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Vector W8 Twin Turbo: “Nel futuro le auto voleranno”

Questo è ciò che pensavamo negli anni ’90: quando sfogliando le riviste di settore, sognavamo a occhi aperti ammirando linee affilate, portiere ad apertura verticale e plance dalle suggestioni aeronautiche, come la protagonista di questa storia, la Vector W8.

 

Sul finire degli anni ’80, il mondo delle supercar era monopolizzato da Ferrari, Lamborghini e Porsche. I produttori d’Oltreoceano (e non), volevano dare il proprio contributo per alzare l’asticella della sfida sul piano tecnologico: Honda aveva in cantiere la NSX, la “supercar per tutti i giorni” e McLaren la superlativa F1. Probabilmente la stessa cosa era nelle intenzioni di Gerald Weigert, progettista e imprenditore statunitense, quando realizzò la sua “auto sportiva definitiva” in chiave prettamente yankee.

Stile futurista. Nata dalle ceneri della W2, il precedente prototipo dell’azienda californiana, la Vector W8 si ispira nel design all’Alfa Romeo Carabo mixato con le silhouette degli aerei stealth. Prodotta dal 1989 al 1993, il telaio monoscocca è incollato con resina epossidica e rivettato mentre la carrozzeria è in fibra di carbonio e Kevlar. Il motore, montato in posizione centrale, è realizzato dalla Rodeck: un’unità di derivazione sportiva (di origine Chevrolet) V8 da sei litri abbinata a due turbine Garrett, capace di erogare 625 CV e 854 Nm di coppia. Il cambio, automatico a tre velocità, è di provenienza General Motors. La trazione? Posteriore, ovviamente.

In cabina di pilotaggio. Gli interni in pelle e la moquette in lana impreziosiscono il cockpit futuristico, in cui spiccano anche i sedili Recaro completamente regolabili (elettricamente), con il posto di guida al centro dell’abitacolo. La moda degli aerei da caccia, tanto in voga in quegli anni, veniva ripresa nella leva del cambio, qui posizionato alla sinistra del guidatore. Anche la strumentazione digitale, con quattro display, sembra uscita direttamente da Top Gun. Per ridurre il peso, già elevato (1509 kg), la W8 non ha né servosterzo né ABS. Ma per la clientela americana l’aria condizionata è irrinunciabile, perciò il climatizzatore è di serie.

Velocità massima, non pervenuta. Le prestazioni dichiarate dalla Casa erano ultraterrene: con una velocità massima dichiarata pari a 389 km/h. Questo in teoria, non essendo mai stata testata. Mentre per l’accelerazione 0-100 km/h bastavano solo quattro secondi. La W8 era commercializzata ad un prezzo di 250.000 dollari che quasi raddoppiavano al momento della consegna, con un esborso di 450.000 una somma notevole per l’epoca e anche oggi: equivalente a più di 700 mila euro del cambio odierno.
Oggi, per vivere il sogno della super sportiva Made in USA che ha spianato la strada a hypercar come la Ford GT e la Saleen S7, bisognerà aspettare che uno dei 19 esemplari prodotti (più due prototipi) venga messo in vendita. E chissà a quale prezzo.

  

testo di Carlotta Mancini

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