Personaggi
27 August 2019 | di Redazione Ruoteclassiche

Ferdinand Piech, addio all’ex numero uno della Volkswagen

Si è spento all’età di 82 anni Ferdinand Piech, l'uomo che ha cambiato per sempre le sorti del Gruppo Volkswagen

Sul tetto del mondo. Ferdinand Piech, il “grande vecchio” dell’industria tedesca dell’auto, è morto in seguito a un malore occorsogli la sera del 25 agosto, durante un evento in Alta Baviera al quale si era recato con la moglie. La sua dipartita cala il sipario su una pagina di storia importante dell’automobile, che ha visto Piech portare il gruppo Volkswagen - che ha diretto con il ruolo di amministratore delegato dal 1993 al 2002 - al vertice dell’industria automobilistica mondiale.

Una rapida ascesa. Viennese, classe 1937, Piech era nipote di Ferdinand Porsche. Dopo la laurea in ingegneria meccanica, nel 1963 entrò a lavorare nello stabilimento di Zuffenhausen. Dodici anni dopo fece il suo ingresso nel cda di Audi, per diventarne amministratore delegato nel 1983. Con Piech al comando, la Casa dei quattro anelli mette in produzione la trazione integrale “quattro” e i motori a gasolio TDI: due tappe che segneranno un netto cambio di passo per il marchio di Ingolsdadt, sempre più vicino a Mercedes-Benz e BMW.

L’acquisizione della Porsche. L’ultimo capolavoro di Piech risale al 2012, quando concretizza l’acquisizione della maggioranza della Porsche da parte del Gruppo Volkswagen. È il sigillo su un legame che risale addirittura al regime nazista, quando Ferdinand Porsche, il nonno di Ferdinand Piech appunto, ricevette l’incarico di progettare la prima Volkswagen.

La passione prima di tutto. Sotto la direzione di Piech, il gruppo Volkswagen è diventato negli anni proprietario di Bentley, Bugatti, Lamborghini, Seat, Skoda e Ducati. Una carriera costellata di successi e record, con qualche fisiologico flop a rendere “umano” anche un manager della sua portata: ne sono un esempio la Volkswagen Phaeton, la Bugatti Veyron e l’Audi A2, fortemente volute da Piech nonostante gli scarsissimi margini di profittabilità.

L’ombra del dieselgate. Piech, che nel 1997 lanciò la Beetle del XXI secolo, lasciò lo scranno di Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Volkswagen AG nell’ aprile del 2015, in seguito all'inasprirsi dei rapporti con l’allora amministratore delegato del gruppo Volkswagen, Martin Winterkorn, affossato a sua volta dallo scandalo dieselgate.

Sul tetto del mondo. La sua dipartita cala il sipario su una pagina distoriaimportante dell’automobile, che ha visto Piech portare il gruppoVolkswagen - che ha diretto con il ruolo di amministratore delegato dal 1993 al 2002 - al verticedell’industria automobilistica mondiale.

Una rapida ascesa. Viennese, classe 1937, Piech era nipote diFerdinand Porsche. Dopo la laurea in ingegneria meccanica, nel 1963 entrò a lavorare nello stabilimento diZuffenhausen. Dodici anni dopo fece il suo ingresso nel cda diAudi, per diventarne amministratore delegato nel 1983. Con Piech al comando, la Casa dei quattro anelli mette in produzione la trazione integrale “quattro” e i motori a gasolio TDI: due tappe che segneranno un netto cambio di passo per il marchio di Ingolsdadt, sempre più vicino a Mercedes-Benz e BMW.

L’acquisizione della Porsche. L’ultimo capolavoro di Piech risale al 2012, quando concretizza l’acquisizione della maggioranza della Porsche da parte del Gruppo Volkswagen. È il sigillo su un legame che risale addirittura al regimenazista, quando Ferdinand Porsche, il nonno di Ferdinand Piech appunto, ricevette l’incarico di progettare la prima Volkswagen.

La passione prima di tutto. Sotto la direzione di Piech, il gruppo Volkswagen è diventato negli anni proprietario diBentley, Bugatti,Lamborghini,Seat,SkodaeDucati. Una carriera costellata di successi e record, con qualche fisiologico flop a rendere “umano” anche un manager della sua portata: ne sono un esempio la Volkswagen Phaeton, la Bugatti Veyron e l’Audi A2, fortemente volute da Piech nonostante gli scarsissimi margini di profittabilità.

L’ombra del dieselgate. Piech, che nel 1997 lanciò la Beetle del XXI secolo, lasciò lo scranno di Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Volkswagen AG nell’ aprile del 2015, in seguito all'inasprirsi dei rapporti con l’allora amministratore delegato del gruppo Volkswagen, Martin Winterkorn, affossato a sua volta dallo scandalo dieselgate.

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