Garage Band
25 giugno 2018 | di Paolo Sormani

Una Pontiac a ritmo di rock’n’roll

Ogni estate porta il desiderio di partire per la California, comprarsi una vecchia decappottabile americana da diporto e perdersi nel bianco del deserto.

Magari per ritrovarsi in un tramonto rosso mattone, o annullarsi definitivamente nel vuoto metaforico dell’esistenza. È un tema che Michelangelo Antonioni anticipò già cinquant’anni fa con la fuga spettacolare e impossibile di “Zabriskie Point”. È la stessa desolata riflessione che i Red Hot Chili Peppers hanno ripreso – senza esplosione finale – in “Scar Tissue”, il primo singolo dell’album “Californication”.

Non si può non amare questo video. Per la Pontiac Catalina del 1967 senza un fanale, che sembra appena uscita – o destinata – a uno sfasciacarrozze, ma è accogliente come un ventre materno. Come la musica. Per i toni languidi, i paesaggi da sogno che si alternano ai luoghi della miseria. Per la dolcezza della resa dei Red Hot davanti alla loro vita di eccessi e di rock’n’roll. I 3 minuti e 40 di “Scar Tissue” sono ricchi di allusioni e metafore che riconducono allo sfinimento, alla dipendenza della band dall’eroina, che è solo la punta dello stile di vita che si sono scelti e di cui portano le cicatrici. Anthony Kiedis, Flea, Chad Smith sono feriti, ammaccati, distrutti, come se fossero reduci da un concerto degenerato in rissa la notte prima. Suonano chitarre e bassi senza corde, con il manico rotto, sotto effetto delle visioni del deserto del Mojave. Come Caronte con le anime perdute, li scarrozza Jack Frusciante, che per ironia della sorte non ha mai guidato in vita sua, ma che è stato messo al volante per alludere al suo rientro nei Red Hot Chili Peppers. Questo lunedì di Garage Band è dedicato alla rockstar esausta che c’è in ognuno di voi.

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