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15 dicembre 2013 | di Redazione Ruoteclassiche

Alfa Romeo P2 Gran Premio 1924

Vinse il primo campionato per vetture Grand Prix.
Da quel momento la fama della casa del Portello valicò le Alpi e gli oceani. il suo motore bialberofu il capolavoro di Jano.

Vittorio Jano era consapevole che la soluzione del motore 8 cilindri in linea non andava esente da inconvenienti. Tuttavia, pressato dalla necessità di approntare un’inedita vettura Grand Prix nel giro di pochi mesi, preferì trarre profitto dalle esperienze già a suo tempo affrontate dal formidabile gruppo di lavoro alla Fiat condotto dagli ingegneri Tranquillo Zerbi e da Giulio Cesare Cappa nel progetto delle “801/402” e “805/405” da competizione. Cappa, a sua volta, aveva fatto tesoro degli studi di ricerca e delle sperimentazioni condotte dallo svizzero Ernest Henry per le Peugeot Grand Prix del 1914, che avevano riscosso all’epoca grande successo. In quel frangente era apparso indispensabile attenersi a formule tecnico-costruttive in grado di garantire la massima affidabilità; non a caso sulla nuova “P2” venne escluso l’impiego del compressore a palette Wittig montato sulla parte frontale del motore, il cui funzionamento lacunoso aveva costretto al ritiro le Fiat nella corsa di Tours del 1923. Jano volle condurre alcune prove con il compressore Roots a capsulismi, che da allora divenne una delle dotazioni standard sui motori sovralimentati Alfa Romeo.

La “P2” colse tutti di sorpresa al suo esordio, il 9 giugno 1924 al 2° Circuito di Cremona, dove vinse la corsa a oltre 158 km/h di media, battendo anche il record mondiale sui 10 chilometri lanciati in rettilineo, con 195 km/h. Dopo quell’esordio sensazionale, l’Alfa Romeo iscrisse tre vetture “P2” (con Antonio Ascari, Giuseppe Campari e Louis Wagner) alla più severa e prestigiosa gara europea del tempo, il Grand Prix de l’Automobile Club de France, a Lione; il 3 agosto, davanti a una folla di 400.000 spettatori, la vettura di Giuseppe Campari si aggiudicò un clamoroso successo e poi, due mesi più tardi (19 ottobre), al Gran Premio d’Italia, la vittoria andò alla “P2”di Antonio Ascari, seguita dalle tre vetture gemelle di Wagner, Campari e Fernando Minoia. Un trionfo.

Il formidabile motore della“P2”aveva sconfitto sul campo le Sunbeam, le Delage, le Fiat, le Bugatti, allora le marche di maggior fama nelle competizioni in circuito. Jano aveva escogitato uno speciale collettore di aspirazione provvisto di un polmone alettato che collegava, sotto la coppa, il compressore ai due carburatori verticali Memini (il regime di rotazione del compressore era dichiarato uguale a 1,235 volte quello del motore, arrivava cioè a 6800 giri/ minuto, ma - secondo lo stesso Jano - poteva arrivare a superare gli 8000 giri). Un’altra peculiarità dell’8 cilindri“P2”fu il comando a cascata di ingranaggi della distribuzione a due alberi a camme in testa, in contrasto con il sistema seguito dalla Fiat con alberino verticale e coppie coniche alle due estremità. Jano era fortemente contrario alla soluzione del comando distribuzione a catena, poiché giudicava quest’ultima assai fragile oltre il regime di 3500-4000 giri/minuto. La stagione di corse 1925 fu grandiosa per la“P2”, la quale assicurò alla Casa del Portello la conquista del primo Campionato del Mondo Marche nella classe Grand Prix, istituito per la prima volta quell’anno sulla base dei risultati conseguiti nelle quattro gare disputate a Indianapolis, a Spa, a Montlhéry e a Monza.

CARATTERISTICHE
Motore
Anteriore longitudinale
8 cilindri in linea (4 blocchi in acciaio)
Alesaggio 61 mm
Corsa 85 mm
Cilindrata 1987 cm3
Potenza 155 CV 5500 giri/min
di compressione 6:1
Due carburatori Memini Super
Compressore a due lobi.

Trasmissione
Trazione posteriore
Cambio a 4 marce
Leva di comando centrale
Frizione a dischi multipli a secco
Pneumatici ant.. 19x5.25; post. 19x6.00.

Corpo vettura
Vettura da Gran Premio
Telaio a longheroni
Sospensione ant. ad assale rigido, balestre semiellittiche longitudinali
Sospensione post. a ponte rigido, balestre semiellittiche oblique
Ammortizzatori a frizione
Freni meccanici a tamburo.

Dimensioni e peso
Passo 2630 mm
Carreggiata ant.1300 mm, post. 1200mm Lunghezza 4150 mm
Peso a vuoto 750 kg.

Prestazioni
Velocità 225 km/h.

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