Eventi / News
28 giugno 2017 | di Redazione Ruoteclassiche

Trent’anni di Alfa Romeo 164, Arese in festa

È stata una festa nella festa quella dell’Alfa Romeo 164: trent’anni celebrati nel giorno del 107° anniversario dalla fondazione della Casa del Portello. Lo scorso 24 giugno, infatti, il Museo Storico Alfa Romeo di Arese è stato punto di ritrovo per quattrocento appassionati e settanta delle ormai “storiche” berline firmate Pininfarina. Provenienza tutta Italia e tutta Europa, nel verso senso della parola: bastava leggere le targhe per riconoscere vetture svizzere, ceche, olandesi, tedesche, austriache, persino norvegesi che rappresentavano al completo la gamma (la produzione, dal 1987 al 1998, ammonta 273.857 esemplari).

Evento clou della giornata la conferenza - “alla presenza” dalla 3.0 V6 del Museo, tra le primissime costruite - durante la quale hanno preso la parola alcuni degli uomini che trenta e più anni fa hanno contribuito a dare forma alla 164. Attraverso i loro ricordi e aneddoti hanno raccontato la storia di una vettura che, nonostante la trazione anteriore, la meccanica trasversale e il pianale Tipo 4 condiviso - secondo i piani industriali dell’epoca - con Lancia, Fiat e Saab, ha tutto il carattere e il rigore di una Alfa Romeo del periodo “classico”.

Enrico Fumia
, la mano dietro alle forma della berlina, è stato il vero mattatore dell’incontro. Con il suo piglio arguto e sempre provocatorio ha detto che nulla è casuale nel design e lo stile di questa vettura. Stile che ruota intorno a tre elementi fondamentali: il “solco” che corre lungo le fiancate, la fanaleria posteriore a “fascia” orizzontale - una vera e propria novità che avrebbe caratterizzato in maniera netta anche le Alfa Romeo successive - e il ritorno di uno scudetto “scolpito” con il tema classico del trilobo rivisitato in chiave moderna.

Dopo di lui ha preso la parola Aldo Regioni, che ha seguito la genesi motoristica della 164: “Nel 2.0 Twin Spark di questa vettura - ha detto - convergono tutte le esperienze del bialbero dalla Giulietta 1,3 degli anni 50 in poi che a sua volta, ai tempi, era la sintesi di tutte le conoscenze Alfa Romeo dell’epoca”. Nicola D’Amico, motorista in sala prova, ha invece raccontato come il risultato della 164 sia stato una sorpresa positiva per tutti: “Il motore trasversale ad Arese non si era mai visto, eppure i nostri tecnici sono riusciti a fare un gran lavoro”.

Infine i collaudatori: Giorgio Langella, Giuseppe Casiraghi e Sebastiano Caprì hanno raccontato le loro peripezie al volante dei prototipi della nuova berlina, milioni di chilometri macinati tra Europa, Africa e Stati Uniti con temperature che andavano dai meno 50 a più 40 gradi. Storie da film, come quelle di Casiraghi in Marocco: “Avevamo sei vetture leggermente camuffate: ci fermavano perché pensavano che dietro al polistirolo che mascherava le vetture ci fosse la droga”. Langella, invece, ha ricordato la prima volta che si trovò di fronte a un esemplare dall’aspetto definitivo: “Dissi ad alta voce che lo scudo davanti mi sembrava un po’ troppo importante. ‘Abbiamo pensato che quando in autostrada uno guarda lo specchietto retrovisore e vede un’auto che arriva da dietro più veloce di lui, se percepisce che è un’Alfa Romeo si sposta più volentieri’, mi risposero”. Caprì, infine, ha descritto la severità con cui venivano collaudate le Alfa a quel tempo: “Per deliberare i gruppi meccanici, a Balocco facevamo 80.000 cicli, ossia 80.000 cambiate, giorno e notte, senza sosta: se qualcosa si rompeva, si cambiava il particolare montandone uno modificato, e si ripartiva da zero. Giravamo su un circuito di 2400 metri e c’era una tabellina di tempi da rispettare in base ai modelli e alla cilindrate: avevamo solo un secondo di margine in più o in meno. Nessuna altra casa faceva una cosa del genere”.

La giornata si è conclusa con un due giri di tutte le vetture in parata delle vettura sulla pista adiacente al Museo.

A.B.

Condividi
COMMENTI