Citroën Xantia: una berlina media fuori dal comune - Ruoteclassiche
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25 January 2022 | di Giancarlo Gnepo Kla

Citroën Xantia: una berlina media fuori dal comune

L’erede dell’apprezzatissima Citroën BX mantenne le prerogative del Double Chevron, confermandosi foriera di innovazioni e distinguendosi per un livello di comfort impareggiabile sulle auto della sua classe.

Linee tirate ed essenziali, silhouette statuaria e concettuale. Nel dicembre del 1992, si presentava così la Citroën Xantia, una nuova berlina di segmento D che faceva proprie le avanzate soluzioni tecniche del marchio con l’avanguardia stilistica del design italiano firmato Bertone. Per chi ha imparato ad osservare le automobili è lampante riscontrare l’approccio in pure stile Bertone sulla nuova berlina di classe media, un progetto avviato nel 1987 con la sigla interna “X1”.
Costruita nello stabilimento francese di Rennes, in Bretagna, la nuova Citroën Xantia si fece apprezzare per l’immagine moderna e ricercata. Il suo stile, seppur geometrico, era più fluido ed armonioso rispetto a quello tutto spigoli della BX, fortemente legata ai canoni anni 80. Il design della Xantia richiamava il family feeling introdotto con l’ammiraglia XM e, in piccolo, la nuova berlina replicava le suggestioni della sorella maggiore, anche per quanto concerneva la comodità e la tenuta di strada. Doti che le consentirono di raggiungere un grande successo.

Le concept. Due concept car che prefigurarono alcune specifiche meccaniche poi riprese sulla Xantia di produzione. Al Salone di Parigi del 1988, la showcar Activa stupiva con le quattro ruote sterzanti, i freni con dispositivo antibloccaggio e il controllo elettronico di trazione. All’epoca tutto ciò rappresentava lo stato dell’arte in ambito tecnologico. Non contenta, Citroën svelò due anni dopo la Activa 2, durante il Salone di Parigi del 1990: questa era più convenzionale nello stile ma portava al debutto un inedito sistema antirollio e il sistema di navigazione satellitare.

Pratica e distintiva. L'auto beneficiava di un ottimo coefficiente di penetrazione dell’aria (CX) che contribuiva positivamente su prestazioni e consumi. Come la BX, la Xantia ereditò la configurazione cinque porte, amatissima in Francia e da molti clienti Citroën. Il pratico portellone posteriore, infatti, consentiva di accedere all’ampio bagagliaio, dalla capienza di 480 litri. L’interno della Xantia rispecchiava lo stile moderno della carrozzeria, caratterizzandosi per la plancia a sviluppo orizzontale, completato con una peculiare maniglia per il passeggero. A bordo, la Xantia si faceva apprezzare per l’abitabilità e il livello di finitura, superiore a quello della BX. Tra le dotazioni spiccava il corredo per la sicurezza, con ABS, airbag e cinture di sicurezza con pretensionatore. Su strada, spiccava il comfort dovuto alle raffinate sospensioni idropneumatiche: un must sulle berline del segmento medio e superiore di Casa Citroën sin dai tempi della DS.

Il debutto commerciale. La Xantia entrò a listino nel marzo 1993, proposta in tre allestimenti: X, SX e VSX. Al lancio, etano disponibili solo motori a benzina. Il modello d’ingresso era il 1.6 da 89 cv, poi il 1.8 da 103 cv e infine un 2.0, declinato nella variante otto valvole da 123 CV e in quella da 16 valvole, con 155 CV.
Solo sull’allestimento VSX adotta la sospensione Hydractive II era di serie.
Nel mese di giugno la gamma si arricchì delle versioni diesel: il 1.9D aspirato da 71 CV e il 1.9 TD da 92 CV, già apprezzati sulle ultime BX per la robustezza e la parsimonia. Da luglio dello stesso anno la Xantia venne proposta anche con cambio automatico disponibile su tutta la gamma di motori, eccezion fatta per il 1.6.

L’evoluzione. Nel luglio 1995 l’offerta si arricchì con due nuove unità 16 valvole: il 1.8 16V da 112 CV e il 2.0 16V di 135 CV, il quale rimpiazzava il 2.0 16V da 150 CV. Al vertice arrivò il 2.0 turbo CT, sempre da 150 CV, già presente sulla XM ed offerto solo con le linee VSX e Activa. Il modello TCT, oltre al logo identificativo, era riconoscibile per il terminale di scarico maggiorato. Sul fronte diesel, la gamma si ampliò con il più prestante 2.1 TD da 110 CV. Su questi modelli, il paraurti anteriore prevedeva una presa d’aria anteriore più ampia per favorire il raffreddamento, venne adottata una nuova culla anteriore per ospitare la nuova meccanica e integrato uno spoiler anteriore ridisegnato.
Nel settembre 1995 la famiglia Xantia si allargò ulteriormente con l’arrivo della station wagon denominata Break.

Un prodigio della tecnica. Nel 1994 Citroën presentò una versione molto particolare della Xantia berlina, denominata “Activa” in onore delle concept degli anni precedenti e dalle quali riprese la sospensione idropneumatica a controllo elettronico. Il sistema, noto come “Hydractive” verteva sulla cooperazione tra le note sospensioni idropneumatiche e il nuovo sistema antirollio SC-CAR, che permetteva di percorrere le curva azzerando, virtualmente, il rollio. Due martinetti dell’impianto aggiuntivo limitavano il rollio su un valore di 0,5%: una specifica senza pari nel panorama automobilistico. La Xantia Activa era disponibile solo sulla berlina e inizialmente l’unica motorizzazione era il 2.0 benzina 16 valvole da 150 CV, in abbinamento a pneumatici specifici. Dal 1995, l'allestimento Activa, precedentemente non disponibile in Italia, venne proposto anche da noi con il nuovo propulsore turbo"TCT". Nel 1999, la Xantia Activa (in questo caso con motore sei cilindri) si aggiudicò il punteggio più alto nel Test dell’Alce, un record rimasto tutt'oggi imbattuto.

Una questione di prestigio. Nel gennaio 1997 debuttava una versione di punta della Xantia, equipaggiata con il potente tre litri V6, 24 valvole, da 194 CV. La nuova top di gamma era declinata nelle linee Exclusive ed Activa. Curiosamente, la V6 Activa era disponibile solo con cambio manuale.
Rispetto ai modelli di minor prestigio, le tre litri si differenziavano per la targhetta “V6”, il paraurti anteriore con presa d’aria maggiorata e il doppio terminale di scarico. Sin d a subito, i vertici aziendali sapevano che la versione V6 non avrebbe incrementato le vendite ma la versione V6 venne presentata per dare prestigio al modello e, magari, dirottare quella fascia di clientela non del tutto convinta dalla meno fortunata (e ben più costosa) ammiraglia XM.

Phase II. A dicembre del 1997 fu presentato il restyling della Xantia, con il quale venne aggiornato lievemente il frontale della Xantia: la calandra era più moderna ed arrotondata, cosi come i fari, mentre il logo divenne più grande e i paraurti totalmente ridisegnati. Al posteriore i fanali presentavano una colorazione più chiara mentre in fiancata venne applicata una nuova modanatura cromata. Anche nell’abitacolo la plancia venne smussata e nuove finiture consentirono alla Xantia di risaltare tra le sue concorrenti. Invece, il maniglione di appiglio sul lato passeggero venne eliminato.

L’era del common rail. Sul finire degli anni 90, i crash test EuroNcap condotti sulla Xantia evidenziarono alcuni limiti strutturali. Citroën corse ai ripari e sfruttò il restyling per irrobustire anche la struttura dell’auto. E non solo, perché dal punto di vista della sicurezza attiva, la Xantia compì un importante passo avanti ricevendo l’airbag lato passeggero e quelli laterali (a richiesta) L’ABS divenne si serie su quasi tutti i modelli, rimanendo opzionale solo per le versioni d’ingresso.
Nel novembre 1998 la Xantia fu la prima Citroën equipaggiata con i nuovi motori diesel common rail: l’inedito 2.0 HDI 110CV rimpiazzava così le precedenti unità a gasolio. Dal luglio 1999 la 2.0 HDI venne proposta anche nella versione depotenziata da 90 CV, come nuova motorizzazione d’attacco.

Una brillante carriera. A marzo del 2001 Citroën presentò la C5: una nuova berlina di segmento medio-alto pensata per sostituire la Xantia. Ma con linee molto conservatrici e per certi versi discutibili, la C5 non eguagliò il successo della precedente. La Xantia venne prodotta fino al settembre 2001, affiancando la C5 e rimanendo a listino fino all’ottobre del 2002. Nel corso della sua carriera, la Citroën Xantia totalizzò ben 1.528.800 esemplari. Ma non è finita qui, perché l'apprezzata berlina venne assemblata anche in Iran dal 2000 al 2009, confermando la bontà del suo progetto.

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