Auto
20 May 2020 | di Giancarlo Gnepo Kla

Fiat 1500, Streamline all’italiana

La Fiat 1500 del 1935 è stata tra le primissime vetture al mondo ad essere sviluppata in galleria del vento, replicando il concetto della Chrysler Airflow che soltanto un anno prima rivoluzionò il modo di progettare le automobili.

La Fiat 1500 venne svelata al Salone dell'automobile di Milano nel novembre 1935. Vettura di fascia medio-alta destinata a una clientela benestante proponeva una carrozzeria molto affusolata sviluppata in funzione dell’aerodinamica, con i grandi fari anteriori integrati nei sinuosi passaruota: le sue linee tondeggianti con il grande cofano anteriore rastremato e il parabrezza inclinato prefiguravano gli stilemi delle auto degli anni ’40. La Fiat 1500 dava forma a quelle che fino a quel momento erano soltanto teorie sull’aerodinamica. Nell'abitacolo della nuova berlina trovavano applicazione anche alcuni primi concetti di ergonomia, divenendo manifesto di un'incredibile raffinatezza tecnica.

La tecnica. Il motore ad esempio era un compatto sei cilindri in linea dalla cilindrata contenuta, 1493 cm³, sviluppato a partire da quello della 508 C Balilla Sport e abbinato a un cambio a 4 marce che prevedeva i sincronizzatori soltanto sulle marce più "alte". L’efficacia degli studi aerodinamici trovava riscontro nel fatto che a fronte di una potenza di soli 45 CV la Fiat 1500 raggiungeva i 115 km/h di velocità massima. Innovativo anche il telaio con struttura ad X con trave centrale ed elementi stampati, senza longheroni: una soluzione che consentiva di contenere il peso senza compromettere la rigidità. La tenuta di strada della Fiat 1500 era superiore a quella di molte vetture coeve grazie alle sospensioni anteriori indipendenti “Dubonnet” con schema a quadrilatero longitudinale e ammortizzatori idraulici, al posteriore invece era previsto il classico ponte rigido con balestre. L’impianto frenante era composto da tamburi di grandi dimensioni a comando idraulico, mentre il freno di stazionamento agiva meccanicamente sulla trasmissione, che era contenuta all’interno della travatura centrale del telaio.

Elegante e confortevole. La Fiat 1500 si delineava come una delle vetture più avanzate nei primi anni ’30. La 1500 era proposta in due configurazioni “di fabbrica”, berlina 4 porte senza montante, con le porte posteriori controvento e Cabriolet 2 porte, anche in questo caso con porte controvento. Su entrambe si segnalava l’assenza dell’apertura esterna del bagagliaio: accessibile solo reclinando il sedile posteriore, non il massimo della comodità… Come era consuetudine all’epoca, la 1500 era ordinabile anche come autotelaio da far “vestire” alle carrozzerie.

Le fuoriserie. I grandi nomi dello stile hanno dato vita a svariate e meravigliose creazioni sulla base della 1500, come la Fiat 1500 Berlinetta Touring del 1939 (vincitrice del Concorso d'Eleganza di Kyoto nel 2018) e la Fiat 1500C Bertone del museo Nicolis. Quest’ultima, attribuita al leggendario Mario Revelli Beaumont venne realizzata presumibilmente nel 1945 su un telaio Fiat 1500 del ’41. La Carrozzeria Bertone fu la prima azienda a proporre delle variazioni sul tema “1500”, presentando già nel 1936 alcune berline che estremizzavano linee aerodinamiche del modello di serie. Le sinuose linee della 1500 C Bertone richiamano l’Alfa Romeo 6C 2500SS, presentata 3 anni prima, qui riprese e armonizzate su una meccanica meno performante…

Imperiosa. Come era consuetudine all'epoca, con l’avvento di una nuova serie veniva aggiunta una lettera dopo il nome del modello, nacque così la "Fiat 1500 B". Presentata nel 1939 si distingueva essenzialmente per il paraurti unico e i tergicristalli montati nella parte inferiore del parabrezza. Soltanto un anno dopo, la terza serie indicata come 1500 C introduceva novità più sostanziali, a partire da un nuovo frontale che seguiva i canoni dell'ammiraglia Fiat 2800 presentata nel 1938. La calandra oltre ad essere più alta e verticale era anche più appuntita donando così un’aria più imponente alla 1500C. I fari posti al di sopra dei paraurti tuttavia andavano a peggiorare l’aerodinamica e la generale impostazione stilistica della 1500. Nel 1940, con l’entrata in guerra dell’Italia e la conversione degli stabilimenti per la produzione bellica, la Fiat 1500 C venne prodotta soltanto in versione berlina. In quegli anni drammatici, tra bombardamenti e razzie, ci si arrangiava alla meno peggio e così vennero sperimentate anche in Italia alcune vetture a “gassogeno”, tra cui le Fiat 1100 e 1500 alimentate da una particolare caldaia a carbone che sfruttava il micidiale gas di combustione come carburante.

Si riparte! A guerra finita, nel 1946 la Fiat riprese la produzione dei modelli principali sviluppati nel corso degli anni ’30: la 500B “Topolino”, la 1100 e la 1500 che componevano l’offerta Fiat nei vari segmenti di riferimento quali utilitarie, vetture di fascia media e di servizio e l’alto gamma. Ciascun modello venne man mano aggiornato, apportando delle migliorie. Nel 1948 l’Italia si avviava alla normalità con rinnovato slancio e al Salone dell’Automobile di Torino vennero presentate le “nuove” 500B in variante Giardiniera, 1100B e la 1500D: esteticamente invariata rispetto alla “C” proponeva delle sospensioni e una scatola dello sterzo simili a quelle della 1100. Il motore beneficiò di un carburatore Weber (Tipo 30 DCR) che portò a un impercettibile incremento della potenza sufficiente per incrementare la sua velocità massima di 5 km/h, toccando così i 120 km/h.

Levantina. L’ultima variante della Fiat 1500, denominata "1500 E" venne presentata nel 1949 a Bari insieme alla sorella minore 1100 E durante la Fiera del Levante: finalmente il vano bagagli divenne accessibile dall’esterno, con la ruota di scorta montata nel baule. Tutta la zona posteriore venne ridisegnata seguendo un andamento che preannunciava l’avvento delle carrozzerie “ponton” a 3 volumi. Il lunotto posteriore più ampio, non era più diviso in due parti, mentre le pedane vennero integrate meglio nella carrozzeria. Sul fronte tecnico venne rivista la trasmissione, con una frizione rinforzata, ma soprattutto vedeva l’introduzione di una seconda marcia sincronizzata con la leva del cambio “a colonna”montata sul piantone dello sterzo. Dopo 15 anni di produzione e circa 46 mila esemplari, la Fiat 1500 nel 1950 venne sostituita dalla Fiat 1400, che con la sua carrozzeria “ponton” fu la prima nuova vettura Fiat del dopoguerra.

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