Auto
24 dicembre 2018 | di Massimo Condolo

Lancia Aprilia, signora torinese a spasso per la Svezia

Nella tranquilla Svezia occidentale una Lancia Aprilia prima serie ha trovato un collezionista appassionato, che la usa spesso, anche fuori dei raduni

Il testamento tecnico di Vincenzo Lancia piace anche sulle rive del Mare del Nord. A Stenkullen, 30 km a nord di Göteborg, è possibile vedere in strada questa bellissima Aprilia, una delle ultime “prima serie” (1352 cm3, 48 CV) costruita nel primo semestre 1939. La guida Owe Persson, socio dello Svenska Lanciaklubben e appassionato di vetture italiane e francesi (la sua Talbot-Lago T26 è apparsa su Ruoteclassiche di gennaio 2010), che l’ha acquistata nel 1987. Da allora la vettura, venduta nuova in Svezia, ha subito soltanto un lieve restauro: Owe, più che altro, l’ha voluta riportare a una tonalità di grigio più aderente all’originale rispetto a quella chiara in cui si trovava.

Un marchio ancora popolare. In Svezia, e in particolare nella regione di Göteborg, le Lancia hanno goduto per tanti anni di ottima fama. Addirittura il servizio di autobus cittadini era iniziato, a fine anni Venti, proprio con tre mezzi della Casa italiana. Oggi il Lanciaklubben è molto attivo in tutta la Svezia e organizza diversi raduni; non raccoglie tantissimi iscritti ma ha vetture praticamente di ogni modello dalle Kappa degli anni Venti ai modelli su base Chrysler, quasi più fortunati a queste latitudini che in Italia, tanto che a Stoccolma può capitare di viaggiare su taxi Grand Voyager.

Un tributo alla tecnica. L'Aprilia non vanta nessuno specifico primato tecnico, come invece la Lambda o l’Augusta, ma è la prima auto aerodinamica al mondo con struttura autoportante. Per la sua progettazione il pool di tecnici guidati da Manlio Gracco e Giuseppe Braggi, cui partecipa anche Battista Falchetto (che mise in pratica i concetti di struttura autoportante con la Lambda) applica concetti aerodinamici studiati con il Politecnico di Torino allo schema inaugurato con l’Augusta, privo di un montante centrale fra le due portiere che si aprono ad armadio. Il Cx di 0,47 è stato d’ispirazione per Henry Ford, che pare al Salone di Parigi del 1937 si sia fatto redarguire perché ne stava spiando i segreti, a Ferdinand Porsche che trasse ispirazione dal disegno a goccia per la Volkswagen. Persson la ama proprio come ottimo esempio di tecnica e design e ne cura personalmente molti aspetti della manutenzione, che divide il garage della sua casa con la citata Talbot-Lago e con uno Siata Cucciolo, il micromotore da cui nacque l’omonimo e più famoso modello Ducati.

Modello unico per l’export.In Italia l’Aprilia era inizialmente offerta con due livelli di dotazioni, normale e Lusso. Le versioni destinate ai mercati esteri, con l’eccezione della Francia, dove il modello era assemblato a Bonneuil-sur-Marne e venduto con il nome di Ardennes e dotazioni specifiche, erano invece proposte in un unico allestimento corrispondente al nostro Lusso. Per questo l’Aprilia di Owe monta il cruscotto con quattro strumenti (tachimetro e orologio quadrati, termometro e livello carburante rettangolari) su fondo grigio con grafica bianca e nera tipici delle Lusso prodotte a partire da metà 1938. L’interno in panno Lancia grigio è frutto di un vecchio restauro, mentre in condizioni spettacolari di conservazione sono gli originali tappetini in gomma. E, in queste condizioni, la possiamo incontrare ai raduni di Lancia e di auto italiane di tutta la Scandinavia, ma anche per le tranquille strade di Stenkullen, tra le case in legno gialle, grigie o nell’ancor più caratteristico rosso di Falun: per mantenerla attiva, infatti, Owe la usa spesso al posto dell’auto di tutti i giorni.

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