Auto
24 February 2020 | di Andrea Zaliani

Diritto all’oblio: Alfa Romeo Brera

Design accattivante e una tecnica raffinata. Presentata nel 2005, la Brera aveva tutte le carte in regola per affermarsi come un modello di successo, la cui storia si sarebbe protratta a lungo nel tempo. Invece, la sua (breve) carriera cessò in maniera definitiva cinque anni più tardi

La storia di oggi focalizza la propria attenzione nel 2005, anno in cui l’Alfa Romeo presenta un’interessante novità, la Brera. Disegnata da Giugiaro, prodotta da Pininfarina negli stabilimenti di San Giorgio Canavese (in provincia di Torino) con il meglio della tecnologia Alfa, la Brera riapre il capitolo delle granturismo di prestigio, vestite da coupé ed equipaggiate come berline alto di gamma. Il suo aspetto elegante e grintoso, fin da subito, piace e convince. Al frontale, i più pignoli, possono forse rimproverare una linea troppo affine a quella della 159, ma la parte posteriore è indubbiamente originale. Del resto, la vettura s’ispira alle linee del prototipo esposto al Salone di Ginevra nel 2002. Un esemplare che aveva riscosso consensi molto elevati, tanto da convincere i vertici del gruppo d’inserirla nei piani di produzione futuri.

Richiami tecnici alla 159. Costruita sul pianale accorciato della 159, la Brera è larga esattamente quanto la berlina, ma è più bassa e corta. L’equilibrio dei volumi è ottimale e, al contempo, la riuscita silhouette fa sembrare l’auto ancor più compatta di quanto non sia in realtà. La sua larghezza ha permesso di ottenere un abitacolo particolarmente spazioso e comodo, considerata la categoria d’appartenenza. Non solo: il tetto di cristallo rende l’abitacolo luminoso e aumenta ulteriormente la sensazione di spaziosità. La plancia è gradevole, ma troppo simile a quella della 159. La Brera, forse, avrebbe meritato una caratterizzazione più specifica. L’equipaggiamento è notevole, completo di tutto quello che si può desiderare sia per il confort sia per la sicurezza. A livello costruttivo va evidenziato che la tecnica sofisticata delle sospensioni a quadrilateri davanti e dietro, e le sapienti regolazioni dell’assetto, riescono a minimizzare l’influenza della massa sulla dinamica.

La prova di Quattroruote. La “nostra” rivista ha testato sia la versione 2.2 da 185 cv a trazione anteriore, sia la 3.2. V6 integrale da 260 cv. In entrambi i casi, il giudizio del giornalista è apparso decisamente positivo, in quanto ha fermamente sostenuto che “guidarle è un piacere”. Il cambio è veloce e preciso, la frenata esuberante e ben dosabile e l’inserimento in curva pronto ma, soprattutto, le due vetture virano “piatte”, con un coricamento minimo. Anche quando si forza l’andatura. La spinta del motore, un po' più appannata sul 2.2, è molto progressiva grazie anche alla possente coppia motrice disponibile fin dai bassi regimi. La Brera invoglia alla guida sportiva che, grazie all’elettronica sempre presente, ma poco invasiva, è alla portata di tutti. L’efficacia dei vari sistemi per il controllo della stabilità e della trazione son particolarmente efficaci. Nulla di inaspettato comunque visto che si tratta di un’Alfa, mentre quello che stupisce maggiormente è il grande confort di marcia, degno di una comoda berlina, nonostante una gommatura importante.

Voi, che ne dite? Nonostante gli ampi consensi ottenuti, sia dalla stampa specializzata sia dal pubblico, la storia di questo modello non sarà longeva come le previsioni iniziali. La Brera, infatti, uscirà di scena in maniera definitiva a soli cinque anni dalla sua presentazione, nel 2010. A questo punto, siamo curiosi di sapere cosa ne pensate voi. Innanzitutto, vi classificate tra i sostenitori o tra i denigratori? Pensate che la scelta di toglierla dai listini, senza pensare a una possibile evoluzione, sia stata giusta? Fatecelo sapere attraverso i commenti qui sotto. Inoltre, se avete una storia interessante sul suo conto, potete scriverci una mail all’indirizzo di posta redazione@ruoteclassiche.it.

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