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17 maggio 2019 | di Gilberto Milano

La Porsche Typ 64 del 1939 va all’asta

Va all’incanto la più significativa delle Porsche, la primissima, la Typ 64 del 1939, vettura che ha dato origine al mito austriaco. Sarà possibile acquistarla a partire dal 15 agosto. A un prezzo base non ancora ufficializzato, ma certamente superiore ai 18 milioni di euro.

"Senza di lei non ci sarebbero le Porsche 356, le 550, le 911”. Parole che potrebbero suonare eccessive, se non interessate, quelle rilasciate da Marcus Görig, Car Specialist di RM Sotheby's, ma che in realtà descrivono perfettamente il vero valore storico della Porsche Typ 64 del 1939, la vettura che la Casa d’aste anglo-canadese si appresta a mettere in vendita nell’incanto di Monterey dal 15 al 17 agosto prossimi.

Offerta sensazionale. Si tratta infatti di una delle più significative vetture della storia Porsche, sia dal punto di vista ingegneristico, sia stilistico. Ed è sensazionale poterla trovare in vendita. RM Sotheby’s non si è ancora ancora sbilanciata sulla stima d’asta, anche perché trattandosi di uno dei due modelli esistenti dei tre costruiti (l’altro è della famiglia Porsche) rende difficile stabilire un valore commerciale preciso. Per gli addetti ai lavori, tuttavia, la sua quotazione dovrebbe aggirarsi approssimativamente sui 20 milioni di dollari, equivalenti a circa 18 milioni di euro.

Berlino-Roma. Fu commissionata a Ferdinand Porsche dal governo tedesco per partecipare alla gara Berlino-Roma di 1500 km che avrebbe dovuto svolgersi nel settembre del 1939 ma che, a causa dell’inizio dello scoppio della guerra, non si tenne mai. Lo stile delle tre Typ 64 si ispira in parte alla VW Typ 60 (il legame è evidente nella linea del tetto, dei parafanghi e nel posizionamento delle bocchette di aspirazione sotto il lunotto posteriore) ed è opera di Erwin Komenda, lo stilista che per Ferdinand Porsche ha disegnato tra le altre il Maggiolino, la 356 e la 550 Spyder.

Due ruote di scorta. Per far fronte agli eventuali problemi alle gomme dovuti a una gara così impegnativa la vettura dotata di due pneumatici di scorta posizionati nel cofano anteriore, sopra il serbatoio del carburante. Una soluzione che impose però un intervento nell'abitacolo: per trovare lo spazio necessario il sedile del passeggero venne spostato più indietro rispetto al sedile del pilota.

Aerodinamica. Per ridurre il peso complessivo il pavimento della Typ 64 fu realizzato in alluminio. E in alluminio furono realizzate alcune parti della meccanica. Il motore quattro cilindri raffreddato ad aria posteriore era derivato da una unità di serie Volkswagen di 985 cc al quale erano state inserite valvole più grandi e doppi carburatori. Per renderla ancora più aerodinamica le ruote erano state coperte con pannelli amovibili. Soluzioni che avrebbero consentito alla Typ 64 di raggiungere una velocità massima di oltre 150 km/h.

Tre pezzi. La prima delle tre costruite (telaio 38/41) fu terminata nell’agosto 1939 ma non fece in tempo a muovere i primi passi che la Germania invase la Polonia e la corsa Berlino-Roma annullata. La seconda Typ 64 (telaio 38/42) è del dicembre 1939, mentre la terza e ultima (telaio 38/43) fu portata a termine nel giugno del 1940 e utilizzata da Ferdinand Porsche come vettura personale.

Le vicende. La storia (non documentata in quanto le prove sono andate disperse) racconta che la 38/41 fu danneggiata in un incidente da un membro del consiglio di amministrazione Volkswagen. E che negli anni della guerra la carrozzeria e il motore della 38/43 furono montati (non se ne conosce il motivo) sul telaio della 38/41. Ecco: la vettura in vendita da RM Sotheby’s è quest’ultima: quella con il telaio 38/41 e il vestito della 38/43.

Il restauro. Ma non è finita: nel 1944 Porsche trasferì la sua azienda a Gmünd, in Austria, portando con sé la 38/41 (con il corpo della 38/43) e la 38/42. Nel 1945, a guerra conclusa, i militari Usa gli sequestrarono a Porsche la 38/42 alla quale tagliarono il tetto trasformandola in spyder e lasciarono a lui la proprietà della 38/41. Nel 1947 Ferdinand Porsche affidò a Pinin Farina il compito di restaurarla per poterla esibire a fianco della prima Porsche 356 nel giorno del debutto di quest’ultima, nel 1948. Cosa che avvenne.

Pochi proprietari. Successivamente la 38/41 fu venduta al pilota austriaco Otto Mathé nel 1949 che la utilizzò in diverse gare in Europa diventando il primo pilota Porsche della storia. Mathé conservò la 38/41 per 46 anni, fino al giorno della sua scomparsa nel 1995. Da allora la 38/41 è stata acquistata dall’austriaco Thomas Gruber, uno dei massimi esperti di Porsche, che ora la offre all’asta a Monterey insieme a numerosi pezzi di ricambio.

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