Ritrovamenti
21 January 2020 | di Paolo Sormani

Una corsa a vuoto…

Ecco come una vacanza al mare in Abruzzo si trasforma in una battuta di caccia all’auto sotto il solleone. Alla fine ne troviamo un giacimento, ad arrugginire sotto gli ulivi, ma per ora niente da fare: sarà il caso di tornarci.

"Agosto, casa mia non ti conosco!" Sono in Abruzzo per una vacanza con Riccardo, un amico e compagno di avventure rugginose. Vacanza per modo di dire: il mare l’avrò visto due volte. In realtà, è una battuta di caccia all’auto. Un parente che abita nella zona di Pescara mi ha segnalato che su una strada in direzione dei colli, nell’entroterra, aveva visto un cumulo di auto intorno a una casa rurale.

Dentro l'Alfetta... “Segui la strada per una ventina di chilometri, arrivato al paese alla tua sinistra troverai qualcosa che ti piacerà…”. Non gli faccio neppure finire le indicazioni: ho già capito che davanti a miei occhi oggi non ci sarà il mare blu di Pineto, ma una distesa di rosso ruggine. Partiamo dopopranzo, con 30° e una cassa d’acqua nel baule dell’Alfetta. Le indicazioni sono chiare: da Pescara cominciamo a salire fra le curve e i terreni bruciati dal sole delle splendide colline abruzzesi. Improvvisamente, dopo un tornante intravedo alcune auto sui pendii. Inversione a U, accostiamo: sotto le piante riposano una Giulia, una Renault 4 e una 5, Fiat 126 e 127, una Ritmo. Basta fare due passi e intorno a noi si materializzano Volkswagen e Lancia dietro la casa, accanto alla casa, ovunque. Dieci, venti, trenta… a sessanta smetto di contare.

Grande assortimento. Busso con insistenza sulla porta di una casa vicina. Esce il proprietario, mi presento, la storia è sempre la stessa: mi chiamo Luca sono appassionato di auto d'epoca, mi hanno segnalato che qui c'è la possibilità di poter vedere qualcosa e documentare il tutto. Il signore è titubante, però nota la mia Alfetta: “Aspetta un attimo che arrivo”. Così inizia il tour. “Sai, mio padre aveva un’officina, tante di queste auto appartenevano a clienti che sono morti, o non avevano pagato il conto. Saranno qui da almeno vent'anni”. Non è un peccato tenerle in questo stato? Continuiamo a discendere il pendio, fra scuolabus e pullmini Volkswagen, Prinz, c’è di tutto. L’orto è allestito fra i rottami, i pomodori crescono fra le lamiere. Sotto la casa, in un magazzino, un’Alfa GT Scalino bianca, un paio di Giulia Super 1.6, un’Alfetta e una Ritmo sonnecchiano sotto le coltri di una trentina d’anni di polvere. In completo stato di abbandono.

Lento declino. Le ore passano, le chiacchiere continuano. Purtroppo capisco che l’uomo elude le mie richieste, la volontà di vendere non c’è. Prima che si decida a darle via, tutte quelle auto dovranno marcire ancora per un bel po’. “Al Nord andate bene, qui non si fa niente, non si fa niente…”. Impossibile capirci qualcosa. Decido di tornarci l’estate successiva per fare un altro tentativo: stesso spettacolo, stesse parole. L’Abruzzo è pazzesco: pieno di macchine lasciate lì ad arrugginire, però nessuno le vende. Sembra che preferiscano vederle invecchiare con loro. Se insistiti, qualcuno spara il doppio o il triplo del valore per scoraggiarti. E continua a guardarle.

Testo di Luca Manzoni, a cura di Paolo Sormani.

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