Toyota Supra A80, ed è subito Fast and Furious - Ruoteclassiche
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06 December 2021 | di Giancarlo Gnepo Kla

Toyota Supra A80, ed è subito Fast and Furious

A vent’anni dal debutto cinematografico di The Fast and the Furious, primo episodio della saga “Fast and Furious”, ripercorriamo la genesi e l’evoluzione di una delle sportive giapponesi più amate: la Toyota Supra A80.

Il nome Supra, derivando dal prefisso latino “supra”, indicava il concetto di superare, andare oltre. La famosa GT nipponica, infatti, non mancò di ritagliarsi un’ottima reputazione nel mondo automotive con prestazioni pari o superiori a quelle molte di molte sportive blasonate. La Toyota Supra sintetizzava un certo stile, qualità e velocità unitamente alla proverbiale affidabilità della Casa giapponese. Concetti esaltati dalle evoluzioni di Paul Walker al volante dell’iconica Supra Turbo in livrea arancione nel primo capitolo di Fast and Furious saga cult incentrata sul tuning e le corse clandestine.

La linea evolutiva. Prima di procedere con la disamina completa del modello è bene presentare la gloriosa dinastia delle Supra, sulla cresta dell’onda da più di quarant’anni. La prima apparizione della Supra è datata 1978, quando la Toyota decise di affiancare una versione più lussuosa della sportiva Celica, rispetto alla quale era leggermente più grande e accessoriata. Soltanto a partire dal 1986, con la serie A70, la Supra divenne un modello a sé, puntando con decisione verso le prestazioni più elevate.
Le quattro generazioni “storiche” della Supra sono state prodotte dal 1978 al 2002 mentre la quinta generazione ha debuttato nel 2019: co-sviluppata con la BMW che, sullo stesso pianale, ha presentato l’attuale Z4 G29.

La genesi del progetto. Il programma A80 iniziò nel febbraio 1989, sotto la guida di Isao Tsuzuki e, a metà del 1990, il design della Supra A80 fu approvato dal Centro Tecnico Toyota di Aichi. Intanto, nell’autunno dello stesso anno iniziarono a circolare i primi muletti di prova. Per non svelare le linee della nuova Supra, vennero impiegate le scocche della serie uscente “A70”, montate sul nuovo telaio con le sospensioni e il gruppo propulsore della “cugina” Toyota Soarer (Z30). Quest’ultima è stata poi venduta su molti mercati come Lexus SC300/400, a seconda della motorizzazione. I primi esemplari preserie vennero realizzati, in vari lotti, tra il ’91 e il ’92 mentre la produzione ufficiale venne avviata nel 1993.
Anche se le due auto avevano dimensioni e un’impostazione meccanica simili, la Toyota Supra A80 era decisamente più sportiva. Per questo era anche 340 mm più corta della Soarer, che assolveva al ruolo di cruiser di prestigio.

Le motorizzazioni. Il motore della Supra, noto tra gli appassionati come”2JZ”, era un avanzato sei cilindri in linea, bialbero con 24 valvole e iniezione elettronica. In versione aspirata (GE) produceva 220 CV a 5.800 giri/min con una coppia massima di 285 Nm disponibile a 4.800 giri/min. L’unità disponeva, inoltre, di un sofisticato sistema di scarico per garantire maggior potenza ed efficienza nei consumi. Il motore aspirato era accoppiato a un cambio manuale a cinque velocità (W58) oppure all’automatico a quattro velocità, con possibilità di cambiata manuale. Uno dei primi di questo tipo.
La fama della Supra A80, tuttavia, si deve al motore turbo “GTE” capace di erogare 320 CV a 5.600 giri/min e 428 Nm di coppia massima a 4.000 giri/min. L’asso nella manica era rappresentato dai due turbocompressori gemellati con intercooler “Twin-Sequential Intercooled” che fornivano alla Supra una rapida risposta ai bassi regimi e una grande potenza ai regimi più elevati. La trasmissione, in questo caso, si avvaleva di un cambio manuale a sei marce “V160” sviluppato dalla Getrag. Rimaneva richiesta l’automatico che, successivamente, divenne di serie per tutti i modelli.

Tenuta di strada ottimale. Di alto livello anche il comparto sospensivo, con bracci oscillanti in lega leggera sulle quattro ruote derivati dalle corse: una soluzione per assicurare una guida confortevole ed equilibrata in tutte le condizioni e una grande stabilità alle velocità più elevate. Sui modelli Turbo, per addomesticare le prestazioni superiori, venivano in aiuto del guidatore anche il controllo elettronico della trazione, di serie, il differenziale autobloccante e un assetto sportivo dedicato.
La sicurezza andava di pari passo alle prestazioni: per tutte le Supra erano previsti gli airbag lato guida e passeggero, fari lenticolari ad elevata capacità e l’ABS a quattro sensori e quattro canali con rilevamento delle forze G (controllo dell'imbardata). Il sistema era in grado di gestire, individualmente, ogni pinza in base alla velocità, l'angolazione della vettura e la velocità di percorrenza in curva: fantascienza nei primi anni 90. L’impianto traeva ispirazione dalle tecnologie di Formula 1 e ciò permise alla Supra Turbo di stabilire il record di frenata da 70 miglia orarie (113 km/h) a zero in 45m, una prestazione battuta soltanto nel 2004 dalla Porsche Carrera GT, in grado di arrestarsi in 44 m.

Censurata. La Supra Turbo poteva accelerare da 0 a 100 all’ora in appena 4,9 secondi. La velocità massima dichiarata dai tecnici Toyota era di 285 km/h ma le vetture per il mercato giapponese erano limitate elettronicamente a soli 180 km/h, mentre sugli altri mercati il limitatore interveniva a 250 km/h. Alle notevoli prestazioni della Supra contribuiva un buon coefficiente di resistenza aerodinamica, Cx, pari a 0,31 per i modelli aspirati e 0,32 per le turbo. Solo per la Supra Turbo era disponibile la configurazione Targa, con il tetto asportabile “Sport Roof”.

Il debutto nel Motorsport. La Toyota Supra, al pari delle antenate, conquistò un ricco palmarès sportivo. La serie A80 partecipò, tra il 1995 e il 1996 alla 24 Ore di Le Mans, dove le vetture da corsa vennero schierate dal Team Sard con il supporto ufficiale della Toyota. Le auto da gara erano spinte da un inedito motore biturbo a quattro cilindri in linea di 2,1 litri capace di erogare 650 CV, derivato dall'unità impiegata sui prototipi Toyota del campionato IMSA GTP. La carrozzeria ultraleggera era qui riprodotta in fibra di carbonio e ciò consentì alle auto da corsa di limitare il peso a 1.245 kg. La Supra concluse la gara d’esordio con un 14º posto assoluto mentre nel 1996 fu costretta al ritira a causa di un incidente.

Affamata di titoli. A partire dal 1997, la Toyota Supra concentrò gli sforzi sul Campionato nazionale “All Japan GT Championship”, nella classe GT500. Opportunamente rivista e modificata, la rinnovata Supra da corsa venne presentata dalla squadra Tom's. Profondamente rivista nella meccanica, era equipaggiata con un due litri turbo da 480 CV. Per migliorare la deportanza venne ridefinita l’aerodinamica, con l’aggiunta di spoiler riprogettati. Inoltre, con la nuova la scocca in materiale composito il peso venne contenuto in soli 1.130 kg. Nel 2003, la Supra partecipò al JGTC (Campionato Giapponese GT) con un inedito propulsore: il “3UZ-FE”, un V8 da 5,2 litri derivato dal 4,3 litri dell’ammiraglia Lexus LS. A differenza della precedente versione, con monoscocca e sottotelai, l’edizione ’03 si avvaleva di un telaio tubolare dedicato. L’anno seguente la cilindrata scese a 4,5 litri.
Nel corso della sua carriera sportiva Toyota Supra si rivelò un’auto molto competitiva e vinse i campionati giapponesi nel 1997 e nel biennio 2001-02, conquistando l’ultimo titolo nel 2005. Niente male per un auto di oltre 10 anni prima.

Nell’immaginario collettivo. La Toyota Supra A80 uscì dai listini americani nel 1998, mentre in Giappone la produzione si protrasse fino al 2002. Per quasi vent’anni la Supra non ha avuto eredi ma in questo lasso di tempo il suo nome è divenuto leggenda. La quarta serie della Toyota Supra perpetuando la tradizione delle GT giapponesi, pragmaticamente votate alle prestazioni e alla robustezza, ha fatto sognare intere generazioni cresciute tra gli anni 90 e i primi 2000. Cullati dalle suggestioni racing di Fast and Furious, in tanti si sono lasciati ammaliare dalla contrapposizione di forme giunoniche e vistosi spoiler. E, che dire della facilità di guida e di elaborazione meccanica, come ben sapranno appassionati di auto JDM e smanettoni di videogames come Granturismo e Need for Speed.
Al netto del tuning, che può piacere o meno, la Toyota Supra ha saputo essere una vera auto da sogno, non una supercar nell’accezione di una sportiva blasonata (s’intende), ma come oggetto aspirazionale: simbolo di un mondo un po’ “tamarro” come si suol dire ma fatto di passione genuina. Quella che ci piace.

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