Aste
13 novembre 2018 | di Gilberto Milano

Pandolfini, grandi classici all’asta di Prato

Terzo incanto per la casa d’aste fiorentina Pandolfini: in vendita 18 vetture da turismo che spaziano dagli anni ’50 al 2002, due delle quali iscrivibili alla Mille Miglia.

Dall'arte alle auto da collezione il passo è breve. La casa d’aste fiorentina si propone per la terza volta nel settore delle auto da collezione. Ma per la prima volta la vendita sarà organizzata nella sua sede di Prato. Sempre in Toscana comunque, dove è nata e dove ha tenuto i precedenti incanti di auto (entrambi a Firenze). Pandolfini, insieme a Pananti (anch’essa di Firenze), Bolaffi di Torino, Finarte di Milano e Cambi di Genova, è l’ennesima Casa d’aste italiana che negli ultimi anni ha deciso di cimentarsi nel segmento delle auto da collezione. E come tutte le altre ha in comune la provenienza dal settore dell’arte, un campo che, come abbiamo descritto sottolineato in questo articolo, ha sempre più punti in comune con le automobili storiche.

Due aste in un giorno. Ma il target è diverso. Purtroppo l’asta di Prato si sovrapporrà con quella milanese di Cambi a Milano (entrambe si tengono sabato 24 novembre) quasi a suggerire una vivacità del mercato italiano insospettabile fino a pochi mesi fa, costringendo però gli appassionati e gli addetti ai lavori a scegliere se partecipare a una o all’altra. C’è da dire tuttavia che se da un lato le due Case d’asta non sono riuscite a evitare la sovrapposizione delle date, dall’altro si sono almeno divise (in parte e non si sa quanto volutamente) il campo d’azione: mentre a Milano l’asta della genovese Cambi sarà quasi esclusivamente improntata sull’offerta di vetture da corsa in gran parte Youngtimer, quella di Pandolfini a Prato punterà su un segmento più classico, composto da 18 vetture da turismo di “posizionamento medio”.

Una Lancia per palati fini. Pezzo forte dell’incanto toscano sarà una Lancia Aurelia B20 VI Serie del 1957, auto costruita complessivamente in 2.600 esemplari e iscrivibile alla Mille Miglia, quindi molto ambita. Pandolfini la definisce “originale e corretta, mantenuta meticolosamente, con una storia documentata e ininterrotta fino a oggi”. Restaurata profondamente nel 1990 viene stimata tra i 150.000 e i 190.000 euro. A seguire per importanza, un’altra vettura iscrivibile alla Mille Miglia: una Mercedes 190 SL del 1957 (uno dei pochi costruiti prima della fine della Mille Miglia, quindi iscrivibile) giudicata in eccellenti condizioni, immatricolata in Italia, stimata 120.000-150.000 euro.

Le altre italiane da tenere d'occhio. Tra le italiane più in vista anche una Maserati Indy 4.9 del 1973 (prodotta in soli 300 esemplari) un modello difficile da trovare in vendita, giudicata in perfette condizioni, proposta con una stima variabile tra 88.000 e 100.000 euro. A farle compagnia una Alfa Romeo 1750 GTV “come nuova” e due Lancia Appia (una Terza Serie e una rara fuoriserie Lusso di Vignale) stimate rispettivamente 8.000-10.000 euro e 30.000 euro.

British style. Diverse le inglesi, con in primo piano una Bristol 403 del 1953 sottoposta recentemente a restauro e immatricolata in Italia, offerta con una stima di 55.000-65.000 euro. Tra le altre inglesi una Jaguar MKII 3.4 (29.000-35.000 euro); una Triumph TR4A (35.000-40.000 euro); una MG TD del 1950 (30.000-35.000 euro) e una MG B del 1977 (20.000-25.000); e una Bentley Arnage del 2002 (52.000-60.000).

Da Stoccarda con furore. Due invece le Porsche da segnalare: una 911S 2.4 del 1972 ancora nelle sue condizioni originali (35.000-40.000 euro) e una 911 996 4S del 2002 “in condizioni impeccabili” stimata 40.000-50.000 euro.

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