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29 gennaio 2015 | di Redazione Ruoteclassiche

Oltre 8 milioni di euro per una Ferrari 275 GTB Competizione

Una rossa da corsa di metà anni 60 battuta a un prezzo record in Arizona. L’esemplare con telaio 09079, ex Scuderia Filipinetti, sfoggiava un importante curriculum sportivo.

L’aggiudicazione più alta all’asta organizzata da Bonhams a Scottsdale, Arizona (Usa), è stata messa a segno da un raro e prezioso esemplare di Ferrari 275 GTB Competizione del 1966, telaio 09079. La vettura, definita una delle GTB Competizione migliori sulla piazza per pedigree e passato sportivo, è stata aggiudicata per 9.405.000 dollari, paria a oltre 8,1 milioni di euro.

La storia di questo esemplare nasce nel luglio del ’66, quando Maranello ricevette, attraverso la Savaf (Societe Anonyme pour la Vente des Automobiles Ferrari), l’importatore ufficiale svizzero, l’ordine per una Ferrari 275 GTB Competizione per la Scuderia Filipinetti. Quello uscito dalla fabbrica alla volta della Svizzera fu il penultimo esemplare di questa piccola serie di 275 GTB da corsa con sottile carrozzeria in alluminio. Secondo i registri della fabbrica il motore, il V12 di 3,3 litri tipo 213 da competizione, fu messo al banco per i primi test il 9 settembre. La vettura, confezionata con interni in colore blu e rosso chiaro con fascia centrale bianca all’esterno (la tradizionale livrea Filipinetti), fu consegnata il successivo mese di ottobre, con guida a destra e targa GE 81703.

La 09079, in realtà, avrebbe avuto un ruolo marginale nei programmi della Scuderia. Per la stagione 1967, infatti, Georges Filipinetti puntava innanzitutto sulla 412 P con motore centrale. Ma nel mese di aprile i riflettori improvvisamente furono puntati sulla berlinetta a motore anteriore. Alle prove ufficiali in vista della 24 Ore di Le Mans la scuderia portò in pista una 275 GTB/4 - il telaio 09445 - per alcuni test. Non c’erano reali intenzioni se non togliersi il capriccio di valutare le capacità della 275 rispetto alla 250 GTO, sua illustre progenitrice. In effetti il pilota Herbert Muller ottenne tempi assolutamente di tutto rispetto.

Fu abbastanza per convincere Filipinetti a schierare alla partenza anche questo modello. Poiché Muller era già assegnato a un’altra macchina, furono chiamati Dieter Spoerry e Rico Steinemann. Il primo, in realtà, aveva deciso di abbandonare la Scuderia Filipinetti per andare a fare coppia con Steinemann su una Porsche 906 ma l'organizzazione della 24 Ore non aveva accettato l'iscrizione per la presenza di troppe Porsche. Ecco, dunque, il team Filipinetti per la 24 Ore di Le Mans 1967: Ferrari 412 P (Herbert Muller), Ford GT40 (guidata da Umberto Maglioli e Mario Casoni e gestita in collaborazione con la Brescia Corse) e la 275 GTB Competizione s/n 09079 per Spoerry - Steinemann per la categoria GT.

Le qualifiche per la 275 non furono brillanti: riuscì a qualificarsi 34esima in griglia e fu notata soprattutto per la sua linea ormai datata. Mario Andretti, a Le Mans con la nuova Ford MK4, ha ricordato in epoca moderna una sua conversazione con Steinemann a proposito della macchina, e di averla definita senza mezzi termini un “pezzo da museo con ruote a raggi cromate”.

Non era tuttavia un’auto “spacciata”. Tutt’altro: la rossa di Maranello era oggettivamente inferiore ai prototipi sulle prestazioni ma aveva dalla sua un’arma fondamentale: l’affidabilità. La GTB Competizione, infatti, dimostrò di essere nettamente migliore dei numerosi prototipi costretti al ritiro, e tra essi la stessa Ford MK4 di Andretti. La 09079 guadagnò numerose posizioni durante la notte e la domenica mattina entrò nella top ten assoluta e alla testa della classe GT. Fermatasi ai box per alcuni problemi ai freni, riprese la gara fino alla bandiera a scacchi, sotto la quale passò in 11esima posizione assoluta, vincitrice della categoria GT sulle numerose Porsche 911 e Chevrolet Corvette schierate. Era stata anche la migliore delle tre auto della Scuderia Filipinetti, giacché la Ferrari 412 P e la Ford GT40 furono costrette al ritiro.

Molto intelligentemente, Filipinetti mise subito la macchina in vendita dopo la corsa. Dopo un’iniziale offerta a Steinemann e Spoerry (che declinarono in quanto già impegnati con la Porsche 906), fu infine ceduta al francese Jacques Rey, pilota part-time della Filipinetti. Ritargata GE 51180, fu iscritta alle prove della 24 Ore di Le Mans 1968 e nei test di aprile fece segnare l’11esimo miglior tempo assoluto (unica vettura Filipinetti partecipante). La corsa si tenne il successivo mese di settembre, posticipata a causa di una serie di disordini sociali. Vi presero parte ben quattro vetture Filipinetti: oltre alla 275 GTB Competizione (per l’occasione equipaggiata con 8 fari supplementari per la visione notturna) anche due Corvette e una Ferrari 250 Le Mans. Rey partì dal 38esimo posto ma dopo 8 ore di gara fu costretto al ritiro per noie alle sospensioni.

La rossa ormai iniziava a dare segni di vetustà rispetto alla concorrenza ma Rey continuò ancora a schierarla in gara: ottenne una brillante vittoria di classe alla 1000 Chilometri di Dpa del ’69 in coppia con Edgar Berney e fu nuovamente iscritta alla 24 Ore di Le Mans del ’69. Ma Rey fu squalificato alla quinta ora per aver rabboccato il serbatoio dell’olio prima dell’orario consentito. Riapparve alla successiva 500 Chilometri di Imola dove arrivò 15esima assoluta e prima della classe GT.

All’inizio del 1970 sembra che Rey avesse intenzione di portare la vettura alla 24 Ore di Daytona ma la vettura non apparve alla gara. Ricerche in epoca moderna hanno forse scoperto il motivo: Rey l’aveva ceduta a un certo Phil Henny della California ma la rottura di un pistone fece saltare i progetti del nuovo proprietario. Questa mancata partecipazione chiuse, di fatto, la carriera sportiva della 275.

La 09079 passò di mano attraverso numerosi proprietari negli Stati Uniti fino alla metà degli Anni 80, quando fu venduta a Bruno Zambelli di Sant'Agata Bolognese, che iniziò un restauro totale, ivi inclusa una nuova carrozzeria confezionata dalla Carrozzeria Egidio Brandoli di Montale.

Ritargata BO D 43278 rimase in Italia fino al '97, anno in cui fu ceduta a Yoshikuni Okamoto. Nel 2006 fu nuovamente sottoposta a un rigoroso restauro per riportarla esattamente alle condizioni di Le Mans '67. Quell'anno partecipò al concorso di Pebble Beach e per un soffio non vinse la sua classe (il titolo andò a una Ferrari 250 Testarossa). Poco dopo fu venduta all'inglese Ross Warburton e ritargata MNN 729 D. Questi, fervente appassionato, la utilizzò in numerose manifestazioni in Europa (Le Mans Classic, Goodwood Revival, Tour Auto…) avendo l’accortezza di sostituire molte parti originali con altre di costruzione moderna per preservarne l’originalità.

Nel febbraio del 2013 è stata infine acquistata dall’ultimo proprietario, che l’ha affidata a uno specialista del Berkshire per re-installare le parti originali, risolvere alcuni problemi e riportare la Ferrari alle sue condizioni di originalità, in tempo per la vendita di Scottsdale.

Alvise-Marco Seno

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