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14 giugno 2019 | di Maurizio Schifano

Peugeot 406 Coupé, un leone firmato Pininfarina

Quando fu lanciata, nella primavera del 1997, la linea nitida ed elegante della Peugeot 406 Coupé faceva quasi pensare a quella della Ferrari 456

D’altronde non c’era da stupirsi, poiché entrambe erano opera di Pininfarina. Con questo modello poi il rapporto di collaborazione tra la Carrozzeria torinese e la Casa di Sochaux, iniziato nel 1955, si era fatto, per la prima volta, ancora più incisivo, includendo non solo il design, ma anche l’engineering, la produzione e la delibera finale.

Ci vuole il “Fisico”. L’abilità di Pininfarina aveva dato vita a una vettura con uno slancio da vera sportiva, nonostante mantenesse il passo della berlina e quindi avesse un’abitabilità analoga, penalizzata solo dal padiglione discendente e dalla presenza di due sole porte. Indubbiamente bella e piuttosto comoda, alla fine del 1997 la 406 Coupé, nella versione top di gamma equipaggiata con un V6 di 3 litri 24V da 194 CV, fu messa alla frusta sulla nostra pista di Vairano da Giancarlo Fisichella, allora legato al marchio del Leone, perché pilota rivelazione dell’anno con la Jordan 197 motorizzata Peugeot.

In equilibrio tra confort e sportività. Nel resoconto della prova, pubblicato su Quattroruote del dicembre 1997, alla domanda se si trattasse di una vettura da comodi viaggi o nascondesse un temperamento di sportiva, il pilota italiano aveva risposto che era un “eccellente compromesso tra le due realtà”. Se al di sotto dei 4000 giri/minuto il motore aveva una risposta morbida, tra i 4000 e i 6000 si svegliava, sfoderando un tiro pieno e deciso. Nella guida “impetuosa” poi, le sospensioni, grazie al controllo elettronico (optional), assumevano automaticamente un assetto più rigido, riducendo il rollio e il beccheggio.

Cara ma ben accessoriata. A impegnare il pilota restavano comunque il sottosterzo, tipico delle vetture a trazione anteriore, e la massa rilevante, su questa versione pari a 1464 kg. La 406 Coupé, che al lancio era disponibile pure con un 4 cilindri di 2 litri 16V da 135 CV, poteva montare un cambio manuale a 5 marce o una trasmissione automatica a 4 rapporti ed era offerta, con prezzi a partire da 49.700.000 lire, negli allestimenti base e Plus, che includeva tra l’altro la regolazione elettrica dei sedili con memoria, il climatizzatore automatico e l’impianto audio con 10 altoparlanti.

Nuovi motori (e nuovo frontale). Nel 2001 sarebbero arrivati altri due motori a 4 cilindri: un nuovo 2,2 litri benzina 16V da 158 CV e il già noto 2,2 litri Turbodiesel HDI da 133 CV. Nel 2003 un restyling rende il frontale più aggressivo anche se, a onor del vero, ne pregiudica in buona parte l’eleganza originaria. All’epoca la Peugeot 406 Coupé, com’era negli obiettivi della Casa, aveva tutte le carte in regola per essere desiderabile e, a giudicare dai numeri di produzione (107.633 esemplari dal 1996 al 2004), lo fu abbastanza, considerando anche il fatto che si trattava di una versione comunque di nicchia.

Può essere un affare. E oggi? Vuoi perché le coupé non vanno più tanto di moda, vuoi perché le storiche tout court Peugeot sono altre, la 406 Coupé non è abbastanza considerata e quotata. Per le serie speciali e numerate (Settant’anni del 2000 e Ultima Edizione del 2004), entrambe equipaggiate col V6 di 3 litri, la valutazione media è di 9000-10.000 euro; per quelle “normali” siamo sui 3500 per la HDI, sui 4500 per la 2 e 2,2 litri e sugli 8500 per la 3 litri V6. Ma sul mercato attuale si trovano diversi esemplari della primissima serie in vendita a 1000, 900 o anche 500 euro, probabilmente sfruttati, ma pure svenduti. L’offerta comunque è sufficientemente ampia e contempla anche vetture in ottime condizioni, specie se provenienti dagli ultimi lotti di produzione.

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