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11 November 2020 | di Giancarlo Gnepo Kla

Peugeot 607, l’ultima “Grand Routier”

La Peugeot 607 è stata l’ultima grande ammiraglia della Casa di Sochaux. Erede di una lunga stirpe di berline da viaggio, proponeva una linea accattivante e un comfort elevato, ma tutto ciò non bastò a farla emergere in un segmento molto combattuto: quello delle berline di lusso.

La Peugeot 607 è stata presentata al Salone di Francoforte nel settembre 1999. Dopo i fallimenti delle precedenti top di gamma, 604 e 605, tutti speravano che la Casa di Sochaux avesse imparato la lezione: per affrontare questo segmento di mercato era necessario offrire un modello sufficientemente potente ma soprattutto affidabile. Senza contare, ovviamente, uno stile moderno ed elegante, finiture di pregio e una dotazione completa. Una missione tutt’altro che semplice.

La Peugeot del Terzo Millennio. La commercializzazione della Peugeot 605 era stata avviata troppo frettolosamente: l’auto venne fortemente penalizzata dalla scarsa affidabilità del motore di punta, il V6 PRV. Anche le linee della carrozzeria, attuali, ma poco personali contribuirono all’insuccesso del modello. All’alba del Terzo Millennio, per la nuova ammiraglia Peugeot venne quindi evitata la denominazione “606”, in modo da discostarsi nettamente dalla precedente Peugeot 605. Il management di Peugeot volle anche uno stile più contemporaneo e sensuale per la 607. Non mancava un allestimento interno accurato, per poter competere con le più prestigiose vetture del segmento E presenti sul mercato europeo. Le linee generali della nuova 607 si ispiravano alla concept car "Nautilus" presentata nel 1997 e così la 607 sfoggiava uno stile molto più accattivante rispetto alla 605. Le sue forme celavano bene i quasi 4,90 metri di lunghezza: i volumi slanciati e il padiglione arcuato, la avvicinavano idealmente alle coupé più che alle altre grandi berline.

A tutto confort. L’abitacolo della Peugeot 607 era improntato all’eleganza e per le finiture vennero impiegati materiali di buona qualità assemblati con cura. Di grande impatto scenico, la plancia rivestita in finta pelle. La strumentazione era raggruppata in cinque elementi circolari, mentre al centro della console, il display del computer di bordo. Quest'ultimo, a richiesta integrava anche il navigatore satellitare e il telefono. La posizione di guida era comoda ed ergonomica, e come è giusto aspettarsi da un’auto di questo tipo, la 607 offriva molto spazio per i passeggeri posteriori. Sul sedile posteriore viaggiavano comodamente anche tre adulti. Il baule, con una capienza di 481 litri, poteva essere ampliato ripiegando lo schienale posteriore. La 607 come tutti i modelli di questo segmento offriva un buon livello di sicurezza attiva: sin dal lancio offriva di serie ABS, airbag per conducente e passeggero, airbag laterali ed ESP. Completavano la dotazione base: climatizzazione automatica, radio CD con Hi-Fi e quattro alzacristalli elettrici. Tre i livelli di allestimento, denominati: Avorio, Ebano e Titanio. Tra gli optional, rivestimenti in pelle, regolazione elettrica e riscaldamento dei sedili, fari allo xeno e il tettuccio apribile elettricamente.

Debutto da dimenticare. Il marketing aveva preso le “distanze” dalla 605, ma la 607 condivideva la stessa piattaforma della precedente ammiraglia, opportunamente rimaneggiata. Lo stesso pianale equipaggiava anche la “cugina” Citroën XM. Lo schema tecnico prevedeva trazione anteriore, sospensioni anteriori di tipo MacPherson e posteriori a doppia forcella. Per la versione di punta della Peugeot 607, la 3.0 V6, erano previste delle sofisticate sospensioni a smorzamento controllato elettronicamente su ogni singola ruota. L'impianto frenante venne progettato dalla Brembo, con dischi ventilati all'anteriore e dischi pieni al posteriore. Aggirare una nomenclatura però non fu abbastanza per sancire la gloria del modello. Il debutto della 607 venne rovinato da un vero e proprio scandalo mediatico avvenuto dopo il primo test per la stampa francese. Alcuni giornalisti descrissero la tenuta di strada della vettura come "catastrofica". A seguito di questa recensione negativa, Peugeot apportò delle modifiche importanti: installando cerchi più grandi, da 16” (in luogo dei 15” del test) e sospensioni più morbide che mitigarono il comportamento brusco emerso durante il test. Come altre vetture di fine anni 90, si pensi alla Mercedes-Benz Classe A e l’Audi TT, venne installato anche l’ESP per garantire una miglior stabilità del veicolo in tutte le condizioni di guida.

L’erede delle Grand Routiers. Al momento del lancio, la Peugeot 607 era disponibile con i seguenti motori: 2,2 16V (PSA EW12) 2230 cm³ da 160 CV, 3,0 V6 24V PSA-Renault (ES9 J4S) 2946 cm³ da 207 CV e il 2.2 HDI PSA (DW12) 2179 cm³ turbodiesel common rail da 136 CV. La 607 aveva tutti gli asset per riuscire a riconquistare quote sul mercato francese dominato da marchi stranieri, ma l'impresa non fu facile nel resto d'Europa. La Peugeot 607 2,2 HDI è stata la prima auto diesel al mondo equipaggiata di serie con un filtro antiparticolato. Un primato che, in un periodo di fortissima ascesa per il diesel, fece risonare Peugeot nuovamente agli onori delle cronache. La Casa del Leone sembrava tornare ai fasti delle “Grand Routier”, le berline che tra gli anni 60 e 80 divoravano chilometri su chilometri per le strade di mezzo mondo. Purtroppo, Peugeot non completò la gamma 607 con propulsori più potenti, una scelta che ha penalizzato la 607 nei confronti della concorrenza, che offriva motorizzazioni più potenti sulle berline di pari segmento.

Prestigio alla francese. I motori a gasolio di 2 e 2,2 litri si prestavano molto bene per le auto “di servizio” come taxi e NCC, ma la 607 venne pensata in primo luogo come auto di prestigio “personale”. Con questa accezione, la clientela di riferimento ambiva alle motorizzazioni dai 2,5 ai 3 litri. La 2.7 HDI arrivò quando la 607 era già a fine carriera e nonostante le sue rinnovate qualità stradali, la 607 non riuscì ad arginare il declino dell’alto di gamma francese. Nel 2004, la 607 ricevette alcuni piccoli ritocchi estetici e alcuni interventi meccanici. A partire da un nuovo cambio manuale a 6 marce, di serie su tutta la gamma tranne che nelle versioni al vertice, le 3 litri equipaggiate con un cambio automatico, anche in questo caso a 6 marce (in luogo del precedente a 4). Per alcuni mercati, venne proposta una motorizzazione 2 litri turbodiesel, con soli 110 CV (non disponibile in Italia), piuttosto sottodimensionata. Intanto, tutte le motorizzazioni turbodiesel furono corredate dal filtro antiparticolato. Anche la dotazione si arricchì, con gli airbag posteriori, sedili a regolazione elettrica e baule ad apertura elettrica. Nel 2006, la gamma si ampliò con l'arrivo di un nuovo motore 2.2 HDi turbodiesel common rail da 170 CV: si trattava del primo biturbo diesel montato su una Peugeot di serie.

Un gran motore. Importante anche l’introduzione del nuovo 2,7 V6 biturbo HDi con cambio automatico a 6 marce. Si trattava dell’unità che permise alla Peugeot 607 di rivaleggiare finalmente con le grandi berline tedesche. Il nuovo sei cilindri si caratterizzava per i due turbocompressori a geometria variabile a controllo elettrico (1 per banco), iniettori piezoelettrici e common rail di seconda generazione (1.650 bar). Altra peculiarità il filtro antiparticolato: esente da manutenzione prima di 200.000 km. Questo motore caratterizzato da una piacevolissima erogazione, venne montato anche sulla Citroen C6 e sulla Jaguar S-TYpe 2.7D. Nel corso del 2009, uscirono dai listini i modelli a benzina e il 2 litri HDI. Nell’ultimo anno di produzione, il 2010, la gamma 607 prevedeva unicamente il 2.7 HDi da 207 CV.

Le special. Ci sono state diverse concept car realizzate sulla base della Peugeot 607. La più nota è la 607 Paladine, presentata nel 2000 come show car e utilizzata nel 2007 dalla Presidenza francese. Con questa vettura il Presidente francese Nicolas Sarkozy ha percorso l'Avenue des Champs Élysées il giorno del suo insediamento all’Eliseo. La Paladine è stata progettata e costruita da Heuliez sulla base 607, allungata nell’interasse rispetto al modello standard. La principale particolarità di questa limousine consisteva nel padiglione diviso in due parti, con la parte posteriore dell’hardtop retrattile elettricamente nel bagagliaio. L’abitacolo era corredato da finiture di gran lusso, come si conviene a ogni vettura di rappresentanza. La 607 Paladine aveva cinque posti a sedere: due nel comparto anteriore e due in quello posteriore, con i sedili "Prestige" regolabili, più un sedile ripiegabile all’occorrenza rivolto all'indietro (verso il sedile posteriore destro).

Felina. Nel 2000 venne presentata anche la concept Peugeot 607 “Féline”. Si trattava di una roadster sportiva di alta gamma che richiamava alcuni elementi della 607, soprattutto nel frontale. La vettura non entrò mai in produzione, ma è apparsa nel film “Michel Vaillant”, dedicato al pilota immaginato da Jean Graton. Un’altra vettura speciale su base Peugeot 607 è la “Pescarolo”, sviluppata nel 2002 dal famoso preparatore francese. All’esterno solo pochi particolari la differenziano dal modello di serie: finitura della calandra, grandi cerchi in lega multirazze da 19” e doppio terminale di scarico. All’interno, l’abitacolo era un tripudio di pelle rossa e inserti in alluminio satinato. Sotto il cofano, lo stesso V6 della Pescarolo C60 Courage, vettura da corsa progettata per 24 Ore di Le Mans 24. Questo motore era a sua volta un’evoluzione del 3.0 V6 montato sui modelli di punta della gamma 607: a differenza dei modelli di serie, qui sviluppava una potenza di oltre 400 CV.

La vittoria di Pirro. La produzione della Peugeot 607 venne avviata a Sochaux e dal 2005 venne spostata a Rennes, dove venne interrotta nell'estate del 2010. Con quasi 170.000 vetture prodotte, la 607 ebbe una sorte migliore rispetto a modelli audaci come le connazionali Renault Vel Satis e la Citroën C6: entrambe si rivelarono dei flop commerciali. Il costo complessivo del progetto 607 fu di 559,6 milioni di euro e la mancanza di redditività di questa operazione per PSA, unitamente a una nuova crisi economica, fecero sì che non venisse mai messa in produzione un’erede diretta della 607. Con la sua uscita di scena, Peugeot abbandonava il segmento, potenziando la gamma delle nuove berline 508. Il tiepido successo dell’ammiraglia francese è stato un misto di luci e ombre: a partire dagli iniziali problemi di immagine, ma soprattutto per la mancanza di un potente motore diesel. Quello delle berline di lusso è un mondo spietato, dettato dal blasone quando le auto sono in commercio. Poi arriva “la livella”, con una svalutazione galoppante che le rende soltanto, chi più, chi meno vetture d’occasione a buon mercato.

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