Guida al Collezionismo: è l'ora di Citroën e Peugeot - Ruoteclassiche
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05 May 2022 | di Fabrizio Greggio

Guida al Collezionismo: è l’ora di Citroën e Peugeot

Il quarto volume ci porta in Francia, alla scoperta di due marchi iconici dell’industria automobilistica d’Oltralpe: Citroën e Peugeot. Utilitarie, hot hatch, ammiraglie, coupé, cabriolet e giardinette: insomma, una proposta per tutti i gusti.

Dopo aver focalizzato nei mesi scorsi l’attenzione su Porsche (febbraio), BMW (marzo) e Jaguar (aprile), la nostra collana “Guida al collezionismo” prosegue a maggio con il volume dedicato a Citroën e Peugeot, oggi marchi del gruppo Stellantis. Entrambi i costruttori, più innovativo e sbarazzino il primo, più elegante e raffinato il secondo, hanno mirabilmente interpretato la grandeur francese a quattro ruote.

Double Chevron. E iniziamo con Citroën, Casa senza dubbio popolare, nel senso più nobile del termine. Del resto, il fondatore André Citroën quando inizia nel 1919 questa splendida avventura si prefigge un obiettivo ben preciso: democratizzare l’automobile, rendendola accessibile a tutti. Un credo che si concretizza fin dalla Type 10 A 10 HP dello stesso 1919, prima vettura d’Oltralpe a essere costruita davvero in grande serie (oltre 24.000 esemplari); nel 1922 ecco la C3, che sfiora il traguardo delle 81.000 unità. Ma Citroën vuole che le sue macchine siano anche all’avanguardia, nella meccanica così come nello stile: nell’aprile del 1934 irrompe sulla scena la Traction Avant, una sorta di testamento del fondatore André, che scompare l’anno successivo. Una vettura che segna un’autentica rivoluzione: nel Vecchio Continente non si è mai vista prima una berlina con scocca metallica portante, a trazione anteriore e “vestita” da una carrozzeria disegnata (dal geniale Flaminio Bertoni) secondo i più moderni dettami della scuola aerodinamica. Una concezione così moderna da consentire alla Traction di rimanere in produzione fino al 1957, per un totale di circa 760.000 esemplari. Ecco il nostro viaggio non poteva che iniziare con questa autentica star.

La “Due Cavalli” e la “Dea”. E proseguiamo con un’altra primadonna, benché in abiti più modesti: la 2 CV, che debutta nell’immediato dopoguerra. Non è azzardato affiancare la simpatica utilitaria alla Torre Eiffel quale simbolo per eccellenza della Francia. Ha attraversato quarant’anni di storia dell’automobile, diffondendosi ai quattro angoli del mondo e divenendo una delle sagome più riconoscibili e amate. L’erede della Traction è la DS, che stravolge tutti i credo, lasciando ancora una volta a bocca aperta: nel 1955 fa sembrare le concorrenti delle obsolete carrozze a cavalli. Alla linea profilatissima, opera ancora una volta di Flaminio Bertoni, abbina una meccanica raffinata e d’avanguardia: la nuova ammiraglia del Double Chevron vanta infatti innovative sospensioni idropneumatiche e un impianto frenante con dischi all’avantreno (è la prima berlina europea di grande serie a montarli). Poi continueremo con le Ami, la Dyane, la Mehari, la sportiva SM (che monta un blasonato V6 Maserati), la GS, le ammiraglie CX e XM, senza dimenticare le versioni pepate di Visa, AX e Saxo.

Una lunga “amicizia”. La storia automobilistica della Peugeot inizia nel 1889; la Casa ha con l’Italia un legame particolare: la prima vettura a circolare nel Belpaese è infatti, nel 1893, una Peugeot e precisamente una Type 3. Non solo: negli anni 20 la Peugeot avvia, sia pure per un breve periodo, a Milano uno stabilimento per l’assemblaggio (e la metropoli meneghina verrà scelta quale sede per la filiale ufficiale italiana alla fine degli anni 60). La nostra carrellata però parte ben più tardi, nel 1955, con il debutto della 403, modello che segna l’inizio della solida e prolifica collaborazione tra la Casa di Sochaux e la Pinin Farina, una partnership che continuerà fino all’inizio del nuovo millennio, dando origine a veri e propri capolavori di stile. Tra le altre regine, la 504 Coupé e Cabriolet, la 204, l’indimenticata e apprezzatissima 205, declinata nelle versioni GTI, Cabriolet e Rallye, le splendide 406 e 407 Coupé, per arrivare alla sbarazzina 206 CC.

Format fortunato. Come per tutti i volumi della “Guida al Collezionismo” anche in questo caso l’obiettivo è quello di orientare coloro che desiderano entrare nel mondo delle storiche nella scelta della vettura più “giusta”, indicando pregi, difetti, tendenze del mercato, consigli sul restauro, bibliografia, club e specialisti. Un vademecum essenziale, da leggere con attenzione e da conservare; un volume immancabile nella libreria di ogni appassionato di Citroën e Peugeot. Una miniera di informazioni proposta con un supplemento di 6,40 euro rispetto al prezzo della sola rivista.

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