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07 April 2021 | di Paolo Sormani

Jay Kay dei Jamiroquai vende la sua BMW 3.0CSL

È una BMW che vorremmo tutti nel garage, la 3.0CSL. Lo strabello e lo strameglio della serie E9, “Batmobile” a parte. Questa, però, tocca una nota più alta: è in condizioni eccellenti e per 13 anni è appartenuta alla popstar Jason Kay, in arte Jay Kay, frontman dei Jamiroquai.

Al primo colpo d’occhio è difficile distinguerla dalle CS e CSi, ma la 3.0CSL (Coupé Sport Leicht, leggera) era una versione speciale che suonava tutto il meglio dello spartito della serie E9. Si sa, il successo e il prestigio acquisiti nel motorsport sono direttamente proporzionali alla densità di clientela nel salone in settimana. È questa la ragione che nel 1971 spinse l’ufficio tecnico di Monaco a sviluppare una serie di “Neue Sechs” per l’omologazione al Gruppo 2 del Campionato europeo turismo. Per risparmiare 136 kg, prima di tutto via gli “orpelli” estetici. Poi lamiere d’acciaio più sottili per la scocca; pannelli di alluminio per le porte, il cofano motore e il vano bagagli. Infine, il Perspex sostituì i cristalli dei finestrini. La cura dimagrante fu accompagnata da una salutare terapia ai “polmoni”. Per poter essere ammessa alla classe oltre i 3 litri, la cilindrata della CSi – già rispettabile, con i suoi 200 cv per 230 chilometri orari – fu portata a 2.986 cc. Giusto il necessario: un passo avanti prestazionale sarebbe arrivato con la CSLi da 3.003 cc a iniezione meccanica, più impegnativa da regolare dei tre carburatori doppio corpo. Dotata di sospensioni indipendenti sulle quattro ruote (tipo McPherson all’anteriore, bracci longitudinali dietro), freni a disco e uno sterzo più reattivo e preciso, la 3.0CSL si rivelò magnificamente bilanciata. Lavorazioni e materiali erano pagati cari – costava più di una Porsche 911 RS 2.7 - e la produzione si fermò a quota 1.039 pezzi, anche per l’arrivo della versione a iniezione. Negli anni, questa berlina da corsa si è dimostrata un ottimo investimento. Prima di tutto libidinale, quindi economico.

Nell’harem di Jay Kay. Per tutte queste ragioni non è strano ritrovarne un esemplare del 1973 nella collezione di Jay Kay, noto impallinato di auto sportive. Al secolo Luis Cheetham, nato a Manchester nell’anno della Dino 246 GT (il 1969), il fondatore dei Jamiroquai mise subito le cose in chiaro inserendo il suo logo nel rettangolo Ferrari sulla copertina dell’album “Travelling without moving”. Viaggiare senza muoversi era la sensazione che le vetture di Maranello procurano al musicista, che della Ferrari è tuttora affezionato cliente. Se lo può permettere, dopo aver venduto più di trenta milioni di dischi fra il 1992 e il 2006 e con un patrimonio personale stimato intorno ai 45 milioni di euro. Uno di questi è stato destinato a una LaFerrari verde lime, che si è aggiunta, fra le altre vetture con il Cavallino, alla 330 GT 2+2 Vignale Shooting Brake del 1965. Negli anni, la collezione di Jay Kay ha potuto permettersi di esplorare il meglio della produzione di Regno Unito, Germania, Italia, con qualche rara incursione fra le muscle car americane più rare (ha avuto anche una Dodge Charger nera ex Bruce Willis, regalo della moglie Demi moore). Qualche esempio? In ordine alfabetico: Aston Martin DB6 Mark 1 Volante, BMW 2002 Bauer Cabriolet, Fiat Abarth 1000, Lamborghini Miura SV e Diablo SE, Maserati A6G, Porsche 911 2.7 RS, Mercedes-Benz 300SL Roadster…

Meglio Golf, Diamant o Polaris? E poi c’era lei, la BMW 3.0CSL. Jay Kay l’acquistò nel 2008 dal sesto proprietario. Era già stata restaurata cambiando colore dall’originale giallo Golf al più tradizionale nero “Diamant Schwartz”. Pur ignorando il colore originale, molto tedesco e così anni Settanta, il restauro fu condotto minuziosamente riportando la carrozzeria al nudo metallo. Il 6 in linea fu rifatto completamente con pistoni Mahle ad alta compressione, camme Schrick e cambio catena della distribuzione. La nuova dotazione comprende gli ammortizzatori Bilstein e i cerchi in lega Alpina (rari come suore), tuttora presenti. Ai quattro anni di lavoro del primo, si aggiunse un secondo restauro nel 2010 sempre in Inghilterra, alla Munich Legends, che ha portato la BMW all’argento metallizzato Polaris attuale. Un ulteriore aggiornamento della meccanica ha portato la sostituzione di tutte le parti usurate dal tempo e dai chilometri orari. Secondo la scheda della Silverstone Classics che l’ha messa all’asta, la popstar inglese ha degnato la CSL3.0 di attenzione costante, durante un rapporto tutto sommato platonico. L’ha guidata poco, ecco, per quanto dicono fosse una delle sue classiche preferite. Il che non toglie che la BMW sia accordata come una chitarra Rickenbaker e non veda l’ora di trovare un nuovo pigmalione che spenda le 115.000 sterline – più diritti ed eventuali dazi doganali – richieste. L’asta online è aperta.

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