Auto
22 July 2020 | di Paolo Sormani

Ghibli 2, l’ultima con il V6 Biturbo

Nei giorni in cui Maserati annuncia il nuovo V6 Biturbo “Nettuno” della supersportiva MC20 e l’arrivo della Ghibli Ibrida, l’associazione per idee ci riporta alla seconda Ghibli del 1992, costruita sul pianale della famigerata famiglia Biturbo.

Quanto sia cambiato il mondo dai tempi delle Maserati Biturbo, lo testimonia l’annuncio in parallelo del nuovo motore Nettuno, un 6 cilindri a V di 90° biturbo 3 litri da 630 cv; e della MC20, la prima supersportiva ibrida del Tridente. Nel luglio caldo di via Ciro Menotti a Modena, la temperatura sale parallelamente all’attesa della sua presentazione di giovedì 16. Con questi nomi e con questa architettura, è impossibile non pensare alla seconda Ghibli del 1992, che montava proprio il V6 della Biturbo alla sua massima evoluzione. MC20, oggi. Biturbo, l’altro ieri. Anzi, la fine del secolo scorso. Un periodo che per Maserati assume i contorni bui della proprietà De Tomaso. Eppure, nonostante tutto, le diverse reincarnazioni della piattaforma Biturbo hanno tenuto a galla un marchio decaduto fino all’acquisto da parte del Gruppo Fiat, oggi FCA. Cioè fino all’arrivo della Ghibli 2, che però non aveva nulla a che fare con la prima, magnifica granturismo degli anni Sessanta che si fregiava di questo nome. È quasi un restyling della Racing, che insieme alla Shamal aveva ottenuto scarso successo commerciale; ma pur sempre un passo avanti. A cominciare dal design, firmato sempre da Marcello Gandini, con il muso ridisegnato e la coda più alta, appendici aerodinamiche e cerchi specifici. Anche il V6 in alluminio era arrivato al punto di non ritorno, con testate twin-cam a 4 valvole e ben 306 cv, tantissimi per un due litri di quei tempi. Che restava riservato al mercato italiano: all’estero andava il più docile 2.790 cc derivato dalla 228i, che arrivava a 284 cv e 250 kmh. Se non altro, compensava con una coppia dalla Shamal, la Ghibli 2 eredita il cambio manuale a 6 marce Getrag e le sospensioni Koni adattive; resta l’interasse di 2.514 mm, con carreggiata è più larga. Quando nel ’95 la Ghibli diventa GT, una serie di aggiornamenti comprende il differenziale posteriore.

165 cv/litro: boom! Per quanto elegante, veloce e dagli interni di gran lusso, non sono molti quelli che si azzardano a eleggere la Ghibli auto di tutti i giorni. In realtà, una bella fetta dei problemi che affliggevano la precedente piattaforma Biturbo sono stati parzialmente risolti a partire dai modelli a iniezione del 1986. Migliorano la componentistica degli interni, il controllo della pressione dei turbo, la carburazione, i trattamenti antiruggine. La seconda serie del 1994 porta in dote (finalmente) anche l’ABS, una seconda sonda Lambda e i cerchi Millemiglia da 16” dedicati. A qusto punto, tutto era pronto per un florilegio di versioni speciali. A cominciare dalla KS (Kit Sportivo), un pacchetto che per sei milioni di lire comprendeva i cerchi in lega scomponibili OZ Futura da 17”, barre antirollio e molle irrigidite Eibach che ribassavano l’assetto. Più convincente la Ghibli Cup, derivata dalla Open Cup da corsa e costruita in appena 65 esemplari. Il 2 litri (stavolta anche per l’export) saliva alla prestazione clamorosa di 330 cavalli – 165 cv/litro, un record mondiale - grazie alla pressione di sovralimentazione dei turbo IHI maggiorata, alla nuova pompa della benzina e alla mappatura specifica. In dote la Cup portava anche i freni Brembo più potenti, sospensioni adattive più robuste, cerchi a cinque razze Speedline. All’interno il volantino Momo, la pedaliera alleggerita in alluminio e gli inserti in fibra di carbonio. Nonostante la posizione di guida, il cambio non altezza e qualche rumorino di troppo, la Cup riportò il pollice alzato nelle recensioni della stampa specializzata.

Una GT per Abbate. La terza serie del 1995 prende la sigla GT, che adotta i cerchi da 17” (ma a sette razze anziché cinque), il nuovo differenziale ZF e un paio di aggiornamenti stilistici fra i quali l’eliminazione del finto bocchettone della benzina sul lato sinistro. Un paio d’anni dopo la versione limitata Primatist in 35 esemplari celebra il record mondiale di velocità su acqua riportato dall’omonimo idroplano costruito da Bruno Abbate – fratello di Tullio. Il motoscafo realizzato intorno al V6 Maserati da 360 cv stupisce il mondo toccando i 216,703 kmh sul chilometro lanciato. Di qui, il colore della carrozzeria blu mare abbinato agli interni in pelle blu e azzurri. Da notare che la velocità massima della Ghibli su asfalto era di 260 kmh… Quando esce di produzione nel 1997, in tutto l’ultima discendente delle V6 Biturbo è stata venduta in 2.380 esemplari. Che non è affatto male per una coupé sportiva tirata un po’ per le lunghe e dai precedenti così famigerati. Consumi a parte, è anche una youngtimer di fascia alta che, in ottime condizioni, si porta a casa per meno di 25mila euro.

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