Svizzera, dopo 71 anni si torna in pista
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22/06/2026 | di Andrea Paoletti
Svizzera, dopo 71 anni si torna in pista
Dal 1° luglio verrà abolito il divieto imposto dopo la tragedia di Le Mans nel 1955. Una rivoluzione per la Confederazione Elvetica, refrattaria a eventi motoristici
22/06/2026 | di Andrea Paoletti

Basta attraversare il confine con la Svizzera per trovare severissimi limiti di velocità, autovelox piazzati ovunque e pattuglie della polizia pronte a estrarre la paletta. Eppure, è sufficiente guardarsi intorno per vedere anche un’altissima concentrazione di supercar. E come spiegarsi il divieto, su tutto il territorio elvetico, di organizzare competizioni motoristiche, in vigore dal 1955 e che solo la prossima estate, dopo 71 anni, verrà ufficialmente abolito?

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Lo spartiacque del 1955

Per capirlo bisogna ritornare a un’epoca dove gli incidenti erano la norma e, purtroppo, lo erano anche i decessi. Scorrere i resoconti delle stagioni dei principali eventi motoristici equivale a leggere dei bollettini di guerra, ma fu un evento in particolare a segnare in modo indelebile le coscienze, ovvero la tragedia che si verificò l’11 giugno 1955 durante la 24 Ore di Le Mans. L'uscita di pista della Mercedes-Benz 300 SLR di Pierre Levegh provocò la morte - oltre del pilota francese - di 83 persone, oltre al ferimento di 120 spettatori, investiti dai rottami della vettura. La catastrofe più grave nella storia dell’automobilismo convinse molti Paesi a sospendere o limitare le gare su circuito, ma la Svizzera scelse la linea più rigida, vietando espressamente, per legge, che si disputassero gran premi sul proprio territorio, con l’unica eccezione delle cronoscalate e le gare di regolarità, in quanto non disputate all’interno di un circuito.

Due sole gare, per vetture elettriche, su circuiti cittadini

Ora, dopo 71 anni, il Consiglio Federale, all’interno di una serie di nuove norme che regolano la circolazione stradale, ha abrogato definitivamente tale divieto, anche se ciò non equivale a un “liberi tutti”. Se è vero che dal 1° luglio le competizioni automobilistiche su circuito torneranno possibili in Svizzera, è altrettanto vero che i singoli Cantoni dovranno verificare, caso per caso, il rispetto delle norme di sicurezza e dei requisiti ambientali, prima di dare il permesso. Non troppo diverso da quanto successo in occasione dell’unica deroga concessa, per le Formula E, impegnate a Zurigo nel 2018 e accolte allo stesso tempo con l’entusiasmo per un evento storico e le proteste dei comitati di quartiere che avevano firmato una petizione contro il Gran Premio. Uno dei motivi per cui il permesso non venne rinnovato e gli eventi motoristici ebbero nuovamente termine a distanza di un solo anno, a Berna. In quest’ultimo caso, con il pilota di casa, Sébastien Buemi - un passato anche in Formula 1 con la Toro Rosso e quattro volte vincitore della 24 ore di Le Mans - sul terzo gradino del podio.

Terra di piloti e scuderie

Il fatto è che il mondo delle corse, in Svizzera, era sparito dai circuiti, ma era sopravvissuto sotto altre forme, con numerose aziende impegnate nella componentistica di precisione, carrozzieri come Rinspeed e Sbarro e il Salone di Ginevra ad alimentare la passione per le auto, una scuderia plurivittoriosa come la Sauber e tanti piloti di talento. Il mitico Jo Siffert, storico pilota ufficiale Porsche e primo a vincere sulla leggendaria 917, ma anche il “nostro” Clay Regazzoni, nato a Lugano da genitori italiani. Come a dire che la scelta della Svizzera di rimanere ai margini dell’automobilismo sportivo era esclusivamente di natura politica, con la volontà di mantenere quell’integrità nata all’indomani di un tragico evento internazionale. Adesso si apre una pagina nuova, che non deve creare facili illusioni, visti i già menzionati limiti legati alla discrezionalità dei singoli Cantoni e a severe normative che riguardano la sicurezza (ça va sans dire), ma anche l’impatto ambientale e acustico.

Un futuro tutt’altro che scritto

Prima di vedere un Gran Premio di Formula 1 o un qualsiasi altro evento motoristico su pista, passerà del tempo, anche per un motivo molto pratico: non esistono strutture adeguate. Non si possono infatti considerare tali gli sporadici kartodromi e circuiti stradali abbandonati come quello di Bremgarten (teatro di 5 edizioni del Gran Premio di Svizzera di Formula 1 dal 1950 al 1954). Quindi? Il tempo dirà se a quest’apertura ufficiale dei legislatori elvetici corrisponderanno azioni concrete, oppure se prevarranno le ragioni di chi non vede di buon occhio circuiti, tribune, rumore di auto da corsa e folle di tifosi.

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