Auto
25 March 2020 | di Andrea Zaliani

Diritto all’oblio: Peugeot RCZ

Linee intriganti, tanto appeal e soluzioni raffinate per risultare fuori dal coro. Queste le peculiarità della RCZ, una vettura indubbiamente interessante

La storia odierna è ambientata nello scorso decennio. Il settore Automotive è già alle prese con una rivoluzione produttiva, mirata alla ricerca di soluzioni progettuali da utilizzare su vari modelli al fine di ottimizzare i costi. Pertanto, i costruttori cercano di evitare la realizzazione di modelli “particolari” in favore di progetti modulabili su più declinazioni e categorie. In un universo sempre più standardizzato, però, continuano ad esistere modelli fuori dagli schemi. Esattamente come la Peugeot RCZ, capace di stravolgere le rigide logiche dei “tirati” bilanci aziendali. Un’auto che parla dritto al cuore, degli appassionati, nata dalla fantasia e dall’intraprendenza dei progettisti.

Aspetto intrigante. Il modello finale cambia pochissimo dal prototipo che l’ha anticipata, la concept 308 RC Z presentata verso la fine del 2007. È un modello insolito nella gamma della Casa del Leone: una sportiva 2+2 che lancia il guanto di sfida a rivali celebri e blasonate come l’Audi TT. Simili, per esempio, le dimensioni: la francese è lunga 4,3 metri (4,18 la tedesca) ed è anche parecchio larga (1,8 metri) grazie ad abbondanti carreggiate e fianchi particolarmente bombati. Il profilo slanciato, ma possente, è enfatizzato ancor di più da un’altezza di soli 1,36 metri. Le soluzioni stilistiche più provocanti, però, si trovano nella porzione superiore della vettura: il particolare tetto è sorretto da due archi in alluminio e attraversato da una doppia gobba. Non solo: nella coda svetta uno spoiler, la cui inclinazione si modifica in base alla velocità di marcia.

Abitacolo curato. Se il vestito che gli hanno cucito addosso non passa certo inosservato, anche l’abitacolo della RCZ dice la sua. La coupé offre un ambiente raffinato, con tocchi da vera granturismo: i sedili abbracciano passeggero e guidatore, la pedaliera è in alluminio forato, mentre la strumentazione è raccolta nella palpebra e ben illuminata. Non solo pregi, ma anche criticità. Il principale punto debole della RCZ è l’abitabilità: tra il tetto e il sedile c’è davvero poco spazio, con i due posti dietro che all’atto pratico rappresentano poco più di un appoggio di fortuna.

Tecnica derivata dalla 308. Di primo acchito, osservandola, in pochi riuscirebbero a indovinare che la RCZ deriva da una tranquilla berlina come la 308. Già perché la trasformazione non si è limitata alla sola estetica. Al motore anteriore trasversale e (1.6 16v THP oppure 2.0 16v HDi) con trazione anteriore e cambio manuale si affiancano infatti: assetto ribassato, carreggiate allargate, pneumatici di dimensioni particolarmente generose e sospensioni (di tipo MacPherson all’avantreno, interconnesse al retrotreno) irrigidite.

La prova di Quattroruote. La “nostra” rivista ha messo effettuato un doppio test, guidando sia la versione 1.6 litri benzina sia la 2.0 litri diesel. Stando a quanto evidenziato dal collega giornalista, col millesei c’è da divertirsi. Il turbodiesel ha più coppia e, quindi, spinge più forte in ripresa. Dà il meglio ai regimi intermedi, manifestando un’elasticità sconosciuta al 1.6 benzina che, però, può mettere sul piatto della bilancia un maggior campo d’utilizzo e tutt’altra grinta in prossimità della zona rossa del tachimetro. Al di là delle differenti risposte dei motori, le RCZ affrontano la strada con identica sicurezza. Molto ben appoggiate a terra su quattro gomme ribassate da 18 pollici (19 sulla 1.6) e con un assetto piatto e rigido, impostano e seguono le traiettorie con rapidità e precisione. Complici le millimetriche correzioni dello sterzo. Un bel comando, che contribuisce al piacere di guida.

Voi, che ne dite? La Peugeot RCZ rimarrà in produzione cinque anni, dal 2010 al 2015. Tralasciando l’aspetto commerciale, ci interesserebbe conoscere la vostra opinione su questo modello. Vi piace? Dovendo scegliere un’auto di questa tipologia, all’epoca, l’avreste comprata oppure vi sareste orientati su un altro modello? Ai possessori: come vi siete trovati con la vostra RCZ? Fatecelo sapere attraverso i commenti qui sotto. Se avete una storia particolarmente interessante sul suo conto, potete scriveteci una mail formato post (breve descrizione abbinata, se possibile, a immagini) all’indirizzo di posta redazione@ruoteclassiche.it.

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