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Winter Marathon 2016: a Spagnoli-Parisi la classica della neve

L’unica grande assente, alla 28a edizione della Winter Marathon, è stata la neve. I 410 chilometri della gara, infatti, sono stati affrontati su strade perfettamente asciutte, che solamente sui passi dolomitici erano incorniciate dai campi imbiancati. Tutti gli altri ingredienti di questa classica invernale, invece, non sono mancati: ritmo serrato, prove molto impegnative, freddo intenso e panorami splendidi, con la luna e il cielo stellato a fare da magico scenario alla sfida tra i concorrenti.

Duello sul filo dei secondi
Ad avere la meglio, dopo una battaglia serratissima, sono stati i bresciani Franco Spagnoli e Giuseppe Parisi con la loro Fiat 508 S del 1932, premiati anche per il coraggio di aver affrontato la cavalcata notturna su una barchetta, che come da tradizione alla Winter Marathon gode del 7% di bonus sul coefficiente. Subito dietro, i siciliani Antonino Margiotta e Bruno Perno con una Volvo PV544 del 1965, che sono stati autori di un’ottima gara, commettendo un numero di penalità inferiore, ma sono stati sfavoriti dall’età più recente della vettura. Terzo, un altro equipaggio siciliano, quello composto da Francesco e Giuseppe Di Pietra, padre e figlio, con una Fiat 508 C del 1938. La coppa delle Dame per il primo equipaggio femminile è andata invece a Emanuela Cinelli ed Elena Scaramuzzi su una Mercedes-Benz 250 SL del 1967.

Percorso da favola
Dopo la partenza dal centro di Madonna di Campiglio, i 118 equipaggi hanno cambiato direzione, puntando verso sud alla volta di Pinzolo e Tione. Il percorso, infatti, è stato in parte modificato rispetto alle ultime edizioni, regalando ai concorrenti paesaggi suggestivi, sia nelle zone a fondo valle, lungo la strada del Vino, sia in quota, sui 12 passi attraversati. Non sono mancati i classici passaggi al Pordoi, dopo una breve sosta, al Campolongo, con la discesa a Corvara e al Gardena, con temperature rigide e scalate che hanno messo alla prova soprattutto le vetture anteguerra. Per fortuna, il meteo è stato meno impietoso di quanto indicassero le previsioni: la colonnina di mercurio non è scesa a -22, ma si è fermata a -12.

Senza margini di errore
Piuttosto impegnative e molto tecniche le 55 prove disseminate lungo il tracciato, complesse sia per i tempi, che non ammettevano errori di percorso, sia per la navigazione, che ha riservato qualche difficoltà che ha misurato l’abilità dei co-piloti, oltre che dei driver, nel decifrare il radar. Serratissime, poi, le prove sul circuito Safety Park Vadena, nei pressi di Bolzano, da dove poi gli equipaggi di sono diretti verso il passo della Mendola, dove si sono disputati gli ultimi, decisivi passaggi, prima di tornare a Madonna di Campiglio, alle due di notte.

La sfida sul laghetto
Dopo un po’ di riposo (poco, in verità, perché molti equipaggi hanno atteso la pubblicazione delle classifiche, ritardata alle 6.30 del mattino da numerose richieste di verifica dei tempi), la sfida è ripresa, questa volta sul laghetto ghiacciato nel centro della località dolomitica. Qui, il giovedì sera, si era già disputato il Trofeo Apt, riservato ai primi 30 iscritti alla gara e vinto dall’equipaggio Bresciani-Coen, su Alfa Romeo Giulia 1300 TI del 1967. Sabato pomeriggio, invece, davanti al pubblico di sciatori e turisti sono andati in scena il Trofeo Ma-Fra, riservato alle vetture anteguerra, vinto dai terzi classificati alla gara notturna, Di-Pietra-Di Pietra sulla loro Fiat 508 C, e il Trofeo Tag Heuer, un’appassionante sfida a eliminazione diretta con le vetture impegnate a coppie a disputare il giro del lago nel tempo imposto di 53”. Ad aggiudicarsi il primo premio (un cronografo Tag Heuer) è stato l’equipaggio Fontanella-Malta, su Porsche 356 A Coupé del 1955.

Sul numero di febbraio di Ruoteclassiche troverete il reportage dell’evento e il racconto della gara dall’abitacolo della nostra vettura, una Fiat 508 C del 1937 condotta da Alessandro Gamberini e Laura Confalonieri.

Testo di Laura Confalonieri
Foto di Pierpaolo Romano

 

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