista di un approccio progettuale che pone grande attenzione al rapporto peso-potenza e al perfetto bilanciamento delle vetture. Il continuo affinamento tecnico e la costante ricerca per l’innovazione che caratterizzano non rappresentano soltanto il know-how tecnico, ma incarnano l’identità stessa del marchio Alfa Romeo.

Il piano Nivola. Il 13 aprile 1930 Tazio Nuvolari detto “Nivola” e Gian Battista Guidotti (collaudatore Alfa Romeo) sono a bordo di una Alfa Romeo 6C 1750 Gran Sport spider Zagato. Sono le cinque di mattina e i duei piloti corrono a 150 all’ora: in palio c’è la vittoria per una corsa, LA corsa, la Mille Miglia. Un altro grande protagonista del motorismo, Achille Varzi sembra essere il favorito, ma Nuvolari e Guidotti sono in corsa per vincere. I due mettono in atto un piano inquadrabile a metà strada tra il diabolico e il folle: spegnere i fari per cogliere di sorpresa il loro rivale. La 6C Zagato sfreccia da Verona verso Brescia, non lontano dal Lago di Garda. Il piano funziona, Varzi e Canavesi riescono soltanto a sentire il rombo di una vettura identica alla loro, Nuvolari passa e vince la corsa a una media di 100,45 km/h. Per la prima volta viene abbattuto il muro dei 100 km/h di velocità media: l’Alfa Romeo 6C è l’auto più veloce del suo tempo. Il podio vedrà Varzi secondo e terzo Giuseppe Campari. Tutti su Alfa Romeo 6C 1750, come gli altri 8 piloti che seguono. La 6C fa incetta di vittorie nel 1930, con i primi tre piloti classificati alla 24 Ore di Spa (Belgio), e al Tourist Trophy di Belfast (UK).

Virtus in medio. L’Alfa Romeo 6C viene progettata per rispettare due semplici principi, dove essere una “vettura leggera con prestazioni brillanti”. Prima Alfa Romeo sviluppata da Vittorio Jano (a capo dell’ufficio progettazione) doveva esprimere al meglio tutta la raffinatezza tecnica del marchio, ma avere anche un’immagine ammaliante e ricercata. Quella che avrebbe permesso all’Alfa di far breccia anche su nuovi mercati. Contrariamente ad altre marche, Vittorio Jano opta per quello che oggi chiamiamo “downsizing”: motori piccoli con un’elevata potenza specifica. I motori della famiglia 6C infatti si inseriscono nel mezzo, tra le cilindrate da 1 e 2-3 litri. Le prime erano appannaggio delle utilitarie, le seconde introducevano al mercato delle auto di lusso. Con il loro rapporto peso-potenza favorevole i modelli Alfa erano già un passo avanti alla concorrenza, con le 6C Alfa Romeo si poneva definitivamente al vertice per stile e prestazioni.

L’innovazione tecnologica. All’alba della Prima Guerra Mondiale, Merosi stava sviluppando soluzioni tecniche del tutto inedite a quei tempi, ma che successivamente hanno segnato la storia motoristica dell’Alfa Romeo e non solo… I suoi studi trovarono applicazione sulla GP 1914: la vettura prevedeva un motore con due alberi a camme in testa, quattro valvole per cilindro e la doppia accensione. Tutte primizie che andranno a caratterizzare modelli più moderni. Con i modelli 6C si afferma anche la proverbiale tenuta di strada delle Alfa Romeo. Sulla 6C 1900 GT vengono introdotte soluzioni come le sospensioni a ruote indipendenti (poi riprese sulle sorelle maggiori 6C 2300 e 6C 2500) e un nuovo telaio con componenti saldati anziché chiodati che ne aumentavano la rigidità, a tutto vantaggio della maneggevolezza.

La 6C 1750. Roma, gennaio 1929. Al Salone dell’Automobile di Roma viene presentata l’Alfa Romeo 6C 1750. Evoluzione della precedente 1500 con motore 6 cilindri in linea, questo modello porta a pieno sviluppo la famiglia 6C composta da una gamma di motorizzazioni variegata: disponibile in versione monoalbero e bialbero, con e senza compressore volumetrico, aveva potenze comprese tra i 46 cavalli della versione Turismo e i 102 cavalli della Gran Sport “Testa Fissa”, prodotta in pochissimi esemplari. Questo modello speciale si caratterizzava per la testata del motore fusa in blocco col basamento cilindri: ciò consentiva di eliminare le guarnizioni e il rischio di bruciarle… Con soli 840 kg di peso, raggiungeva una velocità massima di 170 km/h. Cifre da capogiro per una vettura stradale dell’epoca.

In pista come in strada. Oltre al propulsore ci sono molti altre finezze tecniche a rendere l'Alfa Romeo 6C 1750 il fiore all’occhiello della produzione automobilistica del periodo. Ad esempio i freni prevedevano un sistema di tipo meccanico, con grandi tamburi comandati da un sistema di rinvii; il telaio in acciaio stampato era estremamente rigido e prevedeva degli assali rinforzati. Per tenere il baricentro più basso ed aumentare la tenuta in curva le balestre erano montate all’esterno del corpo vettura (e non sotto i longheroni); anche il serbatoio venne arretrato favorendo una migliore ripartizione dei pesi sugli assali e maggior carico sulle ruote posteriori. Soluzioni che accomunano le auto da corsa e le stradali. L’eco delle vittorie sportive si ripercuote positivamente sulle vendite: nonstante la grave crisi del ’29, vengono realizzati 2.579 esemplari della 6C 1750. Vendute fino al 1933 le vetture vengono molto apprezzate nel Regno Unito e nel Commonwealth. Un grande successo se consideriamo che l’Alfa Romeo 6C era un modello “d’élite”. In Italia, il suo prezzo era compreso tra le 40 e le 60 mila lire: l’equivalente di sette anni di uno stipendio medio…

L'epoca d'oro dei carrozzieri. Oltre ad una tenica di prim’ordine, la 6C doveva anche essere bella e maliarda. Nello storico stabilimento del Portello solo nel 1933 venne aperto il reparto di carrozzeria che affiancava, senza sostituirla, la produzione di chassis meccanizzati. Questi venivano venduti direttamente a clienti e carrozzieri. La 6C 1750 si prestava così a varie possibilità di allestimento, negli anni ’30 era in gran voga far allestire il telaio nudo dai grandi carrozzieri: maestri della manifattura e dello stile pronti ad esaudire le più estrose (ed esose) richieste di una clientela molto facoltosa ed esigente. Intorno alla straordinaria meccanica Alfa Romeo gli stilisti più illustri realizzano così alcune delle fuoriserie più belle e ammirate dell’epoca, esemplari unici carrozzati per i personaggi più famosi di quegli anni.

La 6C 1750 GS Touring “Flying Star”. Una di queste vetture straordinarie è la speciale Alfa Romeo 6C 1750 GS Touring “Flying Star”, commisionata da Josette Pozzo milionaria e modella, tra le protagoniste assolute degli eventi mondani dell’epoca. La Flying Star venne espressamente realizzata dalla Carrozzeria Touring di Felice Bianchi Anderloni per partecipare (vincere) al Concorso d'Eleganza di Villa d'Este del 1931. La fuoriserie è interamente bianca, compresi sottoscocca, ruote a raggi, volante e selleria, solo il cruscotto è a contrasto, in colore nero. La Carrozzeria Touring sulla Flying Star rivede le proprzioni della 6C 1750: il parabrezza più inclinato, i parafanghi anteriori dal disegno più morbido e quelli posteriori che vanno incrociarsi sotto le porte rimandano allo stile liberty. La Flying Star colpisce nel segno vincendo la “Coppa d’Oro” per l’auto più bella della manifestazione. Per la premiazione Josette Pozzo si presenta al volante della sua fuoriserie sfoggiando un abito bianco perfettamente coordinato.

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