Rally
08 luglio 2019 | di Redazione Ruoteclassiche

Pechino-Parigi, che sfortuna per la Ferrari di Schon

La Pechino-Parigi raccontata direttamente dall’abitacolo di Giorgio Schon ed Enrico Guggiari. Che hanno dovuto fare i conti con una serie di circostanze a dir poco sfortunate

Più che una sfida, una “pazza idea”. Affrontare i 14.000 chilometri della Pechino-Parigi con una Ferrari 308 GT4, tra le insidie di montagne, deserti e steppe inospitali, sembrava folle a chiunque. Meno che a Giorgio Schon ed Enrico Guggiari, ragazzi che guidano auto da corsa da cinquanta anni. Così, nell’officina di Rossocorsa, hanno iniziato a crederci tutti. Obiettivo, dimostrare attraverso prove di 600 chilometri al giorno a medie di circa 100 km/h l’affidabilità di un’auto abituata alle passerelle di Montecarlo e Saint Tropez, e non certo a maratone massacranti come la Pechino-Parigi.

Pronta a tutto. Un percorso che metterebbe a dura prova anche i veicoli a quattro ruote motrici specializzati, ragione per cui la berlinetta del team di Rossocorsa, prima di essere schierata ai nastri di partenza, è stata irrobustita e adeguatamente preparata “a ogni evenenienza” fino all’ultimo bullone. La Ferrari alla fine ha concluso l’avventura uscendone vittoriosa sotto tutti gli aspetti. Ha superato senza troppi patemi tutte le prove, dai greti dei torrenti alle rocce del deserto dei Gobi, dalle steppe siberiane ai tratturi mongoli, dalle piste di rallycross ai circuiti di velocità.

Come un orologio. Nessuna rottura, se si esclude il cedimento del salvacoppa usurato dai continui contatti col terreno accidentato, ma riparato tempestivamente dagli uomini dell’assistenza. Per il resto tutto ha funzionato come un orologio svizzero: nei 36 giorni di gara gli interventi sono stati limitati al lavaggio dall’auto, alla sostituzione di un pneumatico forato in seguito all’urto su una roccia, alla riparazione di un supporto dello scarico e al rabbocco di 1 chilo di olio. Meno di un tagliando in officina…

La macchina è in perfetta salute, ma… I presupposti per un piazzamento importante c’erano tutti, ma la preparazione attenta e meticolosa della gara e le qualità dell’auto nulla hanno potuto contro un destino beffardo e crudele, che ha da subito compromesso la prestazione dell’equipaggio di Rossocorsa. Sin dalle prime battute, Enrico Guggiari ha dovuto fare i conti con un forte attacco di calcoli renali, che l’hanno costretto prima del previsto a un ricovero in ospedale

Quando anche il 100% non basta. Due giorni persi mentre per gli altri la gara - e la classifica - andava avanti. Rientrati in gara dopo aver saltato due tappe, con un gap incolmabile di 2440 penalità contro le meno di 10 del primo, la Ferrari di Schon-Guggiari ha ripreso la sua corsa in solitaria in fondo al gruppo, 108^ posizione. A questo punto, i due hanno tentato il tutto per tutto, guidando sempre al limite e facendo segnare tempi di tutto rispetto. Uno sforzo enorme, ma non sufficiente a colmare il ritardo accumulato nei due giorni di stop forzato.

I guai di Schon. Non appena il ritmo di gara sembra ritrovato, ecco come una doccia fredda il secondo scherzo del destino: stavolta è Schon a dover alzare bandiera bianca per un ascesso così doloroso da impedirgli di guidare. Altra mezza giornata persa e altro ritardo accumulato, con conseguente perdita delle posizioni recuperate.

In ripresa. Il resto della Mongolia, la Siberia, il Kazakistan e la Russia passano fortunatamente senza altri problemi fisici. La Ferrari gira che è una meraviglia, le prestazioni nelle prove cronometrate sono sempre nelle posizioni di vertice e all’arrivo in Finlandia, dopo 27 giorni di gara, Schon e Guggiari sono cinquantesimi.

Diesel o benzina? L’obiettivo ora è quello di lottare per la European Cup, una classifica a parte riservata alle tappe europee della Pechino-Parigi. Qui, su strade per lo più asfaltate e dunque più favorevoli alla loro Ferrari, Schon e Guggiari danno il meglio e sono velocissimi. Tutto lascia pensare a una vittoria di classe, ma in Polonia Guggiari durante un rifornimento, complice indicazioni ambigue sulle pompe del carburante, confonde la benzina col gasolio…

Non ci voleva proprio. Con il pieno di diesel, la Ferrari è bloccata: serviranno più di cinque ore per svuotare i serbatoi, ripulire gli otto carburatori, cambiare le candele e rifare la messa a punto del motore. Il tempo scorre, e il cronometro è impietoso: da primi a ultimi nella Coppa Europa, anche se nella classifica generale le posizioni perse sono solo due. Il tutto, va precisato, a 4 giorni dall’arrivo a Parigi.

La delusione di Giorgio Schon. Questi i commenti a caldo dei protagonisti. “Se avessi una foto della signora Delusione ve la manderei, sarebbe molto esplicativa” prova a sdrammatizzare Giorgio Schon. “Ci resta la soddisfazione di essere arrivati in fondo, per la prima volta una Ferrari ha completato un rally così lungo e difficile senza alcun problema. Abbiamo girato mezzo mondo, l’avventura è rispettata, la sfortuna ci ha sorriso, ma arrivare in fondo è sempre una impresa impegnativa.”

Parole di conforto. Alla delusione dei protagonisti fa però eco la soddisfazione comunque di chi ha ci ha creduto fin dall’inizio ed ha supportato con sportività l’avventura in giro per mezzo mondo: “Complimenti a Giorgio Schon ed Enrico Guggiari, il formidabile equipaggio della Ferrari 308 GT4 che si è battuto come un leone nonostante la sorte avversa nella settima edizione della Pechino-Parigi” dichiara Alberto Galassi, CEO di Ferretti Group. “Come Cantieri Riva abbiamo sostenuto da subito questa splendida impresa perché il legame tra la Ferrari e Riva, la Ferrari del mare, è sempre vivo e appassionante. So anche che i due piloti sono da tempo armatori Riva, e quindi faccio loro i miei più vivi complimenti anche per il gusto nautico”.

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