News
26 maggio 2018 | di Redazione Ruoteclassiche

26 maggio 1938, il giovedì che cambiò la storia dell’automobile

Oggi, ottant’anni or sono, veniva posta la prima pietra del polo industriale di Wolfsburg. Ad ascoltare il discorso di Adolf Hitler oltre 70.000 persone festanti, 600 ospiti d’onore, 150 giornalisti e ovviamente i vertici del Terzo Reich. Nasceva una nuova città.

Bassa Sassonia, Germania: la zona rurale vicino al villaggio di Fallersleben, dominata dal castello medievale di Wolfsburg, è teatro di un evento destinato a cambiare sia la fisionomia del territorio sia la storia dell’automobile. È il 26 maggio del 1938, un giovedì. Il sole splende. Oltre 70.000 persone, lì giunte da ogni angolo della nazione grazie a 28 convogli ferroviari speciali e a centinaia di corriere, assistono alla cerimonia della posa della prima pietra della fabbrica dove sarebbe stata prodotta in grande serie la vettura del popolo progettata da Ferdinand Porsche: la Kdf Wagen, la futura Volkswagen (conosciuta come Maggiolino, nome però assunto ufficialmente solo con il model year 1968).

Uno stabilimento, denominato Kdf Stadt, pensato per integrarsi con l’ambiente circostante, cuore produttivo di una città completamente nuova costruita per ospitare le migliaia di operai (e rispettive famiglie) chiamate a realizzare la vettura voluta da Hitler. Un progetto ambizioso; in una prima fase la produzione annuale dovrà essere di 400.000 automobili, impiegando circa 18.000 lavoratori, per passare successivamente a 800.000 - 1.000.000, con il coinvolgimento di 30.000 risorse. L’efficacissima macchina propagandistica del Terzo Reich allestisce una celebrazione alla quale sono invitati 600 ospiti d’onore e 150 selezionati giornalisti, in un tripudio di svastiche, impettiti gerarchi, saluti nazisti e folla osannante.

Il treno con a bordo Adolf Hitler arriva alle 12.40: il dittatore sfila fra due ali festanti, dirigendosi verso il palco per il discorso, dove sono esposti tre esemplari preserie della Volkswagen, due berline (di cui una con tetto in tela apribile) e una cabriolet, tutte in livrea grigio-blu. “È qui che il Reich tedesco realizzerà la città più moderna e più piacevole per i lavoratori… Io pongo la prima pietra a nome del popolo tedesco. La nuova vettura porterà il nome dell’associazione che più si è impegnata nell’esaudire i desideri degli strati più ampi del nostro popolo, Kdf (Kraft durch Freude, ossia Forza attraverso la gioia, è una organizzazione ricreativa dei lavoratori controllata dallo Stato, ndr). La fabbrica nascerà dalla terra grazie alla forza del popolo tedesco. E dovrà servire a procurargli gioia”.

Al termine della cerimonia Hitler sale sul sedile del passeggero della cabriolet per tornare alla stazione ferroviaria: al volante c’è “Ferry” Porsche, mentre dietro è seduto suo padre Ferdinand, visibilmente contrariato per la decisione del Führer di battezzare la sua “creatura” non Volkswagen bensì con un nome così ampolloso e strettamente legato al regime. Spenti i riflettori, la costruzione non procede come auspicato; Hitler non ha altra scelta che chiedere aiuto a Benito Mussolini affinché invii mille operai.

Nel frattempo proseguono i collaudi dell’automobile; al Salone di Berlino del 1939, che si svolge dal 17 febbraio al 5 marzo, debutta la versione definitiva della Kdf Wagen. Ma ormai la guerra è alle porte: nel periodo bellico dal Kdf Stadt escono circa 66.000 veicoli (50.000 Kübelwagen, 15.000 Schwimmwagen e 1200 Kdf Wagen). Nel maggio del 1945 il comprensorio industriale, gravemente danneggiato dai bombardamenti, è sotto il controllo degli Alleati, che lo ribattezzano Wolfsburg; la gestione dello stabilimento viene affidata al maggiore britannico Ivan Hirst, che comprende subito le enormi potenzialità dell’utilitaria tedesca e riattiva la produzione già a dicembre dello stesso anno. Il 14 ottobre del 1946 si festeggia il 10.000° esemplare prodotto; il 1° gennaio del 1948 la direzione di Wolfsburg viene assunta da Heinrich Nordhoff, scelto con grande lungimiranza da Hirst. Sarà lui, al timone dell’azienda fino al 1968, a diffondere nel mondo il marchio Volkswagen.

Fabrizio Greggio

TAGS Volkswagen
Condividi
COMMENTI