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05 aprile 2016 | di Redazione Ruoteclassiche

Ghia e Vignale, ultima uscita de “I capolavori dello stile”

Con il terzo volume dedicato a Ghia e Vignale (112 pagine, a 4,40 euro in più rispetto alla sola rivista), si conclude ad aprile il secondo ciclo della collana “I capolavori dello stile”. Nel febbraio 1944 si concluse con la morte di Giacinto Ghia il periodo eroico di una delle firme più apprezzate nel panorama dei carrozzieri italiani. Il disegno elegante e l’accurata esecuzione di quelle vetture riscossero fin dall’inizio molti allori, come negli anni 20 e 30 ai numerosi concorsi d’eleganza, che contribuirono in misura determinante a diffondere presso il pubblico la passione per l’automobile.

L’arrivo di Felice Mario Boano, che subentrò alla guida dell’azienda nell’immediato dopoguerra, fu contrassegnato dal suo raro talento di stilista e imprenditore che condusse nel 1950 al lungo rapporto di collaborazione con la Chrysler americana, per la quale la Ghia svolse il ruolo inconsueto di laboratorio-officina nella realizzazione di piccole serie di modelli speciali. Dopo il burrascoso abbandono di Boano si avvicendarono al vertice alcune figure chiave come Segre, Gaspardo Moro e De Tomaso, mentre una nutrita legione di designer come Exner, Sacco, Savonuzzi, Michelotti, Frua, Tjaarda, Sapino e Giugiaro s’impegnò in una turbinosa alternanza di interventi stilistici fino a quando nel 1970, con una delle abili quanto spregiudicate manovre di De Tomaso, la Ford Motor Company acquistò la maggioranza del capitale Ghia. L’azienda fu incaricata di concepire il progetto stilistico della prima Ford utilitaria in Europa, che fu poi lanciata nel giugno 1976 con il nome di Fiesta. Nel 1973 la Ford assunse il controllo totale della Ghia.

La storia della Vignale, che esordì sul mercato delle fuoriserie nel 1946, fu invece contrassegnata dal lungo e quasi esclusivo rapporto fra Alfredo Vignale e Giovanni Michelotti; si istituì fra i due un legame indissolubile, che trovò consacrazione ufficiale nelle oltre 150 carrozzerie allestite su autotelai Ferrari, dalla 166 MM del 1950 alla 330 GT del 1968. La straordinaria vena creativa di Michelotti si integrò perfettamente con la formidabile manualità di Vignale in un fantastico messaggio di stile che entusiasma ancora oggi. Dopo la scomparsa del fondatore nel novembre 1969, la Vignale finì anch’essa preda delle bramosie di De Tomaso, il quale acquistò senza indugi il nuovo impianto di Grugliasco per cederlo poi, assieme alla Ghia, alla Ford Motor Co. Malinconico destino che ha accomunato due fra le superstiti grandi firme della carrozzeria italiana.

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