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28 maggio 2018 | di Redazione Ruoteclassiche

Swiss Classic World, l’heritage sbarca a Lucerna

Neutra, automobilisticamente parlando, per la mancanza di un costruttore nazionale, la Svizzera ha da sempre un suo posto al sole nel mondo dell’auto grazie al Salone di Ginevra, una delle poche rassegne internazionali che resiste al tracollo degli auto show tradizionalmente intesi. Non molto invece si sa su come i nostri vicini d’Oltralpe vivono la passione per le auto storiche.

Lo Swiss Classic World di Lucerna, alla sua quinta edizione, apre ogni anno a fine maggio una finestra interessante e sin qui unica sul mondo heritage nella Confederazione. Allestito fino a domenica sera nei quattro moderni padiglioni della Luzern Messe, è una fiera molto diversa dalle nostre: diciassette ore appena di apertura in due giorni, spettatori che sin qui non hanno mai superato i 10mila, un biglietto relativamente popolare (20 franchi, 17 euro) per un Paese in cui il costo della vita è molto elevato.

Ricambi “obbligatori”.
La distanza che separa Lucerna da Padova o Torino è molto superiore a quella geografica. In tutto. Per dire, le Case che allestiscono un proprio spazio istituzionale sono praticamente assenti, a meno che tali non si vogliano considerare lo stand commerciale del Porsche Zentrum di Zugo o il Classic Competence Center della Volkswagen. Non pervenuti nemmeno i club di marca e modello, che lasciano la scena piuttosto agli specialisti (non pochi, e quasi tutti locali), a un vasto mercato e a un modo, anche quello diverso, di presentare i ricambisti. Sono pochi, ma sei obbligato ad attraversare i loro banchi anche se non vuoi, essendo all’ingresso della rassegna e non, come succede da noi, confinati verso il fondo o in capannoni dedicati. Di certo è una bella sorpresa scoprire che la documentazione ha prezzi molto più ragionevoli di quelli (oramai incontrollati) dei Saloni made in Italy: 18 euro per un catalogo Ferrari anni ’80, tra i 10 e i 12 per un dépliant Fiat.

Il prezzo è giusto?
A proposito di prezzi: difficile tastare il polso di un mercato che verosibilmente segue le leggi della domanda e dell’offerta, il che determina strane convivenze: se una bella Rolls-Royce Silver Shadow del 1970 costa più che da noi (24.650 euro) ma è ancora abbordabile, fa strabuzzare gli occhi constatare che per il suo vicino di stand, un Volkswagen T2 camioncino del 1978 in apparenza belloccio ma quantomeno con le coppe sbagliate, ne servono 34.000.  Analogamente, se una bella Porsche 944 Turbo 1986 viene via con 29.700 euro,  sembrano troppi gli oltre 15.000 chiesti per una BMW 525 E12 del 1977 bella fin che volete ma comunque sopravvalutata.

Viva l’America.
La parte del leone la fanno però le auto americane, cui è interamente dedicata la Halle 4 e che hanno avuto, in passato molto più di oggi, una certa diffusione in Svizzera. Se vi piace il genere, annotate lo Swiss Classic nelle vostre agende del prossimo anno: qui, a parte le “solite” Corvette e Mustang, c’è davvero da lustrarsi gli occhi. Dalle hot rod alle Cadillac anni 40, dalle Jeep (tutte) alle Nash e Ford anteguerra, dalle Shelby a una magnifica Studebaker Lark Daytona Wagonaire, una station del ’63 con uno scenografico tetto apribile posteriore con funzione (anche) di giraffone, venduta - per la cronaca - a poco più di 36 mila euro. La quantità di rivenditori specializzati in auto a stelle e strisce supera di gran lunga quella dei commercianti che propongono auto italiane. A parte qualche privato con Topolino (molto amata in questo Paese), Alfa Romeo e rare Lancia, l’unico stand con prevalenza di auto di casa nostra è la reggiana Ruote da Sogno, che ha portato 12 pezzi coerenti con il nome dell’azienda e prezzi solo su richiesta.

Specialità della Casa.
Che poi: è vero che la Svizzera non ha mai avuto una vera industria dell’auto, però molti marchi di origine tedesca e americana hanno assemblato, nei cantoni transalpini, alcune centinaia di migliaia di pezzi tra la fine degli anni 40 e la metà dei 70. Lo racconta un’interessante mostra dello Swiss Car Register, che ha radunato otto tra Chrysler, De Soto, Opel, Chevrolet e Vauxhall mentre, in una sorta di fuori salone nel parcheggio antistante la fiera, una settantina di mezzi dei Feuerwehr, i Vigili del Fuoco, racconta le tappe della loro evoluzione. A proposito di aree esterne: seguendo una tendenza tipicamente mitteleuropea, i possessori di auto con almeno trent'anni erano invitati a parcheggiarle davanti all’ingresso, dando vita così a una piccola Goodwood che è diventata un evento nell’evento, qualche volta con pezzi particolarmente interessanti, da una Ford Cortina Lotus a una AC Cobra passando per una piccola fila di threewheeler Morgan.

Insomma, di motivi per organizzare un weekend a Lucerna (che ospita anche l’interessantissimo Museo Svizzero dei Trasporti) ce ne sono tanti. E se quasi nessuno degli espositori parla altro che schweitzerdeutsch (un tedesco molto dialettale) e se è praticamente impossibile pagare con carta di credito, ci vuole pazienza: anche questo è il bello della Svizzera.

Marco Visani

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