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27 febbraio 2017 | di Alvise-Marco Seno

“Superfast”, le super Ferrari stradali per super clienti

Ferrari ha presentato in questi giorni la 812 Superfast, ultima esponente di una genealogia la cui capostipite può essere individuata nella 365 GTB/4 Daytona del 1969. Il nuovo modello, tuttavia, rispolvera anche un’altisonante denominazione: Superfast fu il termine per contraddistinguere, a partire dalla seconda metà degli anni 50, le fuoriserie di Maranello all’apice per unicità e caratteristiche meccaniche.

Già a metà Anni 50 Ferrari interpreta con maestria e savoir-faire il tema della hyper-car: modello in tiratura molto limitata, con caratteristiche meccaniche molto speciali e, naturalmente, un prezzo molto elevato rispetto a una stessa Gran Turismo sportiva di grande caratura. Una corrente produttiva che in Ferrari viene inaugurata dalla 340 America dei primi Anni 50 ed evolve nel tipo 342 America375 America e 410 Superamerica, quest’ultima equipaggiata con il V12 “Colombo” in luogo del V12 Lampredi. La 410 Superamerica (presentata in forma statica e “incompleta” al Salone di Parigi del ’55 e, finalmente, in tutta la sua completezza al successivo salone di Bruxelles) viene prodotta in tre serie tra il 1956 e il 1959 (con due differenti misure di passo: 2800 e 2600 mm). L’elevato grado di personalizzazione richiesto è all’origine di tante piccole differenze di allestimento tra un esemplare e l’altro, al punto che, all’interno di tutta la produzione, non è possibile individuare due vetture identiche al 100%. Ciononostante la Ferrari riceve ulteriori richieste per la realizzazione di allestimenti con un livello di unicità e personalizzazione ancora più esasperato. La Superamerica, quindi, è oggetto di una serie di variazioni sul tema proposte come studi stilistici – prevalentemente da Pininfarina - e destinate, successivamente, ad accontentare il non plus-ultra-dell’esclusività, dell’individualismo e della sportività sul tema della GT stradale prodotta a Maranello.

Ferrari 410 Superamerica Superfast I 0483SA 1956. Il primo esemplare con denominazione “Superfast” nella storia aziendale entra come nudo telaio il 3 agosto 1956 alla Pininfarina. Ne esce una sconcertante coupé, presentata al successivo Salone di Torino, in cui si evidenzia la forte differenza di stile tra il frontale e il posteriore. In coda le proporzioni tondeggianti della carrozzeria sono interrotte dalle voluminose pinne. Più conservativo il frontale, comunque caratterizzato da alcune particolarità: il raddoppio dei rostri nella parte bassa della calandra ellittica, il profondo solco che anticipa la grande presa faria sul cofano e il logo Ferrari maggiorato. Questo esemplare presentava, all’origine, anche una interessante colorazione bicolore con la parte superiore in bianco Max Meyer e l’inferiore di un azzurro molto intenso. Sotto il cofano era installato un possente 12 cilindri di ben 5 litri di cilindrata e 340 cavalli di potenza massima.

Ferrari 410 Superamerica Supefast 0719SA 1957. Al salone di Parigi ’57 (e alla successiva rassegna torinese di poche settimane dopo) compare un esemplare con un’esecuzione decisamente più sobria, ancora opera di Pininfarina. La particolare colorazione in blu Genziana  con padiglione avorio crea la suggestione di uno spider con hardtop. Il design di questo esemplare è molto simile all’esemplare con telaio 0725GT, una 250 GT con carrozzeria speciale allestita per il Principe Bernardo d’Olanda, affezionato cliente Ferrari.

Ferrari 400 Superamerica “Superfast II” 2207SA 1960. Nello stile di questo prototipo, apparso al Salone di Torino 1960 del novembre 1960, si può riconoscere la base stilistica per molteplici usi successivi: si riconosce innanzitutto una certa somiglianza con il telaio 2643GT, unanimemente conosciuto come il prototipo della 250 GTO (a sua volta identica al telaio 2613GT, un esemplare speciale di 250 GT ancora per Bernardo d’Olanda), e un lotto di esemplari di 400 Superamerica.

Ferrari 400 Superamerica “Superfast III” 2207SA 1960. Si ritiene che il prototipo sopradescritto sia rientrato alla Pininfarina, dove ha ricevuto una serie di modifiche importanti: si nota la radicale trasformazione del padiglione e l’adozione di finestratura molto più ampia con la soprressione del montante centrale. Altre novità: l’allungamento della nervatura che si stacca dal passaruota anteriore, nuove maniglie per le portiere, nuovi sfoghi d’aria per le ruote posteriori. La vettura è apparsa al Salone di Ginevra ’62.

Ferrari 400 Superamerica “Superfast IV” 2207SA 1962. Lo stesso esemplare potrebbe essere stato modificato una terza volta per incontrare nuove esigenze di rinnovamento stilistico. Scompaiono i fari a scomparsa e vengono proposte voluminose coppie di fari sistemati si passaruota. Un’altra modifica è l’innalzamento del bordo inferiore del lunotto.

Ferrari 500 Superfast 1964. Nel marzo del 1964, alla presentazione della 330 GT 2+2, modello “di serie” della gamma, Ferrari ha pronto il modello top, la 500 Superfast, dedicata alla clientela più esclusiva. Si tratta di un modello molto più sportivo (e di prezzo doppio) rispetto a una 275 GTB. Abbandonata l’addizione “Superamerica” le viene preferito il termine “Superfast“, denominazione che allude alle sue straordinarie prestazioni. Sotto il cofano, infatti, pulsa un V12 di 5 litri di cilindrata (Tipo 208) da ben 400 cavalli, una potenza smisurata per l’epoca, capace di spingerla a 280 km/h. Pininfarina, dal canto suo, riesce a dare a quella meccanica così prorompente forme possenti ma di un’eleganza senza pari, ispirandosi alle esecuzioni speciali di qualche anno prima.

L’allestimento, naturalmente, offre solo il meglio: sedili ampiamente regolabili, rivestimento completo in pelle, ampio bagagliaio, abbondanza di radica sulla plancia, impianto stereo, vetri elettrici e tanto altro ancora.

La produzione complessiva di questo modello si è fermata a soli 36 esemplari: 25 esemplari appartengono una cosiddetta prima serie, altri 11 vanno a identificarne una seconda, messa in produzione nel ‘67.

Ferrari P540 Superfast Aperta 2010. L'ultima Superfast prodotta a Maranello è un esemplare unico allestito dal reparto ordini speciali della Casa. E' stata costruita nel 2009 su meccanica 599 GTB Fiorano e si ispira alla 330 LMB Fantuzzi 4381SA allestita nel 1964 e apparsa nel film Tre Passi nel Delirio diretto da Federico Fellini.

Alvise-Marco Seno

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