Addio a Mauro Schedoni - Ruoteclassiche
Personaggi
14 January 2021 | di Giancarlo Gnepo Kla

Addio a Mauro Schedoni

Ci lascia Mauro Schedoni, si è spento ieri notte all’età di 78 anni. Era l’erede della storica calzoleria Schedoni ma, alla fine degli anni 70 aveva trasformato l’attività di famiglia, specializzandosi nella lavorazione della pelle e nella produzione di valigie su misure per le sportive Ferrari. In poco tempo, la sua azienda si è affermata tra le eccellenze del Made in Italy: un’avventura cominciata quasi per caso, che portò Schedoni a diventare un fornitore esclusivo del Cavallino Rampante.

In Emilia il lavoro è una vocazione portata avanti con dedizione e sacralità. Il sudore, i sacrifici e il grande estro creativo degli emiliani hanno reso questa terra fertile per il proliferare di molte realtà d’eccellenza, nella meccanica, nell’elettronica e nell’artigianato. Il nome di Mauro Schedoni si riallaccia a questa dimensione divenendo l’artefice di una decennale partnership con la Ferrari, a cui si sono aggiunte le forniture ufficiali con molte delle Case che compongono il gotha dell’automotive: Aston Martin, Bentley, Bugatti, Lamborghini, Pagani, Rolls-Royce. Le sue creazioni prendono posto nei bauli delle auto più desiderate del pianeta.

Alberto Mantovani è l’autore del libro “Ferrari by Schedoni” dedicato all’amico scomparso la scorsa notte, dopo l’aggravarsi di un tumore che negli ultimi mesi lo aveva costretto ad abbandonare quell’azienda a cui ha dedicato anima e corpo. Proprio Mantovani ci racconta la storia incredibile di Schedoni e delle sue creazioni: “Non è possibile acquistare una valigia Cuoio Schedoni, se non tramite una casa automobilistica e non prima di averla ordinata come optional”. L’ingegnere spiega: “La Schedoni è rimasta un’azienda piccola che conta circa 20 dipendenti, impegnati a tempo pieno nella realizzazione di set di valigie per le varie supersportive, prodotti di lusso ‘bespoke’, come si dice adesso, realizzati su misura per adattarsi a modelli specifici”.

Quel Natale del ’76. L’intenzione di Mauro Schedoni di trasformare l’attività di famiglia maturò durante le vacanze di Natale del 1976. Quell’anno, il cognato Franco aveva comprato una Ferrari 308 GTB e sebbene Ferrari offrisse già una linea di valige “griffate” di dimensioni standard, queste non sempre si adattavano agli angusti bagagliai dei modelli più sportivi. Anche Franco lamentava l’impossibilità di caricare borse sulla sua fiammante berlinetta e così, il 24 dicembre 1976, Mauro regalò al cognato una borsa da viaggio, realizzata a partire dalle misure esatte del vano bagagli della 308 GTB. Il giorno seguente, al tradizionale pranzo di Natale si unì anche Amerigo Manicardi, il Responsabile Commerciale per le vendite internazionali della Ferrari. Vista l’eccellente fattura della borsa, Manicardi propose a Schedoni di realizzare altre borse per i clienti della Casa del Cavallino. La fornitura venne ufficializzata e le sue valigie vennero inserite nei listini ufficiali della Ferrari. Iniziava una partnership che prosegue tutt’oggi. Arriviamo così al 10 gennaio 1977, quando Mauro Schedoni dette vita alla sua azienda, la “Cuoio Designer” a partire dall’azienda fondata da suo nonno e nota per la produzione di calzature.
Ben presto l’artigiano modenese diventò un habitué di casa Ferrari: il Drake, Enzo Ferrari apprezzava moltissimo i suoi prodotti e aveva una grande stima per Mauro. Dal canto suo, Schedoni non produsse solo valigie per auto di lusso ma, per la Ferrari confezionò, anche agende, portadocumenti, trofei e oggettistica di ogni tipo. Spesso, le sue creazioni erano realizzate con pezzi scartati dal reparto qualità: bielle, pistoni o altre parti meccaniche finemente installate su piedistalli e supporti in pelle.

L’amicizia col Drake. A partire dal 1983 e fino al 2006, la collaborazione si estese anche alla fornitura di rivestimenti per i sedili delle monoposto di Formula 1. Mantovani riporta il curioso aneddoto, secondo cui, Schedoni dopo aver faticato parecchio per trovare una pelle al contempo sottile e resistente, si vide poi rifiutare il preventivo da parte di Ferrari. A quel punto, considerando che quei pellami non erano riutilizzabili, decise di regalarli a Ferrari. Il Drake, apprezzando la grande generosità di Schedoni, gli fece notare che il suo logo era troppo piccolo e che forse avrebbe dovuto pensare a un nome “più italiano”.
Sul momento Mauro non capì, Enzo Ferrari gli propose allora di diventare suo sponsor, a titolo gratuito. Poco dopo, l’azienda cambiò denominazione in “Cuoio Schedoni” e il suo logo iniziò a campeggiare sui sedili di tutte le Ferrari da Formula 1. Una scelta arguta quella del Drake, in quanto i piloti erano fotografati e ripresi spesso mentre salivano o scendevano dalla vettura, con loro veniva immortalato anche il logo della piccola azienda modenese. I grandi nomi avrebbero pagato miliardi per avere il loro emblema in quella posizione. Era il codice d’onore dei giganti dell’automobilismo e fino alla morte di Enzo Ferrari, nel 1988, Schedoni è rimasto l’unico fornitore di pellami per la Casa di Maranello.

Il ricordo di Mauro. Negli ultimi tempi, Mauro Schedoni seguiva in prima persona gli interventi sui rivestimenti interni delle preziose vetture seguite dal reparto “Ferrari Classiche”. Per chi passava in azienda, non era improbabile vederlo impegnato nel tagliare, cucire o ritoccare sedili e pannelli. Qualche volta si cimentava anche nella tintura del cuoio, tutto finalizzato a riportare gli interni delle vecchie Ferrari al loro antico splendore. La passione per il suo lavoro lo ha accompagnato fino all’ultimo, quando in quella sua azienda non è potuto più andare. Ora è il figlio Simone a prendere le redini di questa realtà, una delle espressioni più pure di quel “Made in Italy” che il mondo ci invidia: una dicitura inflazionata ma, rivendicata con orgoglio e la cui valenza è riconosciuta universalmente. Un’indicazione che non si limita alla geografia quanto a una filosofia produttiva non replicabile altrove.
Mantovani lo ricorda così: “Mauro Schedoni era un amico. Incarnava un mix di talento, umiltà e onestà rare da trovare. Non si poteva non volergli bene”.

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