La magia della 365 P di Agnelli per il Natale del Mauto - Ruoteclassiche
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13 January 2023 | di Giosuè Boetto Cohen

La magia della 365 P di Agnelli per il Natale del Mauto

Fresca di un restauro durato quattro anni, in occasione del Natale e dei vent’anni della scomparsa dell’Avvocato, il Museo Torinese ha esposto in esclusiva la celebre “Tre posti” a guida centrale.

Un veicolo incantato, carico di storia, bellezza e non poca malinconia è sceso per Natale a Torino. Non è la solita slitta che impazza ormai solo nelle pubblicità. È la Ferrari 365 P Berlinetta Speciale appartenuta all’Avvocato Agnelli. Partita dall’Italia nel 1971 dopo che il suo illustre proprietario se ne era stancato (capitava regolarmente, ogni tre o quattro anni), mai più ammirata in pubblico, fresca di un restauro coordinato dai maestri della Kidston SA, la spettacolare automobile è ricomparsa al Museo Nazionale di Torino, e vi rimarrà fino al 18 febbraio. Sarà lì, sotto i riflettori, anche il 24 gennaio, quando Gianni Agnelli si spense in una sera di venti anni fa.

I prototipi. La Ferrari 365 P Berlinetta Speciale è un prototipo realizzato da Pininfarina e presentato per la prima volta al Salone di Parigi del 1966, sulla base di un disegno di Aldo Brovarone. Brovarone, all’epoca, ricopriva il ruolo di disegnatore e sarà poi di capo dell’Ufficio Stile. Dalla sua matita nascono, negli stessi anni, anche la Dino prototipo del ’65 e i modelli 206-246. Questi ultimi, destinati alla produzione di serie, beneficeranno del rilevante contributo dell’ingegner Leonardo Fioravanti. Rispetto al primo prototipo, la vettura prodotta avrà un nuovo telaio stradale, il motore trasversale, le curve della carrozzeria meno estreme e più pratiche.

Le somiglianze con la Dino. La 365 P riprende molte delle linee e delle idee delle due Dino, pantografate in grande. Le maggiorazioni sono evidenti soprattutto nel passo e nella coda. Peraltro, la meccanica è quella di un 12 cilindri longitudinale, di 4,4 litri, con i dovuti ingombri. Rispetto alla Dino “Parigi” del ’65, la 365P ritrova la primissima idea di Brovarone, con i due classici fanali ricavati nei parafanghi e la presa d’aria centrale. Proprio questi dettagli, che torneranno nelle 206-246 di serie, erano poco graditi a Enzo Ferrari, che voleva mantenere una certa demarcazione tra le Rosse maggiori e la nuova, più piccola Dino a motore centrale.

Una colorazione particolare. Il prototipo viene presentato al Salone parigino nel colore “bianco gardenia” e verrà riproposto a Londra e a Torino ’66. In precedenza, o in parallelo, però, era già stata sviluppata una vettura identica, mantenuta segreta, si richiesta dell’Avvocato Gianni Agnelli. Questa verrà ultimata in colore grigio metallizzato e, dopo alcune prove su strada, con l’aggiunta di un vistoso spoiler posteriore. Una personalissima linea verde e blu (dalla bandiera del Sestriere) che corre lungo la fiancata.

Difficile passare inosservati. In una intervista sulle sue automobili personali Agnelli ebbe a dire, tra l’altro: “Non facevi in tempo a fermarti che avevi subito la gente addosso. Aveva un’accelerazione mostruosa. Solo che dovevi abituarti al posto di guida in mezzo, perché mancava il riferimento al limite da una parte, destra o sinistra”.

Il cambio di passo. In una celebre sequenza di fotografie, scattata nell’inverno ’66-67 davanti alla sede Pininfarina di Grugliasco, compare la prima presentazione della 365P all’Avvocato. Questi è succeduto, da pochi mesi, all’ingegner Valletta alla presidenza della Fiat e forse la nuova sportiva serve anche a sottolineare un cambiamento epocale. Agnelli è giunto accompagnato dal cugino e collaboratore di una vita, Giovanni Nasi; a riceverli Sergio Pininfarina, Renzo Carli e il pilota Mike Parkes. L’auto è stata appena ultimata e non ha la striscia colorata né l’alettone posteriore, che verrà aggiunto in seguito.

Le sorti dei due esemplari. L’Avvocato guidò la sua Ferrari targata TO 888888 fino al 1970, per 9.600 km complessivi. Poi la vendette a un imprenditore californiano. L’altro prototipo, quello di colore bianco, fu invece acquistato dal pilota e importatore americano del Cavallino Luigi Chinetti. La vettura appartenuta ad Agnelli, dopo un totale restauro curato da Kidston SA, pare sia stata assicurata per la mostra al Mauto per oltre 20 milioni di euro.

L’evento al Mauto. Durante la serata di presentazione al Mauto, gremita di collezionisti, designer e cultori del marchio, Simon Kidston ha raccontato come una rarità del genere gli sia piovuta nelle mani. “Ero a Miami, in Florida, cinque anni fa”, ha raccontato il super esperto scozzese, “quando un amico, nel giro giusto, mi disse che c’era una Ferrari a guida centrale, tre posti, quasi mai vista, che forse si poteva comprare. Io ricordavo la vettura di Chinetti, che era stata esposta più volte in giro per il mondo, e le prime immagini del ’66 quando ero ancora un bambino. Il giorno dopo volai a New York per vedere la macchina, in una officina circondata dalla neve. Due ore dopo, e una telefonata con un altro ‘caro amico’ avevamo concluso l’affare. Mi dissero”, ha concluso Kidston, “ che la 365P era assolutamente perfetta. Aveva solo bisogno di un piccolo tagliando. Il nostro è durato quattro anni!”. Caratteristiche tecniche: berlinetta di derivazione sportiva (Ferrari 365 P2) a motore centrale, telaio n. 8815, motore 4,4 litri, V12, potenza 380 CV a 7.300 giri, peso a vuoto 1.020 kg.

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