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Opel Manta, la GT in formato famiglia

Nel 1969 il designer americano George Gallion si imbarcava su un aereo diretto a Parigi per una “missione” inconsueta: incontrare il team di ricercatori marittimi capeggiati da Jacques Cousteau. Dall’incontro scaturirono il nome e il logo di una nuova vettura, la Opel Manta.

Negli anni 60 le auto sportive, dalle più performanti ai modelli di accesso erano spesso battezzate con nomi del mondo animale. Osservando un fotogramma Gallion trovò la soluzione e in meno di due settimane venne sviluppato l’iconico logotipo della Opel Manta. Per la “pony car” di Russelsheim venne scelta la manta (Mobula), un genere ittico che popola i mari dal Baltico all’Oceano Pacifico: un animale dalle forme affascinanti  e dalle movenze eleganti che univa idealmente le coste tedesche e quelle americane, tracciando il trait d’union tra la Opel e il gruppo principale General Motors.  

 

Istinto animale. L’ex capo progettista Opel, George Gallion racconta: “A quel tempo, i nomi degli animali corrispondevano allo zeitgeist (spirito culturale di un certo periodo storico), modelli come la Ford Mustang e la Corvette Stingray ebbero molto successo negli Stati Uniti anche per via di un nome azzeccato. La nostra ‘pony car’ sarebbe stata la Manta, ma ancora non c’era un nome definitivo. Avevamo dieci giorni per progettare un logo, ma non eravamo riusciti a trovare nessuna sagoma che fosse adatta”. Dopo l’incontro con Cousteau, la Opel Manta aveva trovato la sua identità e sui parafanghi anteriori debuttò con lei anche il celebre emblema cromato. Cinquant’anni fa, nel 1970, Opel presentava la prima serie della Manta, realizzata sulla base della berlina media “Ascona” era una coupé a 2+2 posti dalle linee filanti, che andava a inserirsi nel segmento abbastanza combattuto delle coupè di grande serie. Con un’aggressiva campagna marketing, la nuova “pony car” tedesca si preparava a conquistare la sua fetta di mercato: “: “Selvaggia e bella. Riflesso della forza. Veloce e agile. Ama la solitudine dei forti. Non teme nessuno, ma da voi si lascerà domare”.

La GT da famiglia. Inizialmente si pensava di proporre una Kadett Coupé, ma il direttore dello stile “Chuck” Jordan aveva disegnato un’originale vettura a 2 porte, 2+2 posti dalle linee che richiamavano la Opel GT, qui con una coda leggermente allungata. La Opel Manta venne presentata al momento giusto: a quell’epoca molti clienti desideravano un coupé vivace alla guida, elegante nelle linee e ben costruita. “Una GT da famiglia” che avesse spazio per 4 e relativi bagagli. L’ampio bagagliaio aveva perciò una capienza di 500 litri. La Opel Manta ottenne subito una buona popolarità: era un’auto dall’aspetto sportivo capace di coniugare buone prestazioni a un comfort adeguato all’uso quotidiano.

Vistosa. La Opel Manta condivideva la stessa meccanica della berlina Ascona, che la rendeva accessibile a un’ampia fascia di clienti. Inizialmente venne commercializzata con gli stessi motori di 1,6 e 1,9 litri della Ascona, a cui si aggiunse nel 1972 anche un piccolo 1.2 da 60 CV. Nel novembre 1972 arrivò la versione “Berlinetta” e due anni dopo, nel ’74 la più potente Opel Manta GT/E con motore 1.9 litri con inieizione L Jetronic da 105 CV. A livello estetico era immediatamente riconoscibile per le finiture opache al posto delle cromature. Nel 1975, poco prima del lancio della seconda serie, venne presentata la particolare “GT/E Black Magic” riconoscibile per la carrozzeria di colore nero con le vistose strisce arancioni sulle fiancate.

Le derivate. Oltre alla Black Magic la gamma si arricchì di altre versioni speciali dai nomi evocativi Holiday, Plus, Swinger, Sommer Bazar… La carrozzeria Karmann, in accordo con la Opel realizzò una variante cabriolet. Ma questa conversione venne effettuata anche da altre aziende senza il permesso ufficiale della Casa. Michael May costruì alcune varianti con motore turbo da 140 CV. L’olandese Nic Heyden montò sulla sua Opel Manta il motore a 6 cilindri di 2.800 cc da 142 CV della Opel Commodore: la Manta 2800 TE raggiungeva una velocità di 206 km/h e accelerava da 0 a 100 km/h in 7.8 secondi. In tutto ne furono costruite 79, vendute in Germania a circa 20.000 Marchi. La prima generazione di Opel Manta uscì dai listini nel 1975 confermandosi come una vettura di grande successo e totalizzando 498.553 esemplari nei 5 anni di produzione.

Successo internazionale. Al Salone di Francoforte del 1975 debuttava la Manta B, completamente ridisegnata, si caratterizzava per la linea spigolosa e i fari anteriori di forma rettangolare. Alle motorizzazioni del modello precedente, si aggiunse nel 1977 un 2,0 litri ad iniezione elettronica da 110 CV che equipaggiava la versione più sportiva GT/E. Sulla base di questo modello venne realizzata nel 1981 la sportivissima versione “400” destinata ai rally: equipaggiata con un 4 cilindri bialbero a 16 valvole di 2.410 cc sviluppava 144 CV. La Opel Manta B in commercio fino al 1988 superò il successo della precedente con una produzione complessiva di 742.389 unità. La Opel Manta, come pure le Ascona e le  GT coupé, fu venduta anche negli Stati Uniti ottenendo un certo successo, una carriera internazionale completata con successo solo da pochi modelli Opel. Oggi questi modelli sono ricercati dai collezionisti e nelle versioni di punta raggiungono valutazioni di gran lunga superiori al loro prezzo di vendita originario.

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