I 20 anni della X-Type, la Jaguar dello scandalo - Ruoteclassiche
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04 February 2021 | di Giancarlo Gnepo Kla

I 20 anni della X-Type, la Jaguar dello scandalo

Nel 2001, Jaguar presentava la X-Type, un’inedita berlina per competere nell’agguerrito segmento delle berline medie “premium”. Il nuovo modello fu una vera rivoluzione nella Casa del Giaguaro, in quanto mai prima d’ora erano state realizzate vetture Jaguar con trazione integrale o anteriore, né tantomeno con motore a gasolio. E c’era anche la station... I puristi erano sul piede di guerra: il nuovo modello d’accesso stava minando il blasone della Jaguar.

Era il novembre del 2000 quando l'amministratore delegato della Jaguar, Jonathan Browning annunciò un nuovo piano per implementare le vendite del marchio. Urgeva un modello più accessibile e meno formale delle berline S-Type e XJ: una vettura che sulla carta avrebbe dovuto raggiungere vendite annuali di 100.000 unità. Sottrarre quote alle rivali tedesche, che da almeno due decenni dominavano indisturbate il segmento, non sarebbe stato facile ma, era proprio questa la missione Jaguar della X-Type.
Indicata con il codice “X400”, la X-Type venne sviluppata durante il periodo in cui Jaguar era nell’orbita del gruppo Ford: infatti, tra il 1999 e il 2010 la Casa di Coventry è stata parte nella divisione “PAG” (Premier Automotive Group PAG). La nuova vettura allargò la gamma Jaguar verso il passo, entrando in un vero e proprio campo minato, quello delle berline del segmento D. La X-Type rientrava in un programma di rilancio del marchio più ampio, che mirava a raddoppiare le vendite mondiali. Questo richiese un'espansione delle risorse ingegneristiche, della capacità produttiva, oltre a un’implemento del reparto marketing e della rete vendita e assistenza. A partire da questo modello, Jaguar avrebbe sondato il terreno per espandere progressivamente la sua gamma ed essere al passo con gli altri marchi premium. Per questa ragione, al lancio della X-Type, la stampa indicò la nuova nata come "la Jaguar più importante di sempre".

Le critiche. Durante la sua produzione, la X-Type è stata il modello bestseller di casa Jaguar ma, le vendite non raggiunsero le proiezioni iniziali, toccando il picco di 50.000 unità nel 2003. Il mercato principale della vettura venne individuato negli Stati Uniti, che infatti assorbirono quasi metà della produzione.
A fronte di una linea elegante e sensuale, caratterizzata da un forte family feeling con l’ammiraglia XJ, laX-Type fu oggetto di pesanti critiche. In primis perché si avvaleva della piattaforma “CD 132” della Ford Mondeo, la stessa utilizzata anche sulla Land Rover Freelander (prodotta come la X-Type nello stabilimento di Halewood). La Jaguar X-Type è stata anche la prima vettura della Casa di Coventry disponibile con carrozzeria station wagon, nonché la prima disponibile con motore a gasolio e la trazione integrale o anteriore. Scelte progettuali che definiremmo ordinarie quando si parla di marchi generalisti ma, per gli appassionati della Jaguar, una Casa inglese dal nobile e glorioso passato sportivo, questa “democratizzazione” appariva lesiva per l’identità del marchio e gridarono allo scandalo. La X-Type venne additata come Ford ricarrozzata, sebbene gran parte della carrozzeria e della componentistica fosse stata rivista e sviluppata appositamente per questo modello.

Lo zampino della Pininfarina. Lo stile della Jaguar X-Type venne definito sotto la supervisione di Geoff Lawson, a partire dalle proposte Wayne Burgess e Simon Butterworth, che tracciarono le linee muscolose e ben raccordate della “piccola” di casa Jaguar. La variante wagon, disponibile dalla fine del 2003, è stata la prima Jaguar seguita dal designer Ian Callum e venne sviluppata in collaborazione con la Pininfarina.
Il design della X-Type wagon si caratterizzava per il portellone posteriore con apertura indipendente e i mancorrenti tetto in cromo o nero. Ovviamente, all’occorrenza il sedile posteriore potevano essere reclinato (senza rimuovere i poggiatesta) offrendo una buona capacità di carico. La X-Type “familiare”, negli Stati Uniti venne commercializzata come Sportwagon, rimarcando il concetto di sportività come parte integrante del suo DNA.

Le piaceva bere. Inizialmente, la X-Type venne commercializzata solo con motori a benzina a sei cilindri, accoppiati a un inedito sistema di trazione integrale. Un’accoppiata che giovò alla tenuta di strada ma, che penalizzò la nuova sport sedan sul fronte dei consumi. Le rivali tedesche, come l'Audi A4, la BMW Serie 3 e la Mercedes Classe C, pur disponibili a trazione integrale, erano vendute principalmente nelle varianti a due ruote motrici, risultando più parche nei consumi. Nella “Vecchia Europa” i motori più richiesti erano i quattro cilindri benzina e diesel: unità sempre più avanzate e decisamente più parsimoniose dei V6 della Jaguar. Soltanto nel 2003 la gamma X-Type si arricchì di una variante a quattro cilindri, un due litri diesel disponibile con la sola trazione anteriore.
Ciò che accomunava la X-Type e le sue rivali era la possibilità di scegliere tra tre allestimenti: Classic (base, con interni in velluto), Executive (più ricco nelle dotazioni e con interni in pelle) e Sport (con finiture esterne in tinta con la carrozzeria e assetto sportivo).

Le motorizzazioni. I due motori V6 a benzina proposti al lancio erano disponibili nelle cilindrate 2,5 litri e tre litri, a cui si aggiunse, nel 2002, una nuova entry level: il 2,1 litri V6 con trazione anteriore. Le tre unità erano dotate di fasatura variabile delle valvole e appartenevano alla serie AJ-V6, una famiglia di propulsori sviluppati sulla base del motore Duratec V6 di origine Ford. Il motore da 2,1 litri era una prerogativa della X-Type e poteva contare su 156 CV e 196 Nm di coppia massima. Il 2,5 litri era condiviso con la Ford Mondeo ed erogava 196 CV e 241 Nm, mentre il tre litri equipaggiava anche le più grandi Jaguar S-Type e Lincoln LS. In questo caso le specifiche erano di 231 CV e 279 Nm di coppia massima. Per tutti i modelli erano previsti cambi manuali e automatici (con comando sequenziale), entrambi a cinque marce.
Anche il motore a gasolio era di origine Ford ed era basato sull'unità Ford Duratorq ZSD della Mondeo. Inizialmente, il motore diesel venne accoppiato esclusivamente al cambio manuale, una scelta che contribuì a limitare la sua diffusione, mentre la concorrenza offriva il cambio automatico anche sui modelli diesel.
Soltanto con la successiva 2,2 litri diesel venne offerta anche la trasmissione automatica, ma nel 2007, la X-Type era già a fine carriera. Nonostante questa mancanza la X-Type “2.0D” motore poteva giocarsi diversi assi nella manica: l’unità poteva vantare un’erogazione molto fluida e una buona ripresa. Inoltre, i 131 CV e i 330 Nm di coppia massima, lievitavano a 150 CV e 350 Nm con l’overboost, apprezzabile soprattutto in fase di sorpasso.

Nuovo look. Le prime Jaguar X-Type a trazione integrale erano dotate di un differenziale centrale con giunto viscoso compatto che non richiedeva manutenzione. Per garantire un feeling di guida più in linea con l’identità del marchio, la coppia prevedeva una ripartizione del 60% sulle ruote posteriori e del 40% su quelle anteriori. In caso di perdita di trazione il giunto viscoso poteva variare il rapporto della coppia tra assale anteriore e posteriore per garantire l'aderenza ottimale. Dal 2005 in poi, le X-Type hanno utilizzato un transfer case a controllo elettronico in luogo del giunto viscoso centrale.
Con il restyling del 2007, la X-Type adottò mascherina e paraurti ridisegnati, così come nuovi specchietti retrovisori con gli indicatori di direzione integrati. Importante ricordare anche l’introduzione del motore diesel da 2,2, disponibile anche con filtro antiparticolato. Il nuovo motore da 155 CV era già stato adottato sulla Mondeo ed era disponibile con un inedito cambio automatico a sei velocità con comando sequenziale “Jaguar Sequential Shift”. In alcuni mercati europei, con l’avvento della X-Type restyling, i motori a benzina non furono più commercializzati.

Il fattore personalità. L’inesperienza di Jaguar nel segmento D si manifestò con l’adozione tardiva di motori e cambi che, soprattutto in Europa, avrebbero aiutato le vendite della “chicchierata” X-Type. Non bastò uno stile personale, dal fascino british per avere la meglio sulle competitors teutoniche. Dopo otto anni di carriera, la X-Type uscì dai listini alla fine del 2009 con una produzione di circa 350.000 unità.
La Jaguar X-Type raccolse pareri discordanti. Allettata dal claim “Jag Generation”, sussurato con le note di Wicked Games di Chris Isaac, una nuova generazione di clienti, si avvicinò al marchio, affascinata dalla linea distintiva della X-Type e dai suoi costi di gestione, più abbordabili rispetto alle altre Jaguar. La clientela storica, di contro, ne prese le distanze per le stesse ragioni: era la fine di un'epoca.
Dopo l’uscita di scena della X-Type, il volto del giaguaro sarebbe cambiato con un’immagine più hi-tech e meno legata ai canoni classici dell’eleganza britannica. Nuovi modelli avrebbero fatto la loro comparsa sul mercato e colmando le lacune della X-Type, avrebbero esplorato nuovi segmenti ma, nessuna di loro ha più destato lo stesso scalpore.

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