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14 novembre 2016 | di Redazione Ruoteclassiche

Addio a Bruno Patriarca

Si è spento a 81 anni Bruno Patriarca, erede del fondatore dell'azienda, papà Rodolfo, detto il “Mago di San Giovanni”, massimo specialista con le Sport nel dopoguerra. Costruttore e preparatore secondo la tradizione famigliare, Bruno è divenuto un'icona assoluta del motorismo.

Nativo di Montorio al Vomano (1935), in provincia di Teramo, il giovanissimo Bruno entrò nell'officina del padre - fondata negli Anni 30 a Roma - per iniziare a farsi le ossa nel settore della meccanica automobilistica, specialmente con le preparazioni. Era infatti questa l'eccellenza che presto valse alla Patriarca l'interesse della clientela sportiva romana. Ma non solo.

A fine Anni 40 Patriarca si propone anche come costruttore, con la realizzazione della sua prima vettura, una Sport 750 su meccanica Fiat. In quell'epoca, in Italia, vince e stravince il marchigiano Sesto Leonardi, trionfatore, nella sua lunga carriera tra il 1934 e il '67, in 17 Campionati italiani nella categoria Sport sotto il litro di cilindrata. Leonardi era passato da Siata a Stanguellini a Marino per ottenere sempre maggiore potenza per il piccolo motore della meccanica Topolino. E finalmente approda alla Patriarca per la preparazione di una Fiat Stanguellini con cui conquista il Campionato italiano 1949. L'anno successivo chiede ancora all'esperto romano di intervenire sul bicilindrico Giannini di 750 cc della sua Berlinetta Sport.

Leonardi vince la stagione ma, soprattutto, si prende una grande soddisfazione alla Mille Miglia: insieme ad Agostino Prosperi porta la Fiat "Patriarca" Berlinetta al traguardo di Brescia al 24esimo posto assoluto e prima in classe Sport fino a 1.000 cc. Ed è lo stesso Leonardi - ampiamente soddisfatto delle Patriarca - a riconoscere in Bruno il collaboratore migliore cui affidare, qualche anno dopo, l'assistenza e la preparazione della sua Giaur 750.

Verso la fine degli Anni 50, ormai consacrati a figure di riferimento per le piccole cilindrate sportive, Bruno e il padre Rodolfo consolidano la fama nel settore, specialmente nella nuova Formula Junior, da poco creata. Il marchio Patriarca diventa fondamentale perché responsabile della crescita professionale delle nuove leve dell'automobilismo sportivo. I giovani, infatti, hanno a disposizione le piccole Patriarca-Baby 500 con meccanica della minuta utilitaria FIAT ma potenziata. Ne vengono costruite una decina e "potrebbe" nascere un campionato vero e proprio con 10 appuntamenti. Purtroppo manca l'approvazione della CSAI e tutto resta un sogno. Almeno fino al 1963: la Commissione, infatti, finalmente concede l'omologazione e la vettura rinasce con profondi aggiornamenti di telaio e motore (si utilizza un nuovo Steyr Puch) rivelandosi imbattibile nella stagione di corse in cui si misura. E la vittoria nel Campionato diventa una formalità.

Negli Anni 60 Bruno Patriarca si mette definitivamente in proprio: corre, assiste, prepara, costruisce. Nascono la ARS (Automobili Romane Sportive) Bella di Roma (con motore Alfa preparato Giannini) e la Patriarca Venturina. Negli Anni 70 si dedica alle Ford Mexico e alla "cura" del giovane Andrea De Cesaris e, a fine decade, al pilota Franco Gardelli in vista del campionato Fiat Day. I risultati sono nientemeno che "vincenti", al punto da correre la stagione successiva sotto l'egida ufficiale del Lingotto, al quale procura un nuovo titolo nella serie.

Gli Anni 80 sono per Bruno l'occasione per avvicinarsi al settore delle auto storiche: fonda un club dedicato al padre (che scompare in questi anni), organizza eventi e cura le vetture di amici e clienti. Ma, nello stesso tempo, continua a dedicarsi alle auto moderne: prepara, in tal senso, vetture BMW da corsa ancora per qualche anno.

Alvise-Marco Seno

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