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08 September 2020 | di Paolo Sormani

Ferrari: mille candeline rosse

Il Gran Premio di domenica 13 settembre è stato intitolato “della Toscana – Ferrari 1000” perché è doppiamente storico. Oltre a essere il primo corso all’Autodromo del Mugello, festeggerà i 1000 GP della Scuderia Ferrari. Che oltretutto è la padrona di casa.

Sappiamo cosa state pensando: il millesimo Gran Premio della Scuderia Ferrari non poteva capitare in un momento peggiore, sia per il motorsport, sia per figuracce come quella di Monza. Eppure, nemmeno il periodo nero riesce a sminuire la portata, l’importanza delle mille candeline rosse che il Cavallino spegnerà idealmente domenica 13 settembre al GP della Toscana – Ferrari 1000. Una giornata storica, due volte straordinaria: perché l’Autodromo del Mugello ospiterà per la prima volta un Gran Premio di Formula 1. Quindi le Ferrari correranno in casa, visto che l’impianto è di proprietà di Maranello. La ricorrenza a tre zeri dice che la Ferrari è la Formula 1: c’è sempre stata in 70 anni, a differenza di tutte le altre scuderie. Prima con il Commendatore al timone, che ha navigato da “master and commander” lungo quarant’anni di corse. In seguito con figure-chiave come Luca di Montezemolo, Jean Todt e Sergio Marchionne. Anche l’Autodromo del Mugello vanta una storia di un certo rilievo: inaugurato nel 1974 come naturale evoluzione del Circuito Stradale nato nel 1914, è adagiato sulle colline della municipalità di Scarperia e San Piero a Sieve, a 35 km da Firenze. Tra gli impianti più amati dai piloti auto e moto, il Mugello è di proprietà Ferrari dal 1988 ed è tra le poche piste che la FIA ha certificato con la qualifica 3-Star Level.

Il debutto a Montecarlo. Mille sono i GP e mille sarebbero le storie da raccontare. Fra le memorabili c’è naturalmente il debutto a Montecarlo, il 21 maggio 1950. Enzo Ferrari aveva scelto di saltare il debutto a Silverstone, per presentarsi al salotto della neonata F1 nel secondo Gran Premio della storia. Tre le tre monoposto 125 F1 schierate per Alberto Ascari, Gigi Villoresi e il francese Raymond Sommer. Fangio domina, ma Ascari è secondo nonostante la concorrenza delle Alfa Romeo. La prima vittoria arriva il 14 agosto del ’51 al GP di Gran Bretagna a Silverstone: è José Froilàn Gonzale su 375 F1 a far piangere di gioia il Commendatore. Il primo Mondiale è vinto sulla pista del Nürburgring il 3 agosto 1952, nel GP di Germania. Alberto Ascari su 500 F1 è padrone della gara e del campionato, punta di un leggendario tridente formato con Giuseppe Farina e Piero Taruffi. Il 23 agosto del ’53 Ascari e il Cavallino si confermano padroni del mondo nel GP di Svizzera, sul mortifero circuito del Bremgarten. Il leggendario argentino Juan Manuel Fangio aggiunge un altro Mondiale il 2 settembre 1956 a Monza, grazie al nobile gesto di Peter Collins che gli lascia il volante della D50.

L’estate della Ferrari. Dopo la morte di Ascari a Monza e lo sterminio dei giovani piloti della “Ferrari primavera”, sulle monoposto di Maranello arrivano nuovi protagonisti e nuove soddisfazioni. Come il 2 agosto del ’59 quando Tony Brooks, Dan Gurney e Phil Hill fanno tripletta al GP di Germania, all’Avus. Due anni dopo è addirittura poker a Spa-Francorchamps con Phil Hill, Von Trips, Ginther e Gendebien. Hill vincerà il titolo iridato a Monza il 10 settembre su 156, ma senza Champagne per l’incidente mortale di Wolfgang Von Trips. Gli anni Settanta si aprono invece con la doppietta Ickx-Regazzoni del 10 agosto ’70 al GP d’Austria dello Spielberg, sulla spinta del poderoso V12 delle 312 B. La “prima” di Niki Lauda arriva sulla pista bagnata di Jarma il 28 aprile 1974 davanti al compagno di squadra Clay Regazzoni, entrambi su 312 B3-74. Sarà al 239° GP della storia del Cavallino che l’odiamato Lauda si laureerà per la prima volta campione del mondo, il 7 settembre 1975 a Monza sulla mitica 312 T. Sempre nel GP d’Italia, l’11 settembre di due anni dopo arriva il quinto titolo costruttori grazie al secondo posto del pilota austriaco, in divorzio conclamato con il Drake. Il Gran Premio che i ferraristi non dimenticheranno mai è il numero 296 e si corre in Francia, il 1° luglio 1979: qui il prediletto Gilles Villeneuve anima una serie di incredibili sorpassi con René Arnoux su Renault, in quello che è passato alla storia come “il duello di Digione”. Alla 301esima gara, il GP d’Italia a Monza, sarà Jody Sheckter a portare a Maranello l’ottavo Mondiale piloti, in parata davanti a Villeneuve, su 312 T4. Il GP più triste della storia della Ferrari sarà quello a cui non parteciperà, a Zolder il 9 maggio 1982: la Scuderia si ritira per la morte di Gilles Villeneuve.

Gli anni Ottanta, il 100° successo, Schumi. L’ottavo titolo Costruttori invece arriva il 15 ottobre 1983 al GP di Sudafrica di Kyalami, grazie alle 126 C2B e C3 pilotate dalla coppia francese Arnoux-Tambay. Più agrodolce il ricordo della quinta e ultima vittoria di Michele Alboreto su Ferrari al GP di Germania, il 4 agosto 1985 sul “nuovo” Nürburgring. Alboreto tocca il cielo con un dito: è primo con il Cavallino in vetta alla classifica Costruttori. Al GP di Francia del 1990, sul Paul Ricard a Castellet, la Ferrari festeggia il suo 100° Gran Premio vinto grazie ad Alain Prost su F1-90. Un altro GP di Francia, quello del ’93 a Magny Cours, segna il debutto del primo direttore sportivo non italiano in sella al Cavallino: è Jean Todt, che traghetterà la Ferrari fino al filotto vincente di Michael Schumacher dal 2000 al 2004. A tutt’oggi la Ferrari è la Scuderia più vincente della storia della Formula 1, con 16 Mondiali Costruttori e 15 Piloti. Una curiosità: al Mugello l’Italia torna a ospitare due Gran Premi per la prima volta dal 2006 quando si corse a Monza e all’Enzo e Dino Ferrari di Imola. Entrambe le gare furono vinte da Schumacher, alla sua ultima stagione a Maranello.

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