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14 agosto 2015 | di Redazione Ruoteclassiche

14 agosto 1988: in ricordo di Enzo Ferrari

27 anni fa, si spegneva il Drake. Oggi ci piace ricordarlo così, agli esordi come costruttore, attraverso la storia di due “antichi” esemplari, perduti: il telaio 001S della prima Ferrari "venduta" a un cliente e il 003S, della prima con carrozzeria coupé.

Enzo Ferrari provò tutte le esperienze del settore automobilistico e andò a coronare quasi mezzo secolo di vita speso in mezzo alle auto da corsa creando una propria azienda. Nel 1947, a 49 anni suonati (era nato il 18 febbraio 1898 ma la sua nascita fu registrata due giorni dopo) si lanciò in un’avventura che lo avrebbe portato verso traguardi impensabili.

Auto Avio Costruzioni
Ferrari aveva già esordito come costruttore nel 1940 con la Auto Avio Costruzioni 815, una barchetta 8 cilindri di 1.500 cc con carrozzeria Touring Superleggera. Ma non aveva potuto utilizzare il suo cognome per i propri impegni con l’Alfa: nei primi Anni 20 aveva iniziato a collaborare con il Biscione come pilota; poi, dal 1929, come affidatario delle vetture da corsa ufficiali attraverso la nuova Scuderia Ferrari da lui ideata.

Risolto il problema con il Portello, Enzo Ferrari fondò a Maranello il proprio marchio costruttore e l’11 maggio del 1947, sul circuito di Piacenza, Franco Cortese portava al debutto la 125 S, la prima Ferrari della storia (oggi perduta, esiste una ricostruzione moderna).

001S: la prima Ferrari “venduta”
Dopo le prime gare, la 125 Sport era evoluta nel nuovo tipo 159 S dotato di maggiore potenza, ottenuta aumentando la cilindrata unitaria del V12 Colombo da 125 a 159 cc, per una cubatura complessiva cresciuta da 1.500 a 1900 cc. Una di queste vetture, col telaio 002, è sopravvissuta fino a oggi ed è attualmente di proprietà del collezionista James Glickenhaus (proprietario anche di una 330 P4, telaio 0846, non univocamente considerata “originale”). L’evoluzione successiva del 12 cilindri portò alla definizione del tipo 166, con motore 2 litri, il primo modello che diede avvio, di fatto, ai successi sportivi di Ferrari.

Secondo le documentazioni ufficiali, il telaio 001S, contraddistinto dal numero “4” nell’ambito dei certificati d’origine Ferrari, identifica la prima Ferrari che sia stata venduta a un cliente. Indicata come “159 S” o come “166 S” si trattava di una vettura con carrozzeria barchetta eseguita da Serafino Allemano, battilastra torinese attivo fin dal 1928, venduta al conte milanese Bruno Sterzi nelle prime settimane del 1948. Nel mese di febbraio il nobile milanese ricevette la targa, MI 111176.

Clemente Biondetti, vincitore della Mille Miglia del ‘38 e del ’47 con l’Alfa Romeo, la portò alla vittoria all’8° Giro di Sicilia nel mese di aprile. Successivamente, il 2 maggio, con il numero di gara 178, la 001S prese parte alla Mille Miglia con lo stesso Conte Sterzi ma si ritirò. Questi la utilizzò ancora: alla Bolzano – Mendola (3° assoluto), al Circuito del Garda (2° assoluto) e alla Vermicino – Rocca di Papa (3° assoluto). Nel ’49 è segnalata un’ultima apparizione in gara, ancora al Circuito del Garda. Nel 1950 la 001S fu ceduta al Barone siciliano Stefano La Motta (con nuova targa PA 17370). Per tutti gli Anni 50, secondo le fonti, la 001S passò di mano varie volte sempre con proprietari siciliani fino a far perdere le proprie tracce alla fine degli Anni 50.

003S: la prima Ferrari Coupé
Il telaio successivo, 003S, è descritto come una 166 Sport
, e identifica certamente la prima Ferrari Coupé della storia. Il vestito, ancora opera di Allemano, era verniciato in colore rosso. Questa vettura iniziò la carriera nelle mani della Scuderia Ferrari, che la schierò alla 1000 Miglia del’48 assieme alla 001S; altre tre Ferrari, per onore di cronaca, coloravano di rosso Corsa la Freccia Rossa: una affidata a Franco Cortese (le foto la ritraggono identica alla 125), la 166 s/n 004 di Gabriele e Soave Besana e la 166 SC, s/n 010i n. 1049 con al volante il grande Tazio Nuvolari.

Sulla 003S Ferrari volle ancora il grande Clemente Biondetti. In coppia con Giuseppe Navone, il pilota sardo vinse la corsa in poco più di 15 ore, a un media oraria di oltre 121 km/h, raccogliendo il primo successo per la Ferrari e salvando la faccia alle rosse (tutte le altre quattro vetture si ritirarono).

Subito dopo, la vettura fu venduta al gentleman driver milanese Giampiero Bianchetti che la registrò con targa MI 126799. Si racconta che Bianchetti fosse amico di Gioacchino Colombo e, dunque, avesse ricevuto adeguate garanzie sulla validità delle nuove auto prodotte a Maranello.

Bianchetti corse alla Bolzano – Mendola (nel mese di luglio) dove si piazzò secondo assoluto, quindi alla Coppa d’Oro delle Dolomiti (ritiro) e alla Vermicino – Rocca di Papa.

Per le gare del 1949 scelse un nuovo colore grigio Argento per la sua Ferrari. La 166 Sport s/n 003S prese parte alla Mille Miglia con il numero 611 (ritiro), alla Coppa Intereuropa (2° ass.), al Circuito di Pescara (7° assoluto). Si rivide ancora alla Coppa d’Oro di Sicilia del marzo ’51 (3° assoluto) e al Gran Premio dell’Aerodromo a Modena.

Incidente: una nuova carrozzeria Colli per la 003S
A questo punto le vicende iniziano a presentare voluminose falle sicché non è possibile avere una cronologia precisa. Si sa che la 003S ebbe un brutto incidente (documentato da un’immagine), in seguito al quale fu ricarrozzata da Colli e riverniciata in colore rosso scuro.

Alcune fonti riportano alcuni passaggi di proprietà negli anni successivi fino a un nuovo incidente, avvenuto negli Anni 60, che probabilmente ebbe conseguenze più gravi: infatti si salvarono solo motore e cambio, che furono installati in un telaio più recente, forse il numero 0205EL di una 212 Inter del ’52.

Alvise-Marco Seno

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