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03 July 2020 | di Giancarlo Gnepo Kla

Ferrari 365 GT4 2+2, 400 e 412: ode al granturismo

Quando citiamo il nome Ferrari, nell’immaginario collettivo si prospetta l’idea di una sportiva lanciata a 300 all’ora con l’inconfondibile urlo del motore nelle orecchie. Ma Ferrari vuol dire anche granturismo, un concetto tipicamente italiano che riunisce prestazioni elevate, lusso e classe da vendere.

Voluta dal Drake come auto personale, la 365 GT4 2+2 è il primo modello di una famiglia di coupé di grande prestigio che negli anni si è evoluta nelle 400 e la 412: tutte spinte da un nobilissimo motore V12 montato in posizione anteriore centrale, come la tradizione vuole per questo tipo di vetture. Queste grandi coupé condividevano la carrozzeria, il motore e il telaio, affinati man mano nel corso di sedici anni di produzione: le varie evoluzioni hanno reso questa GT il modello Ferrari più longevo di sempre. La linea era opera di Pininfarina che per la nuova granturismo di alto rango propose un inedito (per Ferrari) profilo a 3 volumi, con un lungo cofano anteriore e i montanti anteriori molto inclinati che donavano slancio e leggerezza a una vettura "importante" per immagine e dimensione. Lo stile era globalmente improntato alla modernità: volumi netti, linearità e sviluppo orizzontale, che insieme davano vita a un coupé dalle linee estremamente pulite e di grande eleganza. Sul frontale grafiche rettangolari per la mascherina che celava i fendinebbia, così come la fanaleria secondaria, sottile. I fari principali, abbaglianti e anabbaglianti erano a scomparsa. Al posteriore la fanaleria era composta invece da tre elementi circolari.

L’ammiraglia del Cavallino. Un anno dopo il lancio della Ferrari GTC/4, al Salone di Parigi del 1972 debutta una nuova 2+2: la 365 GT4 2+2, un’ammiraglia a due porte più che una sportiva pura come ci ha abituato Ferrari sin da gli esordi. Il nome fa riferimento ad alcune peculiarità tecniche: la cilindrata unitaria (365 cc), quattro alberi a camme in testa (GT4) e alla configurazione della carrozzeria (2+2). La maggior parte della meccanica era ripresa dalla GTC/4. La 365 GT4 2+2 montava quindi un V12 da 4.390 cc con sei carburatori Weber 38 DCOE 59/60 da 340 CV abbinato a un cambio manuale a 5 marce. Nel 1976 la 365 venne sostituita dalla 400: la cifra “400” indicava nuovamente la cilindrata unitaria, con il motore portato a 4,8 litri. La potenza rimase invariata. La nuova Ferrari 400 era proposta in due modelli: 400 GT e 400 Automatica, dotata di cambio automatico di origine General Motors, “Hydra Matic 400” a 3 velocità. Elevate in ogni caso le prestazioni, con una velocità di punta pari rispettivamente a 250 e 245 km/h, mentre lo 0-100 dai 7,1 secondi della manuale saliva a 8,3 dell'automatica.

Da primato. La Ferrari 400 Automatica è stata una pietra miliare nella storia Ferrari: per quanto meno sportiva degli altri modelli, fu la prima Ferrari a montare il cambio automatico, dando il via a una progressiva evoluzione in materia di trasmissioni, al punto che le sportive Ferrari odierne non prevedono più cambi manuali. Il motore V12 della 400 venne rivisto anche nell’alimentazione, con dei carburatori Weber sei 38 DCOE 110-111. Lievi le modifiche estetiche: ruote a cinque razze in luogo delle precedenti “Borrani” con gallettone centrale, plancia riviste e un un nuovo spoiler anteriore. La modifica più evidente era tuttavia il passaggio ai doppi gruppi ottici posteriori circolari invece dei tre per lato Nel 1979 la Ferrari 400 passava dai carburatori all'iniezione (Bosch K-Jetronic) e la nomenclatura cambiò quindi in “400i”. Questa modifica si rese necessaria per soddisfare le norme statunitensi sulle emissioni e garantire un consumo (lievemente) minore, in quest’ottica la potenza venne ridotta a 310 CV.

Aristocratica. Come testimonia la stragrande maggioranza degli esemplari dotati di cambio automatico (355 su 502 in totale), uno sterzo a circolazione di sfere non così immediato, ma comunque comunicativo e gratificante confermano l’indole aristocratica della Ferrari 400, in sintesi un’ammiraglia in veste informale con due porte in meno, ma con un equipaggiamento all’altezza della situazione: servosterzo interni in cuoio, alzacristalli elettrici e condizionatore erano offerti di serie. Alla fine del 1982 furono apportate nuove modifiche meccaniche e cosmetiche, tra cui alberi a camme a profilo modificato e nuovi collettori di scarico, che si traducevano in un leggero incremento di potenza, circa 5 CV. La sospensione posteriore autolivellante idraulica venne poi modificata con un sistema a gas, accoppiata. All'interno sono state apportate modifiche ai pannelli delle porte e alla console centrale, con una nuova disposizione dei comandi e tasti in luogo delle levette, ormai obsolote. Sono stati adottati pneumatici Michelin TRX a profilo ribassato, su ruote di dimensioni metriche. Della Ferrari 400 vennero prodotti 1305 esemplari, sempre in vantaggio le automatiche con 833 unità contro le 422 a cambio manuale.

Ultimo atto. Nel 1985 l’ultima evoluzione, con la cilindrata maggiorata a 4.942 cc e da qui il cambio del nome in 412. L’ammiraglia di casa Ferrari veniva proposto con trasmissione manuale e automatica, in questo caso all’esterno non c’era più la targhetta identificativa. La 412 è stata la prima Ferrari a montare l'ABS, una novità assoluta per la Casa del Cavallino. La Pininfarina apportò diverse modifiche per modernizzare il look della Ferrari 412 senza intaccarne le linee generali: che piaccia o meno, la 412 come le sue edizioni precedenti, sono state tra le granturismo più eleganti della loro epoca. La carrozzeria venne modificata, con il volume posteriore lievemente rialzato a garanzia di un vano bagagli più capiente. I paraurti erano in tinta con la carrozzeria e nella parte anteriore c'era uno spoiler più pronunciato. Nuovi anche i pneumatici di tipo “TRX”, mentre l'interno venne rivisto in alcuni dettagli. Della Ferrari 412 sono stati realizzati 576 esemplari fino al 1989. Con la sua uscita di scena la Mondial rimase l’unica Ferrari in configurazione 2+2 e soltanto tre anni dopo, Ferrari presentò la 456 GT: una nuova grande coupé con motore V12 anteriore che riportava la Casa del Cavallino nella fascia più alta del segmento granturismo.

Granturismo d'élite. Abbastanza snobbata in passato, oggi la famiglia delle GT Ferrari comincia ad avere una crescente platea di estimatori che si lascia conquistare dalle sue linee pulite ed estremante eleganti, in perfetto stile Pininfarina. I numeri di produzione relativamente limitati e l’affetto del Drake verso questo modello hanno ridestato l’interesse dei collezionisti, senza contare il clamore suscitato dalla 412 nera, un esemplare del 1987 usato nel videoclip Electroma del gruppo francese di musica elettronica Daft Punk. Con questa storia in mente, è chiaro che le 365/400/412 siano tra le migliori incarnazioni della GT all’italiana: eleganti e raffinate, vennero realizzate con una cura e un’attenzione particolare, difficilmente riscontrabili su altri modelli dell'epoca prodotti a Maranello… I sedili, morbidi e avvolgenti si prestano bene per lunghe (e veloci) trasferte accompagnati dal canto educato del nobile motore con 12 cilindri a V. Può non piacere ai più, ma poco importa a chi sa apprezzare l'eleganza sottile, quella vera di questi modelli.

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