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11 May 2020 | di Andrea Zaliani

Jaguar XJ220: giaguaro incompreso

La XJ220 vanta una storia affascinante, ma poco fortunata. Nata per diventare la nuova “Regina” delle supercar e rilanciare nell’olimpo dei costruttori il marchio britannico, concluderà precocemente la propria carriera

La storia della Jaguar XJ220 affonda le sue origini a metà anni Ottanta. In quel periodo l’egregio lavoro svolto da Sir. John Egan – al timone della Jaguar dal 1980 al 1990 – riesce a risollevare le sorti di un marchio destinato al fallimento. Dopo la fase di salvataggio è finalmente giunto il momento di attuare il secondo step: Egan e i suoi dirigenti iniziano quindi a pensare a inediti progetti, con lo scopo di rilanciare il giaguaro nella ristretta cerchia Automotive d’élite.

Al vaglio una nuova sportiva. Uno dei modi migliori per dare lustro a un marchio automobilistico di prestigio, da sempre, è infatti quello di realizzare delle sportive accattivanti, vincenti e desiderate. Proprio per questo la Casa sigla un accordo con la Tom Walkinshaw Racing (TWR), società inglese specializzata oltre che nel Motorsport anche nella produzione in piccola serie di auto sportive, dando vita alla divisione Jaguar Sport.

Il progetto prende vita. La sfida di realizzare un moderno oggetto del desiderio a quattro ruote risulta decisamente avvincente, ma particolarmente ardua. Soprattutto perché in quegli anni i cuori degli appassionati sono già ammaliati da alcuni modelli d’altissimo livello, come la Ferrari F40 e la Porsche 959. Per nulla intimorito da queste “giganti” il direttore del reparto di produzione, Jim Randle, ipotizza una supercar ispirata alla corsaiola XJ13, costruita negli anni Sessanta per competere a Le Mans. Un’idea arricchita e affinata dalle esperienze agonistiche della TWR, che si concretizzerà in un prototipo dalla marcata personalità. Linee originali e una meccanica esuberante: motore 12 cilindri a V, 6.2 litri, quattro alberi a camme e una potenza di oltre 500 cv. Sull’esempio della Porsche 959 la trazione è integrale, con ripartizione della coppia 31/69 e due differenziali a slittamento limitato ai ponti. Il prototipo della XJ220 viene presentato per la prima volta al British Motor Show, nel 1988.

Al via una serie limitata. Il progetto rimane comunque in fase di studio fino al dicembre del 1989, quando la Jaguar Sport decide di produrne un numero limitato di esemplari: 220 unità, a omaggiare il nome stesso del modello. Numero plausibilmente destinato ad aumentare fino a 350, in caso di un riscontro particolarmente favorevole da parte dei (possibili) clienti.

Importanti cambiamenti. Rispetto al prototipo, la versione di serie della XJ220 presentata nel 1991 mostra dei cambiamenti significativi. In primis, al posto del vigoroso propulsore V12 l’alimentazione viene affidata a un 3.5 litri V6 sovralimentato, in grado di sviluppare 542 cv e bruciare lo 0-100 in quattro secondi. Un motore che, tra l’altro, rappresenta il primo V6 nella storia della Jaguar. Ancora: la trazione, da integrale, passa a posteriore. Invariato, invece, il cambio meccanico a cinque rapporti.

Icona della velocità made in England. Un mix di soluzioni tecniche di prim’ordine, con cui la sportiva aspira al titolo di auto di serie più veloce al mondo, pronta a dar del gran filo da torcere a rivali blasonate. Con una versione priva di catalizzatori, nel 1993 il pilota Martin Brundel sull’anello ad alta velocità di Nardò riesce a spingere la “sua” XJ220 a 349,4 km/h e ottenere il bramato record. Primato surclassato solamente un anno più tardi dalla McLaren F1, capace d’innalzarlo oltre i 370 km/h. Una sconfitta destinata a risultare come un presagio di sventura per il modello. Le rosee aspettative sul suo conto, infatti, furono disattese e la carriera non decollò. Anzi, terminò precocemente. Uscì di scena in quello stesso anno, dopo essere stata prodotta in 280 esemplari.

Esperienza corsaiola. La XJ220 ebbe anche una breve carriera agonistica… Nel giugno del 1993 tre XJ220, preparate appositamente per la nuova classe Gran Turismo, sono sulla griglia di partenza di Le Mans, forti del successo già ottenuto al BRDC National Sports GT Challenge del mese precedente. Nonostante i 73 minuti persi a causa di un guasto, la XJ220 guidata da John Nielsen, David Brabham e David Coulthard taglia il traguardo per prima. Qualche settimana dopo, però, la vittoria viene annullata a causa di irregolarità riguardanti gli scarichi. In seguito la XJ220 venne affidata al Team Chamberlain che continuò a farla competere nella categoria GT. Dulcis in fundo, l’esperienza maturata sul campo spinse la TWR a realizzare una declinazione S: appositi accorgimenti alla carrozzeria e interni pistaioli si abbinavano a una specifica messa a punto delle sospensioni e del motore, con una potenza portata a quota 700 cv. Una storia, quella della XJ220, breve e intensa. Difficile da scordare.

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