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16 gennaio 2015 | di Redazione Ruoteclassiche

Opel, 25 anni fa nasceva la Omega Lotus

Nel 2015 ricorrono 25 anni dalla nascita della più terrificante berlina sportiva mai prodotta: 377 CV, 0-100 in 4,9 sec, 283 km/h. I tedeschi potevano opporsi “solo” con la BMW M5 E34 da 340 CV¸mentre l’Audi produsse la risposta giusta solo nel 1992, con la selvatica RS2 Avant.

Negli Anni 80, esclusa la Ferrari 412, a nessun costruttore sarebbe venuto in mente di piazzare un motore super-sportivo in una berlina di prestigio e trasformarla nella concorrente di una Ferrari, di un’Aston Martin o di una Lamborghini. Nel ’63 la Maserati ebbe un’idea folgorante: piazzare un motore 8 cilindri a V di 4,2 litri, strettamente imparentato con il propulsore della grandiosa 450 S da corsa, nel vano motore di una berlina. Era nata la Maserati Quattroporte, il non-plus-ultra della sportività-lussuosa italiana nel segmento delle ammiraglie. E in Inghilterra, alla fine degli Anni 70, l’Aston Martin introdusse la monumentale Lagonda da 5 metri e 30 centimetri, 340 CV e 2,1 tonnellate. L’approccio, insomma, non era quello di creare una bestia da mettere di traverso in curva, ma una grande ammiraglia che di sportivo aveva, soprattutto, il marchio.

Nel 1986, la Lancia, accoppiando l’aura lussuosa e prestigiosa della Thema con il motore 8 cilindri 3 litri della Ferrari 308 creò la 8.32 da 215 CV, nota nel mondo come Thema Ferrari. Qualcosa stava cambiando, ma il sapore non era ancora adeguatamente forte.

Finalmente, nel 1989 ecco proporsi il più insano risultato di questa strana e bizzarra operazione: la General Motors, cui appartenevano i marchi Opel (Vauxhall in Inghilterra) e Lotus, affidò a quest’ultima lo sviluppo di una Omega strettamente di serie che fosse estrema come mai nessun’altra berlina da famiglia.

Partendo dal 6 cilindri in linea di 3 litri già in uso all’epoca fu aumentata la cilindrata a 3,6 litri (incrementando la corsa) e aggiunti 2 turbocompressori della Garrett. Il risultato fu impressionante: 377 cavalli e quasi 570 Nm di coppia scaricati sulle ruote posteriori sfruttando il cambio a 6 marce della Corvette ZR1 e un differenziale di provenienza Holden.

Con un peso dichiarato di circa 1660 kg, l’Omega Lotus (in Inghilterra Vauxhall Lotus Carlton) era capace di sfondare il muro dei 100 orari in 4”9 e di raggiungere 283 km/h (la Ferrari Testarossa dichiarava 290 km/h, la Lamborghini Countach 5000 4V 295 km/h e la Porsche 911 Turbo 3.3 “solo” 260). La sua più diretta concorrente, la BMW M5 E34, produceva 340 CV ma si spingeva fino a 250 km/h per via del limitatore. Per quanto riguarda Mercedes, l’unico modo per raggiungere lo stesso livello era affidarsi a un tuner (proprio nel 1990 AMG iniziò a collaborare ufficialmente con Mercedes-Benz per lo sviluppo di versioni super-veloci).

Facevano parte del magnifico equipaggiamento dell’Omega Lotus: unica colorazione di carrozzeria British Racing Green, freni AP Racing con dischi anteriori da 330 mm di diametro e pinze a 4 pompanti, ruote in lega da 17” con pneumatici da 265/40, grande scudo anteriore con enormi prese d’aria, minigonne e grande spoiler posteriore.

Prodotta fino al 1993, ha totalizzato una produzione complessiva intorno a 1000 esemplari. Di questi 440 furono Lotus Carlton con guida a destra. L’offerta media riguarda esemplari con un chilometraggio superiore a 90.000 km, per i quali la richiesta è variabile tra 27 e 30.000 euro.

Per quanto riguarda il motore, di regola si consiglia caldamente di evitare quegli esemplari che, paradossalmente, possono essere stati oggetto di tuning (con due turbocompressori in gioco è piuttosto semplice agire sulle pressioni) per aumentare la potenza. Il 6 cilindri biturbo, pressoché identico a quello della Opel Omega 3.0, non propone difettosità rilevanti. Secondo gli esperti, l’accortezza principale va rivolta alle catene di distribuzione.

Su un’auto con 25 anni di età sulle giunture, può essere conveniente controllare anche l’impianto elettrico (la vettura era full-optional con molti accessori automatici) e lo stato della carrozzeria (le parti in plastica del kit di “potenziamento” estetico possono risentire dell’usura del tempo). Un’occhiata particolarmente oculata dovrebbe essere rivolta al potentissimo (e costoso!) impianto frenante e alla frizione, segnalato come il difetto principale di questa grandiosa berlina sportiva.

Alvise-Marco Seno

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