Auto
11 giugno 2003 | di Redazione Ruoteclassiche

UN UOMO DEL PIEMONTE

Possedeva le antiche virtù della sua gente: disciplina, rigore, rispetto della tradizione. L'attività di carrozziere e stilista spaziò dalla fine degli anni 20 agli anni 70. Si mise in proprio poco prima della guerra, ma solo più tardi lanciò i suoi acuti con bellissime fuoriserie.

Pietro Frua, nato a Torino nel 1913, non parlava di carrozzerie, ma di automobili, perché sosteneva che sia l'esteticasia la meccanica sono condizionate da autotelaio, spazio abitabile, funzionalità e praticità.

Il giovane Pietro, dopo gli studi nella Scuola Fiat, fu assunto diciassettenne negli Stabilimenti Farina prima come disegnatore e poi come direttore tecnico. Poco prima della guerra, Frua si mise in proprio e si fece apprezzare per la comodità, la praticità e la linea sobria delle sue carrozzerie. Caratteristico di Frua era il riportare su modelli di Case anche diverse una stessa idea, con un processo di affinamento che dette risultati di grande equilibrio in auto di linea semplice, mai artefatta, di gran classe.

La collaborazione con la Maserati fu felice e duratura: iniziò nel 1950 con la spider "A6 G", subito seguita da una coupé, e proseguì con la berlinetta "A6 G/54-2000" e con la "3500 GT Spider", che anticipava i temi della fortunata Renault "Floride". Il trasferimento da via Giovanni da Verrazzano a via Montefeltro permise a Frua di curare personalmente la realizzazione delle sue auto e di soddisfare la richiesta di piccole serie. Interessanti le Studebaker "Lark" del 1960, le Citroën "DS" berlinetta e cabriolet a passo corto e la Maserati "5000 GT" costruita nel 1962 per Karim Aga Khan, che presenta soluzioni stilistiche riproposte in seguito sulla "Mistral".

Nel 1963 Frua iniziò a lavorare con la tedesca Glas, debuttando con la "1700" e proseguendo la collaborazione con la "1300/1700 GT", la "2600 V8", detta "Glaserati" per le troppo evidenti affinità con le vetture della Casa del Tridente.

Altre creazioni del designer torinese furono la AC "428" (86 esemplari), il pezzo unico BMW "3000" del 1967, varie Monteverdi GT nelle versioni coupé a 4 posti, berlina e spider, fino all'incredibile cabriolet Rolls Royce "Phantom VI", che richiese oltre 18 mesi di lavoro. Pietro Frua si spense nel 1983.

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