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28 maggio 2018 | di Redazione Ruoteclassiche

[Villa d’Este 2018] Ferrari 335 S, ecco i segreti della “Best of Show”

Il “Best of Show” del Concorso d’Eleganza di Villa d’Este 2018 è andato all'ultima delle quattro Ferrari 335 S costruite dalla casa del Cavallino. Acquistata a Seattle quattro anni fa dall’attuale proprietario, l'austriaco Andreas Mohringer, combina un motore molto potente (390 CV) con una carrozzeria leggerissima (880 kg).

Di 335 S la Ferrari ne ha costruite soltanto quattro, tra il 1957 e il 1958. Appena due anni fa, al Retromobile Supercar Show, una di esse - complice un palmarès da far tremare i polsi - è stata battuta all'asta a una cifra superiore ai 32 milioni di euro. Non stupisce più di tanto, dunque, che sulle rive del lago di Como, sin dalle prime battute del concorso, tra le vetture più ammirate figurasse proprio la rarissima vettura Sport di Maranello.

Nasce per correre e per vincere, questa barchetta dalle forme morbide e affusolate. All'indomani della 12 Ore di Sebring del 1957, a Maranello si lavora alacremente per spremere più potenza dal 12 cilindri che già equipaggiava le Sport 290 MM (prima alla Mille Miglia del 1956 con Eugenio Castellotti) e 315 S (seconda alla Freccia Rossa l'anno seguente con Wolfgang von Trips).

La nuova vettura supera ora i 4 litri di cilindrata e guadagna una trentina di cavalli rispetto alle configurazioni precedenti. Il debutto in gara avviene alla Mille Miglia del 1957: la prima frazione di gara è un successo clamoroso, con l'equipaggio Collins - Klemantaski capace di imprimere alla corsa un ritmo forsennato, impensabile per gli avversari. La loro prestazione, con il passaggio a Siena dopo 6h 47' 48'' alla media di quasi 162 km/h, prometteva di battere il record di media oraria stabilito due anni prima da Stirling Moss al volante di una Mercedes-Benz 300 SLR. A interrompere il sogno di gloria della Ferrari il cedimento della trasmissione a Parma, mentre Collins - Klemantaski erano saldamente al comando.

L'altro esemplare impegnato nella Brescia - Roma e ritorno di quell'anno fu affidato al marchese Alfonso De Portago, che rimase costantemente tra i primi fino a una decina di chilometri dal traguardo quando, in seguito all'esplosione di un pneumatico, uscì di strada piombando tra la folla. Insieme a lui persero la vita il secondo pilota Nelson e nove spettatori: un incidente drammatico che sancì la fine della Mille Miglia come gara di velocità. Dopo il tragico epilogo della gara bresciana, le 335 S fecero ancora in tempo ad aggiudicarsi una manciata di vittorie e piazzamenti d'onore che valsero alla Ferrari la conquista dell'ennesimo titolo mondiale.

Alberto Amedeo Isidoro

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