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15 febbraio 2018 | di Redazione Ruoteclassiche

In archivio (così) la quarta Coppa Attilio Bettega

Una Triumph TR2 del 1954 sul podio della IV Coppa Attilio Bettega, gara di regolarità classica organizzata da Rally Club 70, presieduto da Ivo Strappazzon. È quella di Alessandro Molgora, per l’occasione navigato da Ruggero Ghidini, che ha preceduto sul traguardo Giordano Mozzi e Stefania Biacca su Fulvia HF, reduci dal Montecarlo storico.

Una vittoria inaspettata, quella del bresciano, poiché il percorso, in parte innevato, non ha certo favorito le caratteristiche della vettura inglese, a trazione posteriore, più adatta a gare su strade asciutte e meno aspre. Molgora però, lo ha affrontato a cuore aperto, senza farsi troppi problemi e vincendo anche il freddo, considerato che l’hard top della sua macchina non è sicuramente il massimo nel periodo invernale. “Forgiato” dalla Winter Marathon, dove quest'anno si è piazzato al 21° posto, ha corso con intelligenza e regolarità. Mozzi, a onor del vero, è stato il pilota che lungo le 23 prove di abilità ha raccolto il minor numero di penalità, ma Molgora ha potuto contare sul coefficiente attribuito alla sua Triumph TR2, scalando così la vetta della classifica e cogliendo tutti di sorpresa al momento della presentazione della graduatoria finale.

Terzo posto, invece, per Andrea Giacoppo, che sulle strade di casa teneva in particolar modo a mettersi in luce. Pur al volante di una Mercedes 230 SL, una “barca” galleggiante sulla neve, l’ex canoista azzurro passato all’automobilismo, ha pagato solo un centesimo in più di Mozzi. Ottimamente coadiuvato da Andrea Tecchio, Giacoppo è sempre stato nelle posizioni di testa a conferma di una maturità agonistica che lo sta lanciando nel settore della regolarità. Quarto posto per la bravissima Alexia Giugni, in coppia con la figlia Caterina, su Porsche 356, che si è così rifatta della delusione patita al Montecarlo tre giorni prima, quando ormai stava assaporando un piazzamento prestigioso. Una pesante penalizzazione, subita a causa di una trentina di vetture rimaste bloccate, l’ha respinta al 190° posto. La milanese ha conquistato così il Challenge Porsche 356, davanti a Rossoni-Gualdi, Pozzan-Saletti e Delpiano-Gatto, dedicato a Mario Dalla Favera, pilota padovano perito tragicamente nel 1955 durante le prove della cronoscalata Parma-Poggio di Berceto, al volante di una Ferrari 3000.

Ottantuno gli equipaggi alla partenza, data all’imbocco del celebre Ponte degli Alpini di Bassano, e quasi 400 i chilometri del percorso, suddiviso in due tappe intervallate dalla sosta per la cena alla Birreria Pedavena. Subito dopo l’apripista Antonio Zanussi, al volante della sua Ford Escort MK2,  con lo storico navigatore Carlo Bisol a leggergli il radar, è scattato Miki Biasion, coadiuvato dalla moglie Paola, su Lancia Fulvia 1.3 S Zagato. La gara del campione del mondo rally si è però conclusa anzitempo, prima della celebre prova di Valstagna, “l’università dei rally”, a causa della rottura della membrana della pompa della benzina.

Chi non ha guardato le lancette e si è divertito sulle strade che aveva conosciuto quarant’anni prima, in sette edizioni del rally S. Martino di Castrozza, è stato il piemontese Dario Trucco, 77 anni portati magnificamente, che al volante della gloriosa Simca R2 ha ritrovato smalto dei giorni migliori. Uno spettacolo vederlo intraversato a ogni curva. Dopo aver aiutato Miki Biasion, consegnandogli la tanica di benzina di scorta che aveva con sè, ha rischiato il ritiro perchè a sua volta era rimasto a secco. Dal Broccon, per raggiungere il primo distributore, ha dovuto procedere a motore spento. Fortunatamente la strada era tutta in discesa. Per questo suo spirito combattivo e per la grinta sempre intatta, Dario Trucco è stato premiato come “pilota epico” alla fine della gara. Ad accompagnare i concorrenti nelle battute iniziali è stato Alessandro Bettega, figlio dell'indimenticato Attilio, al quale la Coppa è dedicata. Il servizio scopa è invece stato assicurato da Maurizio De Tofoli, che del campione trentino è stato lo storico primo navigatore.

Dieci, infine, gli equipaggi costretti alla resa prima della bandierina a scacchi, tra i quali Marco e Riccardo Leva, piantati in asso dal motore della loro Alfa Romeo Giulia Sprint Gt, e Colpani-Grumelli su Porsche 911 ST 2.5.

Roberto Baggio

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