C’è voglia di lasciarsi alle spalle tanto, troppo, nell’Italia del dopoguerra, quando nel 1946 nasce la Vespa. Enrico Piaggio ha in mente già prima del conflitto l’idea di un veicolo utilitario, anche per aumentare il volume d’affari degli impianti di Pisa e Pontedera. L’affida al Corradino D’Ascanio, progettista di altissimo livello. Che all’idea di Piaggio applica i concetti che lui conosce meglio, cioè quelli aeronautici.
Il progetto: caratteristiche tecniche e innovazione
I punti chiave della Vespa sono innovativi: telaio a scocca portante di lamiera; motore e cambio integrati alla ruota posteriore, senza necessità di trasmissione finale; sospensione anteriore a bilanciere ispirata ai carrelli degli aerei. Il 24 marzo 1946 il veicolo debutta alla Mostra della Meccanica e Metallurgia a Torino e, un mese dopo, se ne deposita il brevetto. La Vespa è prima di tutto pratica: la scocca è robusta, ripara dalle intemperie e consente una notevole capacità di carico; il motore posteriore di un pezzo unico, con il cambio a tre marce e senza trasmissione finale, minimizza la manutenzione e aumenta l’affidabilità, oltre a rendere molto semplice lo smontaggio della ruota posteriore, al pari di quella anteriore; la posizione della meccanica, inoltre, non sporca, permettendo di guidare la Vespa con gli abiti quotidiani. Il motore è 2 tempi di 98 cm³ con raffreddamento ad aria forzata, eroga 3,4 CV a 4.500 giri e spinge il veicolo a 60 km/h; il cambio ha un pratico comando a manopola sulla sinistra del manubrio, la sospensione posteriore è sostituita dalle molle sotto il sellino, ha il faro sul parafango anteriore e il manubrio nudo; le ruote sono da 8”, il peso è contenuto in 60 kg. Costa 55 mila lire, molti mesi di stipendio di un impiegato, ma si può acquistare a rate.
Diffusione e motorizzazione di massa
Le vendite il primo anno stentano, al pari della produzione resa non semplice dalla realizzazione della scocca (le prime 50 sono realizzate a mano da battilastra, poi interviene l’Alfa Romeo per lo stampaggio), ma già nel 1947 si passa a 10.535 unità e poco meno di 20 mila l’anno seguente, anche grazie a un accordo con Lancia che ospita la Vespa nelle proprie concessionarie. La scocca portante è un tema tecnico comune. Prima ancora delle Fiat 600 e Nuova 500 è la Vespa a motorizzare l’Italia: dalla praticità di tutti i giorni il passaggio al bisogno di evasione è breve e il piccolo scooter soddisfa entrambi. Negli anni la Vespa con le sue molteplici qualità, umili ma necessarie, è compagna di avventure amorose, protagonista di film, gare di velocità e fuoristrada, esplorazioni, giri del mondo, raid avventurosi e perfino la Parigi-Dakar. Ovunque si trova il meccanico che sappia, all’occorrenza, ripararla, e il suo motore accetta benzine di ogni tipo e qualità.
L’evoluzione: dagli anni 40 agli anni 70
In 80 anni di produzione, la Vespa ha indossato innumerevoli vesti, evolvendosi ma restando sempre uguale a se stessa. Nel 1948 arriva la “125”, con la sospensione posteriore: è quella immortalata nel film “Vacanze romane”; sette anni dopo è la volta della 150 Gran Sport (8 CV, 100 kg, cambio 4 marce), considerata dai vespisti la più bella di sempre: è anche la prima a superare i 100 km/h e ha le ruote da 10” per essere più stabile. Nel 1956 a Pontedera si festeggia la produzione della milionesima Vespa. Passano altri otto anni e nel 1963 si pensa ad allargare la base della clientela: la “50” può essere guidata a 14 anni “senza documenti”, come recitava lo slogan del lancio, in virtù della potenza “codice” di 1,5 CV; pesa 68 kg ed è la prima con scocca piccola e ruote da 9”, sulla cui base nascerà la “125 Primavera” (7 CV, 68 kg) del 1968. Agile e brillante, la Primavera è un simbolo potente di libertà e fantasia: avrà un successo enorme. Le sue doti saranno enfatizzate nel 1976 dalla versione ET3 (accensione elettronica e terzo travaso nel cilindro, con 8 CV).
Dalla “PX” ai modelli moderni
Passa un decennio e nel 1977 arriva una Vespa tutta nuova: si chiama “PX 125-150”, ha forme larghe e squadrate, è comoda e robusta (8-9 CV per 104 kg); con 3 milioni di esemplari è la più venduta, icona di una generazione. Segue, nel 1982, il nuovo modello piccolo: si chiama “PK” e sostituisce la “50” - nel 1973 divenuta “Special”, amatissima base per le “truccature” con i kit di Pinasco, Polini e Zirri - e “Primavera” con un design moderno e spigoloso. Sono i modelli che accompagnano lo scooter della Piaggio al tramonto dei motori a due tempi: la nuova epoca del motorismo porta i motori a 4 tempi e la Vespa si adegua nel 1996 con la ET4, che abbandona il cambio a manopola in favore del variatore. Le prestazioni aumentano sensibilmente (12 CV), avviando un processo di evoluzione che segue quella della mobilità: cilindrate e dimensioni sempre maggiori, fino ad arrivare ai 25 CV e oltre 160 kg dell’odierna Vespa GTS 310 con cerchi da 12”. Ma nella gamma odierna c’è ancora spazio per le “piccole” Primavera 50 e 125 e, naturalmente, anche per la versione elettrica.
