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16 agosto 2017 | di Redazione Ruoteclassiche

Pebble Beach 2017: all’incanto una rara Ferrari Shooting Brake

Gooding & Co. metterà all'asta a Pebble Beach una Ferrari con carrozzeria Vignale unica. E' ritenuta, da alcune fonti, l'ultima automobile di Maranello carrozzata dallo specialista torinese. Realizzata su base 330 GT 2+2 questa rara versione è stata voluta da Luigi Chinetti. Ma non è l'unica nel suo genere: ecco le altre Ferrari "famigliari".

"Ferrari" e "spazio in abbondanza" non sono due concetti fatti per andare, storicamente, a braccetto. Enzo Ferrari aveva occhi, testa e cuore solo per le corse e dava ai modelli stradali un valore unicamente strumentale: gli fornivano le energie finanziarie per pagarsi le competizioni.

Il solco tracciato dal padre-padrone dell'azienda ha sempre, storicamente, condizionato l'attività aziendale fino all'ultimo (il capolavoro F40). Il prestigio di un brand del genere andava salvaguardato a tutti i costi e il freddo, cinico e ingegneristico calcolo del suo Deus ex machina era rigoroso e perfetto. La sportività Ferrari, insomma, era un concetto inviolabile, da difendersi a qualsiasi costo. Non a caso almeno due progetti nati secondo quest'ottica, il prototipo Ferrarina del 1961 (divenuto poi l'ASA 1000 GT) e la Pinin by Pininfarina del 1980 con 4 porte, non ebbero alcun seguito.

Il tema si è "ammorbidito" negli anni e oggi - grazie al marketing - in gamma Ferrari è presente il modello più estremo capace di esibire uno stile di carrozzeria ancora ammissibile per il Cavallino: la GTC4Lusso (con motore 8 cilindri biturbo o V12 aspirato), che si fa interprete del concetto di Shooting Brake. Il quale, è bene chiarirlo, non significa "station wagon 2 porte" bensì "coupé con volume posteriore allungato" per offrire un po' più di spazio in baule".

Ma all'epoca, quando la segmentazione di mercato era più rigida, non era certo concepibile una Ferrari "famigliare" che non fosse una coupé 2+2. Meglio lasciare, allora, la realizzazione di qualche versione che potesse risultare "imbarazzante" all'estro di qualche carrozziere. Questi avrebbe potuto permettersi la disubbidienza di produrre un esemplare unico per qualche capriccioso cliente affrancando l'azienda da rischiose compromissioni della propria immagine.

SHOOTING BRAKE
In ambito Ferrari il tema della Shooting Brake (che tanta fortuna ha avuto in Inghilterra) ha indubbiamente scatenato la potenza creativa dei grandi nomi della carrozzeria, chiamati a dare concretezza a un tema così spinoso sulle curve di una meccanica così speciale. E' il caso del telaio 07963 che sarà all'asta nel tardo mese di agosto a Pebble Beach per iniziativa della Casa d'Aste Gooding & Co. Si tratta di una Ferrari 330 GT 2+2 Shooting Brake, vestita da Vignale con questa carrozzeria nel 1967.

L'esemplare iniziò la sua avventura nel 1965 come una 330 GT 2+2 standard, di colore rosso. Attraverso Luigi Chinetti Motors fu venduta al suo primo cliente. Nel '67 ritornò all'importatore. Luigi Chinetti "Jr" pensò di crearne una versione speciale comoda per 4 persone e con abbondante spazio per i bagagli. Insieme all'amico Bob Peak, noto illustratore (famosi i suoi poster dei film hollywoodiani) crearono uno stile tutto nuovo: un lungo frontale e un enorme volume posteriore. La realizzazione fu affidata alla Vignale di Torino che per la realizzazione conservò solo il parabrezza e parte delle portiere dell'originale vestito di Pininfarina. Verniciata in colore Bronzo metallizzato, la vettura fu esposta allo stand del carrozziere al Salone di Torino del '68 prima di essere consegnata a Chinetti.

Questi la utilizzò per parecchi anni. Successivamente la 330 GT 2+2 Shooting Brake passò di mano attraverso numerosi proprietari prima di tornare in Europa. Fu trovata in Francia negli Anni 90, restaurata e iniziata a una nuova carriera come vettura da collezione. Dopo una parentesi nelle mani di Jay Kay, noto leader del gruppo musicale Jamiroquai e fine collezionista, è entrata in possesso del suo attuale proprietario, che ha deciso di metterla in vendita.

LE ALTRE FERRARI SHOOTING BRAKE
Ferrari 212 Shooting Brake Fontana (s/n 0089E). Il telaio fu ordinato nuovo dalla Scuderia Marzotto. La meccanica completa fu affidata alla Carrozzeria Fontana di Padova che vestì con una leggera livrea da corsa con parafanghi motociclistici per la partecipazione alle gare. Ricarrozzata quindi da Vignale come Spider Sport dopo poche settimane, fu successivamente riaffidata a Fontana: questi, sulle forme del battilastra piemontese chiuse l'abitacolo ricavando un grande e spazioso volume posteriore. La forma è senza dubbio quella di una Shooting Brake anche se la macchina non adottò mai questa denominazione. Ci fu tempo per un ulteriore vestito in forma di barchetta, ancora da Fontana. Così la vettura è arrivata ai giorni nostri. Della versione Shooting Brake esistono solo poche fotografie eseguite all'epoca per illustrare il risultato.

Ferrari 250 SWB "Breadvan" Drogo (s/n 2819GT). Il termine Shooting Brake è, in questo caso, una semplice caratterizzazione della forma di carrozzeria poiché questo esemplare unico non fu il frutto del desiderio di una 250 SWB più spaziosa ma l'esito di una precisa progettazione aerodinamica. Acquistata nuova da Olivier Gendebien, che arrivò secondo assoluto al Tour de France '61, fu quindi ceduta a Giovanni Volpi di Misurata, animatore della Scuderia Serenissima. Dopo alcune competizioni, questi la fece ricarrozzare nel '62 da Drogo (mentre il vestito originale fu montato sul telaio 2439GT) con una forma molto particolare e ispirata a principi aerodinamici: anteriore allungato e appuntito (simile alla 250 GTO), posteriore con un lungo tetto che proseguiva quasi perfettamente orizzontale fino alla coda, di forma tronca. La curiosa carrozzeria le valse il noto soprannome di Breadvan o furgoncino del pane.

Ferrari 365 GTB/4 Daytona Shooting Brake Panther Westwinds (s/n 15275). L'805esima Daytona nacque nel '72 come coupé in colore rosso Dino e interno in pelle nera. Fu venduta, attraverso la Chinetti Motors e al concessionario di Philadelphia, a un cliente del luogo. Due anni dopo la ritroviamo nel Surrey inglese presso la Panther Westwinds, specialista in allestimenti speciali. Qui, seguendo il progetto di stile di Luigi Chinetti Jr in collaborazione con il designer Gene Garfinkle, venne ricarrozzata Shooting Brake. La nuova forma, pur conservando tratti caratteristici della Daytona, aggiungeva un grande volume posteriore. All'ampio vano di carico non si accedeva mediante il portellone in coda ma attraverso due portelloni vetrati ad ala di gabbiano. Rinnovato completamente anche l'abitacolo con una nuova plancia centrale, tanta radica e selleria di nuovo colore. La macchina tornò in America per essere consegnata, nell'inverno '75, al costruttore Bob Gittleman della Florida. Questi la tenne fino al 1980, anno in cui iniziò per lei una girandola di passaggi di proprietà e vendite all'asta.

Ferrari 365 GTC/4 Break Felber (s/n 16017). Willi Felber, concessionario Ferrari svizzero, si fece confezionare una versione spiaggetta su base 365 GTC/4 "Gobbone", che fu esposta al Salone di Ginevra del 1976. Successivamente, rimosso il vestito "estivo", questo telaio fu nuovamente ricarrozzato in forma di Shooting Brake su disegno di Giovanni Michelotti. Apparve, con questa nuova identità, al Salone di Ginevra del '77. Non è chiaro quale sia stato il suo destino: secondo alcune fonti fu riconvertita in spiaggetta per la seconda volta. Secondo altre esisterebbe tutt'oggi come Shooting Brake e si troverebbe in Svizzera.

Ferrari 365 GT4 Croisette SW (s/n 18255). Felber fece allestire una ulteriore variazione sul tema della Shooting Brake. Questa volta base per la realizzazione fu una 365 GT/4 2+2 che, a quanto risulta da alcune fonti, fu gravemente incidentata. Fu inoltre soprannominata Croisette secondo la moda di dare un vezzeggiativo a una creazione particolarmente esotica. Le date non sono precise: sembra che la vettura sia stata realizzata agli inizi degli Anni 80 e proposta in vendita dallo stesso Felber come versione speciale.

Alvise-Marco Seno

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