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05 novembre 2018 | di Luca Pezzoni

Auto e arte, un connubio (sempre più) universale

Bene rifugio o investimento alternativo ad alto ritorno, le auto storiche mostrano dinamiche espositive e di marketing che le avvicinano sempre di più al mondo dell'arte. Con clienti e modalità di fruizione non più legate solo agli eventi di settore.

Percorso artistico. Classiche come bene rifugio o investimento alternativo, esposizioni di auto destinate alla vendita insieme ad opere d’arte, repliche di fiere sul format destinato all’arte contemporanea e poi ancora prestigiose case d’aste internazionali o italiane, ultima arrivata Cambi (che ha indetto un'asta a Milano AutoClassica), che aprono reparti dedicati alle auto storiche. Il processo di avvicinamento tra le auto classiche e il mondo dell’arte è iniziato da tempo e i segnali di un incremento di questa tendenza sono sempre più evidenti. Vedi il caso dei programmi legati all’arte, ormai consolidati, di chi ci ha visto lungo iniziando prima degli altri: è il caso delle Bmw Art Car firmate nel corso dei decenni da mostri sacri, come la M3GT2 di Jeff Koons, la M1 di Andy Wharol piuttosto che da visual artist di tendenza come la M6 a realtà aumentata di Cao Fei.

MOMA, Cisitalia e Smart. Ma, andando ancora più indietro nel tempo occorre ricordare che già nel 1951 il MOMA di New York aveva indicato la strada dedicando una manifestazione alle auto d’autore dal titolo esemplificativo “otto automobili” selezionate come esempio di arte e design. Tra queste c’erano la Cisitalia 202 ma anche altri marchi storici ancora di successo, come Mercedes-Benz, o decaduti come Talbot (per chi volesse è disponibile online il volume di presentazione dell’epoca). E la liason tra auto e MOMA poi è proseguita con spazio ad alcuni elementi, come il fanale della Mazda MX-5 NA piuttosto che a modelli anche pop diventati icone come la prima Smart, legati alla storia delle auto e del design. Ma cosa significa questa tendenza all’ avvicinamento tra arte e auto sempre più consolidata in ottica collezionistica? E, soprattutto, che riflessi può avere sul mondo degli appassionati? Verrebbe da dire che non bisogna preoccuparsi. Anzi, tutt’altro.

Forme e colori. La verità è che così si moltiplicano le occasioni di approfondimento e condivisione della passione, social network e riviste comprese, fuori dalla stretta cerchia di intenditori di auto storiche. Le ragioni delle classiche come arte quindi vanno oltre le classiche motivazioni che muovono un appassionato di auto tout court, ovvero la passione per la meccanica, il pedigree sportivo o i ricordi d'infanzia. Ci sono anche ragioni culturali, passione per la storia del design e di uomini paragonabili ad artisti come Scaglione e Pinin Farina che hanno fatto la storia delle auto. Vedi il caso della mostra attualmente aperta al Museo di Dusseldorf dedicata all’epoca d’oro dell’automobilismo, ovvero una serie di auto databili intorno agli anni 50 e 70 che vede tra le “opere d’arte” esposte la BMW 507 piuttosto che la Alfa Romeo Giulietta. La curatrice della mostra, Barbara Til, in un'intervista, oltre a ricordare i maestri del design, ha sottolineato come le auto sportive rappresentino per via della ricerca nello stile, nei particolari oltre che nei colori che, a loro volta, rappresentano e riflettono epoche e costumi, importanti forme artistiche. Di qui l’idea di dedicare una mostra agli anni d’oro della cultura e arte automobilistica.

Cofani aperti e inviti chiusi. Ma anche iniziative come il raduno Cofani Aperti del Museo Alfa Romeo di Arese, a ben vedere, trovano la propria ragione d’essere in concetti non molto distanti da questi, ovvero che l’amore per le auto non passa solo attraverso l’utilizzo in pista e il possesso ma anche attraverso la fruizione e l’ammirazione dei particolari. Esattamente come non occorre avere un quadro di Pollock in casa per apprezzarne le opere e visitare una mostra. Poi, all’estremo opposto, ci possono essere strategie di marketing mirate legate all’esclusività e alla contiguità dei possibili acquirenti del mondo arte e auto di grande pregio. Lo scorso settembre a New York, in un esclusivo golf club da oltre 1 milione di dollari di iscrizione annua si è tenuta Art Fair at the bridge, una fiera che vedeva affiancate gallerie d’arte, opere e quadri insieme a 150 classiche d’autore come Ferrari Enzo, Porsche 911, Aston Martin DB5 e Lancia Stratos, solo per citarne alcune. Tornando nel vecchio continente è interessante notare che, negli ultimi giorni di ottobre, a Salisburgo, la mostra Art Contemporary & Antiques International si teneva nello stesso luogo e in contemporanea alla più importante manifestazione dedicata alle auto classiche austriaca. Un chiaro segno di “vicinanza” del target anche in un ambito meno elitario rispetto a quello d’oltreoceano.

Musei ibridi. E l’ibrido tra arte e auto, a ben vedere, era già stato anticipato in Portogallo grazie alla passione dei membri della famiglia De Lacerda che ha dato vita al museo Caramulo dove si possono ammirare in un medesimo luogo la mostra dedicata ai 70 anni di Porsche, la Bugatti Baby del 1927 e la Alfa Romeo 1900SSC del 1955 tra le auto e, muovendosi di qualche passo, opere di Dali’, Picasso e Vieria fino ai visual artist contemporanei. Fin qui ragioni culturali, artistiche o legate al costume e al design, piuttosto che alla volontà di persone o programmi di marketing delle case. Ma volendo essere provocatori la prova definitiva del fatto che alcune auto sono diventate veri oggetti d’arte è data dal tipo di persone che le acquistano, non più necessariamente solo appassionati di auto più o meno abbienti. Anche sui giornali finanziari gli articoli dedicati alle rivalutazioni del mercato delle classiche si dividono lo spazio con quelli dedicati all’andamento del mercato arte contemporanea.

Valori e status. Inutile legarlo, a guidare le logiche poi ci sono le ragioni del portafogli e anche qui arte e auto classiche si danno la staffetta. Secondo i dati elaborati dal Knight Frank Luxury Index nel 2017 l’arte si è rivalutata del 21% contro il 2% delle auto, ma allungando la prospettiva temporale a dieci anni le percentuali si invertono: 334% contro 78%. E forse sono ancora più interessanti le ragioni che spingono ad acquistare questi beni secondo un sondaggio sempre di Knight Frank: al primo posto la gioia del possesso, al secondo l’apprezzamento del capitale, al terzo un porto sicuro per i propri soldi e al quarto le ragioni della diversificazione degli investimenti. Ma al quinto posto spunta anche lo “status” legato al possesso di questi beni…

Futurismo e collezionismo. La stessa RM Sotheby’s ha messo all’incanto la Ferrari di Formula 1 con la quale Michael Schumacher vinse il titolo mondiale del 2001 nel mezzo di un'asta di opere d'arte contemporanea. E il diffondersi di manifestazioni come Grand Basel, che prende le mosse dalla stranota kermesse Art Basel che vede da anni ricchi collezionisti da tutto il mondo arrivare con i propri jet privati a Basilea o Miami, è un altro chiaro segnale di questa tendenza. E, per chiudere il cerchio in tema auto e arte, possiamo ricordare l’amore dei futuristi per la velocità e le auto, testimoniato dalle parole del manifesto di Filippo Tommaso Marinetti: "un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Nike di Samotracia" o dal dipinto di Luigi Russolo "Dinamismo di un automobile". Impulsi che, come spesso accade nel mondo dell'arte, avevano anticipato la realtà di circa un secolo.

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