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22 novembre 2018 | di Alvise-Marco Seno

Toyota: la storia e i successi nei rally prima della Yaris

La Yaris Wrc ha recentemente permesso alla Toyota di tornare in cima all’Olimpo del Mondiale Wrc con la vittoria del quarto titolo della sua storia conquistato nella categoria. Ripercorriamo dunque le vicende della Casa giapponese nella specialità, dove per anni ha dominato grazie alle imbattibili Celica e Corolla.

Prima della Yaris Wrc, la storia della Toyota nelle gare rally richiama il suo periodo d’oro vissuto negli anni 90 grazie all’iconica Celica e, sul finire della decade, al rinnovato mito della Corolla. L’inizio di questa esperienza va retrodatato più lontano nel tempo. Al Mobilgas Round Australia Rally del ’57, infatti, partecipò una Toyota Crown Deluxe (all’epoca commercializzata con il marchio Toyopet). La prima partecipazione di una Toyota in una gara internazionale avvenne al Rally di Monte Carlo del 1968: prese parte anche una Corona 1600 GT5 Coupé, portata dall'equipaggio Jan Hettema e Derrick Macfarlane.

Gli anni Settanta. Nel frattempo “covava” il desiderio di presentarsi sulla scena sportiva con un prodotto adeguato. La carta giusta fu giocata con la nuovissima Celica, presentata al Salone di Tokyo dell’ottobre ’71. La Celica da corsa, la GT 1600 TA22, debuttò in gara al Rac Rally del ’72: Ove Andersson e Geraint Phillips conclusero al nono posto assoluto e al primo di classe. Il risultato galvanizzò la Toyota, al punto da convincerla ad aiutare Andersson nello sviluppo di un team semi ufficiale: il Toyota Team Andersson, con sede a Uppsala, iniziò l’attività con un profilo molto basso partecipando a quattro appuntamenti internazionali della stagione ’73. Nel mese di novembre il pilota Walter Boyce vinse con una Corolla il Press on Regardless Rally, l’undicesimo appuntamento della stagione inaugurale del Wrc, primo successo internazionale di una Toyota).

Il trasloco a Bruxelles. Nel ’75 le operazioni si intensificarono ulteriormente: il nuovo Toyota Team Europe trovò una sede più consona nella più centrale Bruxelles. Dopo che la vittoria sfumò all’Acropoli, finalmente la Corolla centrò il primo importante successo europeo per il marchio: Hannu Mikkola e Atso Aho vinsero il Mille Laghi con la Corolla Levin TA27 equipaggiata con un nuovo motore 1.6 con testata a sedici valvole. Nel frattempo la Celica procedette nello sviluppo per conquistarsi un’importanza sempre più determinante. Nel ’76 la nuova Celica RA23 con inedito motore due litri a sedici valvole concluse al secondo posto (Ove Andersson e Arne Hertz) al suo debutto in Portogallo, risultato che segnò la sua progressiva affermazione rispetto alla Corolla, già presente sulla scena da ormai dieci anni. Questa, infatti, fu pensionata nel ’77 a fronte del continuo aggiornamento della Celica e del crescente dibattito sulla trazione integrale, ancora bandita dalla categoria.

La prima vittoria in un rally iridato. La Celica, invero poco competitiva nei rally europei, andò alla ricerca di una nuova dimensione tra le sabbie africane, pur senza trovare ancora una definitiva affermazione e soffrendo la concorrenza delle vetture sovralimentate (Saab, Renault, Lancia e della nuova Audi Quattro). Toyota decise proprio in quel periodo lo sviluppo di un motore turbo: mentre programmò il debutto per la stagione ’83 del WRC, continuò a utilizzare la Celica aspirata. Ma il colpo di scena avvenne al Rally della nuova Zelanda ’82: escluse dai giochi le Lancia, le Audi e le Opel, le due RA63 di Björn Waldegård e Per Eklund conquistarono il primo e secondo posto. Dopo dieci anni di tentativi, finalmente la Celica riusciva a vincere un rally mondiale.

Gruppo B al bando. La Celica TA63 turbo debuttò al Mille Laghi ’83: Björn Waldegård secondo e il giovane Juha Kankkunen sesto. Corsero ancora al rally della Costa d’Avorio, dove la Casa Madre schierò ben tre esemplari: vittoria di Waldegard, Ekland terzo e Kankkunen ritirato. I tragici fatti del Tour de Corse ’86 e la scomparsa di Toivonen e Cresto portarono alla fine del Gruppo B e, naturalmente, allo stop della TA63. I nuovi regolamenti portarono a reimpostare il progetto di una nuova Toyota da rally, con il turbo e, soprattutto, con la trazione integrale. Dopo la parentesi di una versione ad hoc su base Supra, al Tour de Corse ’88 entrò in scena la nuovissima Celica GT- Four ST 165 con quattro ruote motrici. Gli inizi furono promettenti, ma non semplici a causa di problemi di gioventù. Fino all’Australia Rally dell’89, dove Kankkunen salì in cima al podio.

Sei a cinque: vince la Lancia. Il campionato 1990 vide un’aspra battaglia. Kankkunen, sei vittorie con la Delta Integrale, conquistò il titolo costruttori per la Casa italiana, ma Carlos Sainz, artefice di cinque successi con la Celica, ottenne il titolo Piloti. L’anno successivo il confronto tra i due marchi fu ancora più acceso: nonostante sei vittorie a testa, la Lancia vinse ancora, sia la coppa Costruttori, sia quella Piloti. Ma nel frattempo lo sviluppo della Celica continuava senza sosta e si concretizzò con la ST185, che dal 1992 (debutto in corsa a Monte Carlo) al ’94 ottenne ben quindici vittorie nel Wrc vincendo il campionato per due anni consecutivi.

Due mondiali di fila. La stagione ’93 portò finalmente alla Toyota il primo Mondiale rally: Kankkunen vinse sette gare trovando una adeguata concorrenza solo nell’esordiente Subaru. Il dominio della Celica continuò ancora nel campionato del 1994, orfano della Lancia: la Celica diede prova di ulteriore forza con l’ultimo stadio evolutivo, denominato ST 205. Il Toyota Team Europe, che poté contare su Didier Auriol, dominò la stagione e conquistò entrambi i titoli già durante il mese di agosto. Ma la sua supremazia subì una brusca battuta d’arresto nel ’95 quando, a causa della scoperta di turbocompressori non regolamentari al Rally di Spagna, Auriol fu escluso dal campionato, azzerati i dati di classifica e inflitta alla Toyota una squalifica di dodici mesi dal WRC. L’azienda non si perse d’animo ma, anzi, lavorò allo sviluppo dell’erede della Celica.

Quegli ultimi 500 metri... Il testimone fu raccolto dalla ottava generazione della Corolla, che divenne l’arma della Casa nel WRC a partire dal 1998. Carlos Sainz si produsse in un promettente inizio di stagione, ma presto la lotta divenne molto accesa con la Mitsubishi di Tommi Makinen e si risolse solo negli ultimi 500 metri dell’ultima gara, in cui la Toyota perse sia il Campionato Piloti, sia quello Costruttori a favore della Mitsubishi.

Sempre a punti. Andò meglio l’anno successivo, in cui una rinnovata Corolla, dotata di un motore più potente, pur con una sola vittoria (in Cina), ma a punti in tredici gare su quattordici, portò a casa il terzo titolo Costruttori per la Casa giapponese. Alla fine della stagione ’99 la Toyota, un anno prima rispetto al programma previsto, decise il ritiro dal Mondiale Rally per concentrarsi sull’avvio di una nuova avventura sportiva: l’ingresso in Formula 1. Ma questa è un'altra storia.

TAGS rally toyota
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