Auto
19 March 2020 | di Andrea Zaliani

Diritto all’oblio: Ford Puma

Ai giorni nostri è sinonimo di crossover, ma negli anni Novanta voleva dire coupé dall’animo sportivo. In attesa di scoprire quali saranno le sorti commerciali della seconda generazione della Puma, vi raccontiamo la (breve) storia della prima serie

La Ford Puma attualmente rappresenta il più recente modello presentato dalla Casa. L’inedita crossover, che nel listino si posiziona esattamente a metà tra la Ecosport e la Kuga, ha tutte le carte in regola per insediare il primato nell’agguerrito segmento delle B-Suv. Verso la metà degli anni Novanta, invece, il nome Puma era associato a tutt’altra tipologia di auto. La prima generazione, infatti, era una compatta coupé dal carattere sportiveggiante.

Abito originale. Un modello molto particolare, caratterizzato dalla spiccata personalità stilistica e da interessanti soluzioni tecniche. Lunga circa 3,98 metri, 15 cm in più rispetto alla Fiesta da cui derivava e dalla quale manteneva lo stesso passo, la Puma (prima serie) rappresenta la prima Ford ad essere stata progettata completamente al computer. Le sue forme, passate da disegni a realtà dopo soli quattro mesi dall’avvio del progetto, sono un insieme di linee tondeggianti che si alternano a scalfature e spigoli vivi. In particolar modo spiccano i grandi fari anteriori, la linea del tetto particolarmente spiovente e l’impostazione di carattere scelta per il posteriore. Nel complesso, ogni particolare estetico è stato curato per combinarsi in maniera ottimale con le restanti componenti della carrozzeria. Anche il design dell’abitacolo rivela la stessa cura per i dettagli: strumentazione con quadranti dal fondo bianco, pomello cambio e alcuni elementi della plancia in alluminio.

Inedito motore Zetec. Sotto il vestito della Puma, come ricordato poco fa, si nascondono il pianale e la meccanica della Fiesta. Lo schema tecnico prevede quindi: trazione anteriore, motore trasversale, cambio manuale a cinque rapporti, sospensioni con avantreno di tipo MacPherson e retrotreno a ruote interconnesse. La principale novità tecnica riguarda l’impiego del moderno motore della serie Zetec, al cui sviluppo ha collaborato la Yamaha. Si tratta di un moderno quattro cilindri di 1679 cc, con distribuzione bialbero a 16 valvole e fasatura variabile degli assi a camme, in grado di sviluppare una potenza di 125 cv. Prendendo in considerazioni i dati relativi alle prestazioni, archivia lo sprint da 0 a 100 km/h in 9,7 secondi e raggiunge una velocità massima di 200 km/h.

La prova di Quattroruote. Stando a quanto riportato dalla prova effettuata dalla “nostra” rivista, la Puma si rivela un’auto piacevole da guidare. Lo si avverte subito dopo pochi chilometri. Il piacere di guida deriva dal buon compromesso raggiunto dai tecnici tedeschi tra le varie qualità dinamiche della vettura. Il motore, pronto e reattivo, grazie anche a un comando dell’acceleratore particolarmente sensibile, ha un campo di utilizzo ampio. Tira bene già a basso-medio regime, allunga con decisione quando lo si spinge al limite delle sue possibilità. La Puma, pur essendo meno rapida di certe “bombe” derivate da utilitarie, rispetto alle quali pesa un centinaio di chili in più, se la cava piuttosto bene sia in accelerazione sia in ripresa, coadiuvata da un cambio ineccepibile quanto a manovrabilità e precisione d’innesto. Lo sterzo, pronto ma anche preciso e progressivo, consente di padroneggiare al meglio il mezzo. Gli ultimi appunti riguardano il rollio, decisamente contenuto, e la tendenza al sottosterzo che avviene in maniera progressiva.

Voi, che ne dite? La carriera della Puma durerà solo cinque anni, dal 1997 al 2002, senza portare a successive evoluzioni. A questo punto, come di consueto, siamo curiosi di sapere la vostra opinione in merito. Vi classificate tra i sostenitori o tra i denigratori? Ai possessori ed ex-possessori chiediamo: come vi siete trovati con la vostra Puma? La ricomprereste oppure (se ancora in possesso) la vendereste per acquistare un’altra sportiva? Magari per l’acerrima rivale, l’Opel Tigra. Fatecelo sapere attraverso i commenti qui sotto. Inoltre, se avete una storia particolare sul suo conto e volete condividerla con la nostra community, scriveteci una mail formato post (breve descrizione abbinata, se possibile, a immagini) all’indirizzo di posta redazione@ruoteclassiche.it.

Condividi
COMMENTI