Ad Almese, tra le colline della bassa Val di Susa, la casa-studio di Marcello Gandini ha ospitato, a due anni dalla sua scomparsa e quasi negli stessi giorni in cui, 60 anni fa, al Salone di Ginevra debuttava la Lamborghini Miura, un incontro volutamente raccolto che ha aperto il luogo dove, per oltre quattro decenni, il Maestro ha disegnato alcune delle forme più radicali dell’automobile moderna.
Spazio vivo
Entrare nello studio di Marcello Gandini significa capire subito una cosa: qui il design non è mai stato un esercizio di stile. Tecnigrafi, fogli, modelli e appunti raccontano un metodo creativo diretto e, per così dire, essenziale. Gandini lavorava con la matita prima ancora che con qualsiasi tecnologia, partendo dall’idea pura per poi tradurla in forma, ma senza alcuno snobismo verso gli strumenti di lavoro più moderni. La giornata ha avuto anche questo significato: riaprire quelle stanze perché rimangano un luogo di viva creatività. L’intenzione della famiglia Gandini, come raccontato dalla moglie Claudia e dalla figlia Marzia, è quella di mantenerle come spazio di lavoro e di confronto, capace di accogliere in un prossimo futuro studenti, progettisti e aziende interessati ad avvicinarsi a quella purezza dell’idea di design tanto amata dal Maestro. Passeggiando tra gli ambienti dello studio si percepisce ancora molto bene questo spirito. Non c’è la celebrazione monumentale che spesso accompagna figure di questo calibro, ma una sensazione di continuità.
L’omaggio delle Miura
Emozionante il momento dell’arrivo delle quattro Lamborghini Miura invitate per l’occasione, che si sono allineate proprio davanti allo studio. Tra le vetture, di proprietà delle collezioni di Alfredo e Maria Paola Stola, Claudio Ivaldi, Fondazione Gino Macaluso e ASI Bertone, quest’ultima assume particolare significato essendo stata l’auto personale di Nuccio Bertone. Quattro vetture uguali ma diverse tra loro, unite da quella stessa architettura rivoluzionaria che nel 1966 cambiò il modo di immaginare una sportiva. Con la Miura, Gandini non si limitò a disegnare una bella carrozzeria: costruì un nuovo linguaggio.
Luogo dell’anima
L’incontro di Almese ha ricordato anche un altro aspetto della figura di Gandini: il suo profondo rapporto con il territorio. Non è solo il luogo in cui il designer ha vissuto e lavorato per decenni, ma anche un contesto molto affine alla personalità curiosa ma riservata del Maestro, poco incline all’autoreferenzialità. Un atteggiamento che si rifletteva anche nel modo di progettare: dietro le linee spettacolari di auto come Miura, Countach o Stratos c’era sempre un pensiero estremamente razionale, quasi ingegneristico, e mai fagocitato dal rumore di fondo del mondo dell’auto. Vedere quattro Miura parcheggiate davanti allo studio dove tutto è iniziato ha ricordato a molti dei presenti che, a volte, le rivoluzioni nascono proprio così: da un foglio bianco, una matita e una mente libera.
