Alfa Romeo 155 2.0i TurboQ4: il Biscione integrale - Ruoteclassiche
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31 January 2022 | di Giancarlo Gnepo Kla

Alfa Romeo 155 2.0i TurboQ4: il Biscione integrale

Nel 1992 Alfa Romeo presentava una nuova berlina media realizzata sul pianale Tipo 3. Proposta inizialmente con lo schema a trazione anteriore, con il modello “Q4” la nuova 155 poteva esprimere la sua indole grintosa poi, magistralmente espressa nel motorsport.

La 155 è una delle Alfa più controverse degli ultimi trent’anni: venne contestata per la sua linea, definita da I.D.E.A. Institute, geometrica e un po’ massiccia ma soprattutto per la vicinanza tecnica con la più mansueta Fiat Tempra, a trazione anteriore fece insorgere la platea alfista legata alla trazione posteriore.
Per esaltarne il temperamento sportivo, tipico delle vetture del Biscione, i vertici Fiat decisero di dotare anche l’Alfa Romeo 155 Q4 della trazione integrale: venne utilizzata una trasmissione molto simile a quella già in uso sulla cugina Lancia Delta Integrale, un modello che non aveva certo bisogno di presentazioni e le cui doti vennero ampiamente comprovate in ambito agonistico.

La tecnica. Come motore venne impiegato il collaudato quattro cilindri bialbero da due litri (1.995 cc) sovralimentato anche in questo caso con un turbocompressore Garrett. Proposta nella configurazione più “spinta”, da 16 valvole, l’unità erogava 186 CV e 293 Nm di coppia motrice, disponibile da 2.500 giri/min. Il cambio era un classico manuale a cinque marce. Di rilievo le prestazioni: la 155 Q4 poteva superare i 225 km/h, accelerando da 0 a 100 km/h in circa 7 secondi. Ma il pezzo forte della Q4 era la trasmissione, composta da tre differenziali: l’anteriore convenzionale, il centrale epicicloidale con giunto viscoso Ferguson e il posteriore di tipo Torsen. La trasmissione era impiegata sulle Lancia Delta e Dedra ma rispetto a quest’ultima, sulla cugina 155, la coppia era ripartita al 47% sull’asse anteriore e al 53% al posteriore al fine di evocare maggiormente il feeling della trazione posteriore.

Il corredo. Esteticamente la 155 Q4 si caratterizzava per lo spoiler anteriore più profilato con i fendinebbia integrati, bandelle sottoporta in tinta con la carrozzeria (come gli specchietti), i cerchi in lega da 15” nel look scomponibile e l’impianto lavafari. Le tinte “tipiche” delle Q4 erano il rosso, il nero o il bianco.
All’interno spiccavano i sedili anteriori più avvolgenti, il volante e il pomello del cambio in pelle e, infine, i quattro poggiatesta di serie. A richiesta il climatizzatore automatico. La ricca dotazione includeva poi le sospensioni regolabili a controllo elettronico, presenti anche sulla cugina Dedra Integrale. Una soluzione non comune su una berlina del segmento D ma soprattutto un indice sull’elevato livello tecnologico del modello di punta della famiglia 155. Avanzatissimo, per l’epoca, anche l’ABS (di serie) a quattro canali e sei sensori, concepito specificatamente per le auto a quattro ruote motrici.

Il Motorsport. Per trainare le vendite, la 155 si cimentò con successo nelle competizioni conquistandosi un prestigioso palmarè che riportò agli onori delle cronache sportive il gruppo Fiat e il Motorsport firmato Alfa Romeo. Nel 1992 Alfa Romeo 155 si affermò nel Campionato Superturismo con un modello da competizione, sviluppato a partire dalla Q4. Dopo oltre 25 anni, tornava in auge la magica sigla “GTA” e la nuova 155 GTA s’impose, sin da subito, nel Campionato Italiano Superturismo onorando l’epopea dei modelli sportivi Alfa Romeo.
L’anno seguente, la 155 GTA venne equipaggiata con il 2,5 litri V6, qui montato longitudinalmente: nasceva così la 155 V6 TI DTM. Quest’auto fu protagonista di una delle pagine più belle del motorsport, con la memorabile vittoria di Nicola Larini che batté in casa Mercedes, Opel e BMW trionfando nel Campionato DTM 1993.

Il palmarès. Nel 1994 l’Alfa Romeo 155 V6 TI concluse seconda assoluta nel DTM, dopo la controversa finale di Singen ma rimase prima assoluta nei Campionati Turismo Inglese (BTCC) e Spagnolo (CET) e fu premiata per essere stata l’auto più vittoriosa nella Classe Turismo. Dopo la vittoria nel CET del 1995, l’anno seguente la 155 perse il titolo per un soffio, intanto il DTM cambiava denominazione in “ITC” (International Touring Championship). Nel 1997 la 155 V6 TI ITC vinse nuovamente in Spagna e concluse seconda il Campionato Superturismo con Fabrizio Giovanardi, non prima di aver dato prova di grande valore in pista.

Una perla da non perdere. Nonostante le prerogative agonistiche, l’Alfa Romeo 155 Q4 non replicò il successo dal punto di vista commerciale: venne costruita in circa 2.700 esemplari (2600 prodotti tra il 1992 e il 93 e un altro centinaio nel biennio 94-95). Le vendite furono limitate da diversi fattori, su tutti il consumo e il prezzo elevati: una 155 Q4 costava circa 50 milioni di lire e, nonostante le cifre in ballo, alcune finiture interne lasciavano a desiderare.
Oggi le quotazioni della Q4 sono sensibilmente più elevate rispetto alle altre versioni dalla famiglia 155, in primis per la rarità ma anche per la meccanica raffinata. Ma, per la sportiva Lancia, l’esborso per accaparrarsene una è nettamente maggiore: la torinese del resto si è affermata da tempo come una vera e propria icona mondiale del motorismo sportivo.

La rivincita. Con prezzi più abbordabili, tra i 15 e i 20.000 euro, anche la 155 Q4 adesso inizia ad intrigare gli appassionati di youngtimer, che iniziano a guardare con interesse anche le altre versioni “d’alta gamma” come la V6 2.5 con il leggendario motore “Busso” o le edizioni speciali, prodotte in serie limitata.
La 155 Q4 resta però su un livello superiore, per essere stata la base di sviluppo delle vetture che nei primi anni 90 hanno riportato in auge il motorsport targato Alfa Romeo dandogli un nuovo impulso e nuove, importantissime, vittorie.

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