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Opel Astra: quando la Opel abbandonò la Kadett

Può il nome cambiare i destini di una macchina? Sono trascorsi trent’anni da quando la Opel ha deciso di dire addio alla Kadett per salutare il nuovo modello di classe media: l’Astra. E non fu un azzardo.

All’inizio degli anni 90, lo storico nome Kadett s’identificava da quasi mezzo secolo con una vettura di classe media e di grande successo. Cambiarlo? Era il caso? Ci sarebbero state ripercussioni negative sulle vendite? Tanti i quesiti che i dirigenti della Opel si ponevano alla vigilia del lancio del nuovo modello, che – nelle intenzioni della Casa di Rüsselsheim – avrebbe dovuto far precepire il cambiamento e la novità, ma allo stesso tempo non interrompere la lunga scia di successo della Kadett.

Il compito era di trovare un nome internazionale, cioè che si fosse potuto pronunciare in tutte le lingue, che terminasse con la lettera “A”, come previsto dalla nuova strategia di branding della Casa tedesca: tutte le auto avrebbero dovuto chiamarsi con un nome che terminasse con una vocale finale femminile, come Corsa, Vectra, Calibra, Omega… e dunque Astra, per l’appunto.

La scelta più naturale fu di adottare lo stesso nome con cui la Opel Kadett era venduta in Gran Bretagna con il marchio Vauxhall: Astra. Presentata alla stampa il 12 agosto 1991 e il mese seguente al Salone di Francoforte, la nuova Opel Astra guadagnò subito i consensi di addetti ai lavori e di pubblico. Si era presentata sul mercato in 14 versioni differenti e cinque motorizzazioni, tutte catalizzate: 200.000 esemplari furono subito prenotati in Europa.

Due sole settimane di vendita furono sufficienti alla per “bruciare” un quarto della produzione di tutto un anno. E pensare che la Kadett si era imposta come una delle cinque vetture costruite nel maggior numero di esemplari dell’intera storia dell’automobile, come bestseller assoluto di Opel (11.680.783 esemplari venduti) e come una delle automobili preferite in Europa. Un bel duello a distanza, che peraltro non è ancora terminato.

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